Toh, l’estate del rigassificatore. E la crisi in Regione ora diventa anche politica

di Giampiero Timossi

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Salvini: nessun incontro previsto con il governatore Toti. Il deputato PD Andrea Orlando rilancia a Telenord: “Quella che definivano una crisi giudiziaria ora si manifesta palesemente per quello che è, una crisi politica”

Toh, l’estate del rigassificatore. E la crisi in Regione ora diventa anche politica
Regionali in avvicinamento. Non è tanto l’inchiesta giudiziaria a spingere il piede sull’acceleratore, ad aprire nuovi scenari sugli equilibri politici liguri è il tema del rigassificatore a Vado Ligure. Sarà pure un simbolo dei bisogni energetici del Paese, sinonimo di rigidi inverni, ma il tema diventa sempre incandescente dopo il solstizio. Un’estate fa fu un argomento sottovalutato dal governatore con pieni poteri Giovanni Toti, forse uno dei pochi errori di valutazione commessi nel suo secondo mandato. A quanto trapela, stavolta Toti non ha nessuna intenzione di ripetere lo sbaglio e non avrebbe accolto con benevolenza la retromarcia del suo successore pro tempore, Alessandro Piana. Che nel far le funzioni del capo finito ai domiciliari si è forse un po’ allargato. Decidendo di dire chiaro e tondo quel che pensa su quell’impianto che la giunta Toti (della quale Piana fa ovviamente sempre parte) voleva e vuole con forza. Piana incontra gli amministratori del Ponente interessati dalla vicenda e alla fine dichiara: “La nostra posizione cambia in seguito alle dichiarazioni dei sindaci, ribadiremo con forza questa volontà del territorio”. Seguono precisazioni e sfumature, altre seguiranno ancora, ma il senso della retromarcia non cambia. A essere neppure troppo maliziosi questo passaggio appare come il primo vero atto della nuova campagna elettorale per le Regionali che verranno. Lo coglie subito Andrea Orlando, deputato, tre volte ministro e indicato anche dalla base Pd come il più probabile candidato nel tentativo di riportare il centrosinistra alla guida della Liguria. Spiega Orlando a Telenord: “Quella che Toti definiva una crisi giudiziaria, ora si manifesta palesemente per quello che è, una crisi politica. E’ l’ulteriore dimostrazione, per voce di un esponente del centrodestra di governo, che la volontà di spostare a Vado il rigassificatore non rispondeva e mai risponderà a reali esigenze del sistema produttivo, né della Liguria e né del Paese. Era solo un favore che Toti voleva fare alla premier Meloni per garantirsi il sostegno per una terza candidatura”. Ecco, ora la campagna elettorale può dichiararsi ufficialmente aperta: si inaugura su un tema politico, non su un’inchiesta giudiziaria. Al massimo, si dirà, l’inchiesta ha aperto la strada a un equivoco dirompente. Che Toti non abbia gradito la retromarcia appare scontato. Perché era e resta un suo diritto esporre un parere politico su una vicenda che lo ha visto da oltre un anno protagonista, a torto o a ragione. Probabile che la cosa non abbia lasciato indifferente anche la giunta guidata ora da Piana, ma anche questa volta gli assessori fanno squadra, compatti, almeno all’esterno. Parentesi: a loro va dato atto di aver retto la situazione degli ultimi due mesi con doveroso senso del mandato ricevuto. Non lo continua a fare solo il “totiano” Marco Scajola, ma anche il leghista Alessio Piana e pure Simona Ferro di Fratelli d’Italia. Ora però il tema del rigassificatore e della sua inversione di rotta politica è un tema di crisi che va affrontato subito. Toti ne doveva parlare con Salvini e da Salvini probabilmente sperava di ricevere rassicurazioni di rito. E questo invece pare proprio che non accadrà, non ora e forse mai. Arriva pure una precisazione Ansa, una di quelle con la lettera B che nel gergo tecnico dell'agenzia di stampa indica una certa priorità. Dice: fonti vicine al ministro Matteo Salvini, interpellate a riguardo, precisano che non sono previsti ora e nei prossimi giorni incontri del leader della Lega con il governatore della Liguria Giovanni Toti. Oibò, altra retromarcia leghista? Forse e magari non è neppure un caso che tutti tengano ora a precisare che il governatore ai domiciliari invece vedrà a uno a uno i suoi assessori, Giacomo Giampedrone e Marco Scajola. Solo dopo questi incontri si saprà se la crisi politica della Regione Liguria sarà risolta. Solo dopo si saprà se davvero le dimissioni di Toti saranno ancora rinviate, se il sentirsi tradito dai partiti della sua maggioranza non lo indurrà invece a dire “basta”.
 
Impossibile ora spiegare le ragioni della retromarcia di Piana, verosimile che non si tratti di una semplice iniziativa personale del politico leghista. E’ stata forse dettata dalla volontà di rompere per andare subito a elezioni? Difficile credere che sia questo il motivo, anche la Lega non ha in testa un vero candidato per il dopo Toti. E anche la Lega sa che votare a novembre sarebbe un problema. E’ una data che il governo Meloni vuole evitare e con la premier sembra anche della stessa idea il leghista Salvini. Perché la data coinciderebbero con le regionali in Emilia Romagna e Umbria, dove il centrosinistra può vincere. Dunque un'eventuale sconfitta anche in Liguria sarebbe davvero un duro colpo per Giorgia Meloni e la sua coalizione. Ecco perché l’obiettivo che i vertici romani hanno condiviso con il centrodestra ligure è quello di far slittare tutto ai primi mesi del 2025, meglio se insieme al voto in Veneto, dato per vincente da Meloni, Salvini e compagnia. Questo in fondo era l’obiettivo che si poteva intravedere nell’ultima lettera consegnata da Toti al suo avvocato, un altro breve dispaccio agli alleati. Dove, per la prima volta, lasciava intuire non tanto che le dimissioni fossero imminenti, ma che era arrivato il momento di metterle in agenda. Tutto perché la custodia cautelare non è come stare in carcere, ma è pur sempre una privazione della libertà che non deve e non può essere gradita. Come dire: io ci sto pensando, voi pensate a come sostituirmi e (magari) fatevi venire qualche idea su come disegnare con me e con i miei compagni di “civismo” un futuro politico. Perché, sostiene sempre Toti, "sono innocente” (non c’è agli atti una dichiarazione diversa), ho resistito sulle mie posizioni e questo sacrificio va politicamente riconosciuto. Questo in sostanza diceva l’ultimo dispaccio, ma era stato scritto poche ore prima di quel patatrack politico chiamato rigassificatore.

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