Bimba Bordighera, concesso il permesso alla madre di partecipare ai funerali
di Claudio Baffico
Potrà prendere parte ai funerali della piccola Beatrice la madre, Emanuela Aiello, detenuta con l'accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della figlia, contestazione mossa anche al compagno Emanuel Iannuzzi, anch'egli in carcere. La donna, che continua a proclamarsi innocente, ha chiesto al giudice l'autorizzazione a presenziare alle esequie della bambina, ottenendo il via libera dal Gip del Tribunale di Imperia.
La data dei funerali non è stata ancora stabilita. Prima di concedere il nulla osta definitivo, la Procura di Imperia attende infatti la relazione conclusiva del medico legale Francesco Ventura, che ha richiesto un'ulteriore proroga per completare approfonditi accertamenti sul Dna rinvenuto sul corpo della bambina. Il deposito della perizia è previsto entro la fine del mese.
L'organizzazione della cerimonia si presenta particolarmente complessa. Emanuela Aiello dovrà essere trasferita dal carcere Lorusso e Cutugno di Torino, dove si trova in isolamento da circa tre mesi. Ai funerali dovrebbe partecipare anche il padre biologico della piccola, Maurizio Rao, detenuto a Sanremo per altri reati e accusato dall'ex moglie di maltrattamenti.
Le autorità dovranno evitare qualsiasi contatto tra i due genitori e valutare inoltre l'eventuale presenza delle sorelle di Beatrice, di 7 e 10 anni, decisione che sarà affidata agli assistenti sociali. Prevista anche la partecipazione dei familiari delle due parti, nonostante rapporti definiti particolarmente tesi.
Tra le principali preoccupazioni figurano la sicurezza pubblica e la gestione dell'ordine durante la cerimonia. Si prevede infatti una forte partecipazione di cittadini e non si esclude la presenza di rappresentanti delle istituzioni nazionali.
Nel frattempo continua a raccogliere adesioni una petizione online che chiede la proclamazione del lutto nazionale nel giorno delle esequie: le firme hanno già superato quota 25 mila.
Proprio per la delicatezza della situazione, l'organizzazione potrebbe essere affidata direttamente alla Prefettura di Imperia. Resta inoltre sul tavolo l'ipotesi di celebrare i funerali a porte chiuse.
Le indagini proseguono senza sosta. L'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Emanuela Aiello ed Emanuel Iannuzzi è stata emessa il 30 maggio. In una prima fase, alla coppia era stato contestato il reato di omicidio preterintenzionale: la donna era stata arrestata il 9 febbraio, mentre il compagno risultava indagato a piede libero.
Secondo gli sviluppi investigativi successivi, la piccola Beatrice, di appena 2 anni, avrebbe subito per almeno due mesi ripetuti episodi di violenza. Gli inquirenti sostengono che Iannuzzi l'abbia colpita quasi quotidianamente con calci, pugni, schiaffi, cinture e cavi elettrici, spesso in presenza della madre.
Elementi ritenuti decisivi sarebbero le immagini e i filmati realizzati dalle sorelle della bambina, in particolare dalla maggiore, che avrebbe documentato i segni delle presunte aggressioni e chiesto più volte alla madre di accompagnare Beatrice in ospedale.
Sulle fotografie e sui video acquisiti dagli investigatori sono intervenuti anche i difensori di Emanuel Iannuzzi, gli avvocati Cristian Urbini e Maria Gioffrè. Secondo la loro ricostruzione, il materiale non sarebbe stato conservato sul telefono dell'uomo ma su quello di Emanuela Aiello.
I legali sottolineano inoltre che gran parte delle immagini sarebbe stata scattata dalle figlie della donna e successivamente inviata alla madre per ottenere spiegazioni sui lividi presenti sul corpo della sorellina e per sollecitare un intervento medico.
Nel frattempo Emanuel Iannuzzi sarebbe stato oggetto di minacce anche all'interno del carcere di Ivrea, dove era stato trasferito da Marassi per motivi di sicurezza. Per questo motivo le misure di protezione nei suoi confronti sono state ulteriormente rafforzate.
L'uomo è stato sottoposto al cosiddetto isolamento "liscio", una particolare forma di segregazione prevista dall'ordinamento penitenziario. Si tratta di una sistemazione in una cella essenziale, priva di oggetti potenzialmente pericolosi, utilizzata nei confronti di detenuti considerati a rischio di comportamenti autolesionistici o di gravi alterazioni comportamentali.
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