Martedì 27 Ottobre 2026

Gessi Rossoblu

Ricordiamoci Montanelli, turiamoci il naso e prendiamo tre punti che per il Genoa sono manna dal cielo

di Gessi Adamoli ·

Ricordiamoci Montanelli, turiamoci il naso e prendiamo tre punti che per il Genoa sono manna dal cielo

Turarsi il naso (e votare Democrazia Cristiana) era stato il suggerimento di Indro Montanelli alla vigilia delle elezioni del giugno 1976 quando la Dc temeva il sorpasso da parte del Pci. Dopo la stentata vittoria del Genoa sul Venezia vale lo stesso consiglio: turiamoci il naso e prendiamoci tre punti che sono una vera manna piovuta dal cielo. Una vittoria che dà ossigeno e permette di guardare con un po’ più di serenità il trittico di partite che attende il Grifone prima della sosta: Juventus e Milan in casa, Lecce in trasferta. E a chi fa lo schizzinoso ricordiamo anche come anche il prosieguo del calendario sia tutt’altro che agevole: Sassuolo e Inter in trasferta, Torino a Marassi e Atalanta in trasferta. Su sette partite quattro in trasferta e tre in casa, ma delle quali due con Juventus e Milan. Insomma, è inutile girarci intorno, senza la vittoria col Venezia la situazione sarebbe stata catastrofica.

È singolare che, vinca o perda, De Rossi finisca sempre comunque sul banco degli imputati? Una presa di posizione da parte di una percentuale sempre più alta di tifosi che riteniamo ingiusta, ingenerosa ed anche un po’ di comodo. È semplice scaricare le colpe sul tecnico senza voler andare all’origine dei problemi. Ed i problemi sono una rosa mal allestita e raffazzonata.

“Non si vede la mano dell’allenatore”, quelli in questi anni abituati a vedere chissà quale calcio champagne. Perché andato via Gasperini, e parliamo ormai del lontano 2016, il bel calcio a Marassi si è visto solo con Gilardino che in squadra, non dimentichiamolo, aveva Retegui, Gudmundsson, Dragusin, De Winter, Badelj, Strootman, Malinowski, Vazquez e Spence. Insomma, gli allenatori sono importanti ma i giocatori lo sono di più. E pazienza se il mio amico Claudio Onofri non è d’accordo. Possibile allora che, dall’anno uno dopo Gasperini ad oggi, al Genoa siano passati solo allenatori incapaci di dare gioco ed organizzazione alla squadra. Piuttosto non è invece che bilanci costantemente in rosso partoriscono rose di giocatori non all’altezza della situazione?

Ed il caso allora di fare una riflessione che riguarda Josh Wander, dopo che si è dichiarato colpevole davanti al tribunale federale di New York e rischia una condanna fino a 40 anni. È stato spernacchiato e rinnegato non solo da chi inneggiava ai 777 come agli uomini della provvidenza, ma anche da alcuni suoi fedelissimi che mi avevano ricoperto di improperi quando avevo avuto l’ardire di scrivere che gli americani erano sull’orlo della bancarotta. A Wander però va dato atto che, nella sua follia (tutt’altro che lucida), è stato uno dei due proprietari che, negli ultimi 60 anni, nel Genoa ha messo i soldi veri. L’altro era stato Dalla Costa, anche lui finito gambe all’aria. E grazie agli investimenti di Wander se il Genoa è tornato subito in serie A dopo la retrocessione che segnava il mesto epilogo della gestione Preziosi. E quella promozione è stata una scarica di adrenalina sul popolo genoano: stadio sempre sold out e tantissimi giovani al seguito. Senza contare che i giocatori acquistati dai 777 hanno poi permesso, nelle successive sessioni di mercato, plusvalenze importanti e decisive per la sopravvivenza del club.

Ma torniamo a De Rossi. Si barcamena, fa quello che può con quello che gli ha messo a disposizione il convento. I giocatori li ha tutti (o quasi) dalla sua parte e questo è sicuramente importante. Non ha nemmeno paura di rischiare, così domenica ha lasciato fuori Frendrup. L’ultima volta che Morten era partito dalla panchina era stato un anno fa. Era il 29 ottobre 2025, il Genoa perse in casa con la Cremonese e quella sconfitta costò a Vieira la panchina. Insomma, rinunciare ad uno straordinario recupera palloni come il danese porta anche sfiga, ma evidentemente De Rossi ha ritenuto che nell’economia di questa partita fosse più utile Wiafe, promettentissimo ed esuberante centrocampista del 2008.

Verissimo, nel secondo tempo si è abbassato troppo (era successo così anche con la Fiorentina), lasciando totalmente l’iniziativa al Venezia (meno male che Bijlow si è ricordato degli antichi fasti). Molti tirano in ballo la condizione atletica, ma il problema è che Traorè, il perno attorno al quale ruota tutto il centrocampo rossoblù, è appena un mese che si allena in gruppo con i compagni, mentre Messias (35 anni) ed El Shaarawy (34) vanno utilizzati con estrema cautela e non hanno più di un’ora di autonomia. Fuori loro che hanno la qualità per far girare palla e permettere alla squadra di risalire, diventa tutto più complicato perché non c’è nessuno con la stessa personalità e padronanza di palleggio. 

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