Casa della Comunità
Ottobre rosa 2026, grande successo per l'open day mammografico alla Fiumara
Redazione ·
di Maurizio Michieli ·
In studio Enrico Castanini (Liguria Digitale), Matteo Bassetti (San Martino), Paolo Bordon (Regione Liguria)
Con il termine telemedicina si identificano tutte quelle prestazioni sanitarie che vengono effettuate a distanza. Queste possono espletarsi sia tra paziente e professionista, come nel caso ad esempio delle televisite, sia fra due o più professionisti, come nel caso del teleconsulto. Per sgombrare subito il campo da eventuali fraintendimenti, va detto che nessuna prestazione in telemedicina dev'essere intesa come sostitutiva del fondamentale rapporto medico-paziente, ma lo affianca e lo arricchisce, aiutando ad esempio a superare difficoltà legate alla mobilità del paziente oppure permettendo una condivisione rapida di informazioni e referti, rendendo più facile lo scambio di pareri fra professionisti. Tutto questo al fine di migliorare l'accessibilità, l'efficienza e la qualità generale dei servizi sanitari.
La storia delle telemedicina in Liguria è una storia che parte da lontano e che inizia a muovere i primi passi addirittura nel 2014. Il 2018 è il primo spartiacque: con il crollo di Ponte Morandi, infatti, la sanità regionale s'interrogò sulla possibilità di implementare nuovi servizi di telemedicina per far fronte alle enormi difficoltà di spostamento nei mesi immediatamente successivi alla tragedia che aveva di fatto tagliato in due la città di Genova.
Il vero boost arrivò però nel 2021, in piena emergenza Covid-19. In quei mesi, infatti, era fondamentale ridurre gli spostamenti e con essi le possibilità di contagio e allora, dando forma a un'idea lanciata dal professor Matteo Bassetti, Liguria Digitale mise a punto una piattaforma digitale attraverso la quale i medici di medicina generale potevano, con pochi semplici clic, attivare un consulto a distanza con gli esperti della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino, diretta proprio dal professor Bassetti. Questo permetteva ai medici di condividere in tempo reale le informazioni sui pazienti, ottenendo così il parere dello specialista. Il paziente, dal canto suo, senza muoversi dalla propria abitazione e senza inutili perdite di tempo (in quel momento in cui il tempo poteva davvero fare la differenza!), beneficiava del parere altamente specializzato dell'infettivologo, che supportava il medico di famiglia nel mettere a punto la terapia più adatta ad ogni singolo caso.
Ma i benefici non finivano qui: nei casi in cui si rendesse purtroppo necessario il ricovero in ospedale, l'infettivologo poteva disporre il trasferimento del paziente direttamente in reparto, senza che questi dovesse passare prima dal Pronto Soccorso. Grazie al cosiddetto "Fast Track", quindi, si alleggeriva la pressione sui Pronto Soccorso e si riducevano i tempi di attesa, dato che lo specialista conosceva già la situazione del paziente appena arrivato.
Ma i benefici non finivano qui: nei casi in cui si rendesse purtroppo necessario il ricovero in ospedale, l'infettivologo poteva disporre il trasferimento del paziente direttamente in reparto, senza che questi dovesse passare prima dal Pronto Soccorso. Grazie al cosiddetto "Fast Track", quindi, si alleggeriva la pressione sui Pronto Soccorso e si riducevano i tempi di attesa, dato che lo specialista conosceva già la situazione del paziente appena arrivato.
Finita l'emergenza, la telemedicina è diventata una vera e propria scelta strategica per la sanità ligure, una scelta che si adatta perfettamente a due caratteristiche peculiari della nostra Regione: un'età media della popolazione piuttosto alta e un territorio "difficile" dal punto di vista orografico, con un ampio entroterra costellato di piccoli paesini spesso distanti parecchi chilometri dai principali centri abitati. Un modo perfetto, la telemedicina, per portare l'ospedale al domicilio del paziente, anziché costringere il paziente (magari anziano) a sobbarcarsi ore di viaggio per raggiungere l'ospedale.
Questa scelta è stata confermata e supportata in questi anni anche grazie alle risorse messe a disposizione dalla Missione 6 PNRR che ha destinato fondi allo sviluppo di progetti di telemedicina, sui quali la Liguria è stata grande protagonista, raggiungendo tutti i target fissati dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS) con largo anticipo. Basti pensare che l'obiettivo fissato per la Liguria era di 15.000 pazienti da seguire in telemedicina e le ultime rilevazioni dicono che la nostra regione è stata capace di raggiungere la cifra record di 38.000 pazienti (due volte e mezzo l'obiettivo richiesto!).
Tra i servizi maggiormente utilizzati figura il telemonitoraggio, attraverso il quale sono stati assistiti 25.080 pazienti, principalmente affetti da patologie croniche che necessitano di controlli regolari e di un monitoraggio costante delle proprie condizioni di salute. A questi si aggiungono 9.905 cittadini che hanno usufruito delle televisite e 3.025 persone assistite attraverso il teleconsulto e la teleassistenza.
La fase pilota della nuova Infrastruttura regionale di telemedicina ha visto il coinvolgimento di 383 medici attivi, tra specialisti e medici di medicina generale richiedenti, che hanno avviato i primi servizi di teleconsulto presso le aziende sanitarie pilota ASL 2 e ASL 4. Il servizio è stato successivamente esteso anche all’ospedale San Martino, all’Istituto pediatrico Gaslini e all’ASL 3, con una prima attivazione in alcune Case della Comunità.
I progressi della Regione non riguardano soltanto l’estensione dei servizi, ma anche la qualità dei progetti di innovazione sanitaria. La nostra Regione ha infatti saputo spendere virtuosamente ogni singolo euro messo a disposizione dal Piano europeo, mettendo a terra tutti i progetti presentati e guadagnandosi così l'accesso alla ripartizione dei fondi non spesi da altre regioni. Tutto questo grazie a due progetti che hanno ottenuto i punteggi più alti fra tutti quelli presentati, piazzandosi ai primi due posti a livello nazionale.
La proposta della Regione Liguria, intitolata «Oltre il tempo… Invecchiamento attivo abilitato dalla tecnologia», ha conquistato il primo posto con 90 punti su 100. Al secondo posto si è classificato il progetto dell’Area sociosanitaria ligure n. 4 (ASL 4), «NeirOne2 Comunità in Salute 2.0», con 89 punti. I due progetti hanno ottenuto un finanziamento complessivo di 8.371.948 euro, con una quota di 4.185.974 euro ciascuno e coinvolgeranno ulteriori 1.703 cittadini over 80 affetti da patologie croniche. L'obiettivo è favorire un invecchiamento attivo, promuovendo l’autonomia personale e la permanenza degli anziani nella propria abitazione.
Insomma, se oggi la telemedicina in Liguria è una solida realtà, gran parte del merito è della lungimiranza e dell'impegno costante dimostrato in questi anni.
Per ripercorrere la storia e fare il punto sulla Telemedicina in Liguria abbiamo incontrato negli studi di Telenord:
Enrico Castanini, commissario per l'innovazione e la transizione digitale di Regione Liguria e direttore generale di Liguria Digitale;
Matteo Bassetti, direttore clinica malattie infettive ospedale San Martino di Genova;
Paolo Bordon, direttore generale dipartimenti sanità e servizi sociali di Regione Liguria
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