Personaggio
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R.S. ·
Cultura
di Filippo Serio ·
Una stanza da misurare, un cappellino da provare e un matrimonio da celebrare: da questi gesti quotidiani prende avvio Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart, su libretto di Lorenzo Da Ponte, capolavoro che inaugura la stagione 2026-2027 del Teatro Carlo Felice di Genova, intitolata «Approdi».
In scena venerdì 16 ottobre alle ore 19.30, con sei rappresentazioni distribuite in due fine settimana, l'opera racconta una «folle giornata» di desideri, gelosie, travestimenti, inganni e riconciliazioni, nella quale il mondo dei privilegi del Conte di Almaviva viene messo alla prova dall'intelligenza dei suoi domestici. Sullo sfondo della Rivoluzione francese, la vicenda affronta i conflitti di classe, i rapporti di potere e la capacità dei personaggi di trasformarsi.
Sul podio dell'Orchestra del Teatro Carlo Felice salirà Jordi Bernàcer, mentre la regia è firmata da Emilio Sagi, ripresa da Matteo Anselmi. Scene di Daniel Bianco, costumi di Renata Schussheim, coreografia di Nuria Castejon e luci di Eduardo Bravo, riprese da Vladi Spigarolo, completano l'allestimento della Fondazione Teatro Regio di Torino, tratto dalla produzione originale del Teatro Real di Madrid in coproduzione con l'Asociación Bilbaína de Amigos de la Opera. Il Coro è diretto da Giulio Magnanini, con Sirio Restani al fortepiano.
Il cast riunisce interpreti di fama internazionale: Roberto de Candia e Christian Senn si alternano nel ruolo del Conte di Almaviva; Carmela Remigio e Sara Cortolezzis in quello della Contessa; Daniela Cappiello e Lucrezia Drei interpretano Susanna; Vito Priante e Giorgio Caoduro sono Figaro; José Maria Lo Monaco e Irene Molinari vestono i panni di Cherubino. Completano la compagnia Sonia Ganassi (Marcellina), Alex Martini (Bartolo), Enrico Iviglia (Basilio), Gianluca Moro (Don Curzio), Chiara Maria Fiorani (Barbarina) e Stefano Marchisio (Antonio).
L'opera, rappresentata per la prima volta al Burgtheater di Vienna il 1° maggio 1786, è la prima delle tre collaborazioni fra Mozart e Da Ponte, cui seguiranno Don Giovanni e Così fan tutte. Il libretto deriva dalla commedia La folle journée, ou Le mariage de Figaro di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais, approdata sulle scene parigine nel 1784 dopo una lunga vicenda censoria. Da Ponte ridusse i cinque atti originali a quattro, condensando dialoghi e personaggi e attenuando i passaggi politicamente più espliciti, senza eliminare la forza critica della vicenda: i servitori si oppongono ai privilegi del padrone e il Conte è costretto a confrontarsi con i limiti della propria autorità.
La musica di Mozart trasforma la commedia in un'opera di straordinaria profondità. L'Ouverture introduce immediatamente il ritmo incalzante della giornata, mentre arie, duetti e grandi concertati rivelano le contraddizioni e le trasformazioni dei personaggi. Il celebre finale del secondo atto si sviluppa per quasi mille battute, attraverso ingressi e continui capovolgimenti. Desideri e sentimenti assumono forme diverse: l'irrequietezza adolescenziale di Cherubino, la gelosia di Figaro, l'autorità ferita del Conte, l'intelligenza di Susanna e la malinconia della Contessa.
Al centro dell'opera emergono soprattutto Susanna e la Contessa, due donne capaci di prendere in mano gli eventi e guidare la vicenda verso la soluzione. Mentre il piano di Figaro fallisce, la loro alleanza permette di smascherare il Conte. Il punto d'arrivo è il perdono della Contessa: dopo aver esercitato il proprio potere per tutta la giornata, il Conte deve chiedere pubblicamente scusa alla moglie. È il «sì» di una donna a rendere possibile la riconciliazione e la ricomposizione della comunità, mostrando come, dietro la leggerezza dell'opera buffa, si nasconda una profonda riflessione sui rapporti umani, sull'amore, sul potere e sulla possibilità del perdono.
La regia di Emilio Sagi accentua la dimensione spagnola della vicenda. Siviglia diventa, nelle parole del regista, «un personaggio in più»: l'ambientazione dell'epoca si arricchisce di suggestioni visive vicine all'universo di Goya. La vivacità della commedia degli equivoci convive così con l'erotismo, gli amori, i disamori e la complessità psicologica dei protagonisti. Anche Cherubino assume un ruolo particolare, incarnando il giovane che si apre alla vita, attraversato da un desiderio ancora indefinito e da una sensibilità che anticipa lo spirito romantico.
Con Le nozze di Figaro, il Teatro Carlo Felice prosegue idealmente il percorso avviato nella stagione precedente con «Naviganti». Se allora il pubblico era invitato a intraprendere un viaggio tra repertorio, nuovi linguaggi ed esperienze dello spettacolo dal vivo, gli «Approdi» rappresentano luoghi d'incontro e trasformazione, punti di arrivo che diventano nuove partenze.
Come sottolinea il sovrintendente Michele Galli, l'opera di Mozart e Da Ponte apre una stagione ampia, nella quale opera, balletto e concerti si affiancano ai progetti dedicati ai giovani, all'accessibilità e alla partecipazione, con l'obiettivo di rafforzare il legame del Teatro con Genova e il suo pubblico.
Accanto alle rappresentazioni, sono previsti due incontri di approfondimento aperti al pubblico: sabato 10 ottobre alle ore 16, al Teatro Auditorium Eugenio Montale, Roberto Iovino terrà la conferenza Le nozze di Figaro. Una giornata folle e geniale, in collaborazione con l'Associazione Amici del Teatro Carlo Felice e del Conservatorio «Niccolò Paganini». Mercoledì 14 ottobre alle ore 18 sarà la volta di Mozart va a nozze!, a cura degli studenti del Liceo Musicale «Sandro Pertini». Inoltre, 45 minuti prima di ciascuna delle sei rappresentazioni, gli allievi del Conservatorio «Niccolò Paganini», coordinati dal direttore artistico Federico Pupo, proporranno un'introduzione all'opera.
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