Mercoledì 28 Ottobre 2026

Transport

ServPort: necessario fondo nazionale di garanzia per finanziare gli interventi urgenti

di R.S. ·

ServPort: necessario fondo nazionale di garanzia per finanziare gli interventi urgenti

Con il fondo le Autorità finanzierebbero gli interventi di emergenza e recuperare poi le somme dai responsabili della nave e dalle loro coperture assicurative

Chi paga quando una nave viene abbandonata o la società fallisce? Oggi in Italia manca una risposta strutturale e il costo ricade sul porto, sulle amministrazioni e sulle imprese chiamate a intervenire. ServPort, l’Associazione Servizi Tecnici Marittimi e Portuali, propone di istituire un fondo nazionale di garanzia. Con il fondo le Autorità potrebbero finanziare subito gli interventi di emergenza e recuperare poi le somme dai responsabili della nave e dalle loro coperture assicurative.

Nell’ottobre 2025 la C3 Rubicon, ferma nel porto di Cagliari dal gennaio 2021, ha rischiato di affondare. L’Autorità di sistema portuale del Mare di Sardegna e la Capitaneria di porto hanno chiamato in poche ore imprese specializzate per svuotare l’acqua imbarcata, contenere possibili sversamenti e recuperare e trattare le acque contaminate. Messa in sicurezza e antinquinamento sono costati oltre 338 mila euro, oltre all’IVA se dovuta. Chi dovesse pagarli è stato deciso solo dopo, con un accordo transattivo tra la curatela e i creditori. Secondo notizie di stampa, il 22 ottobre scorso il tribunale fallimentare di Zagabria ha autorizzato la vendita della nave per 400 mila euro, una cifra appena superiore a quanto è servito per evitarne l’affondamento.

A Ravenna la rimozione del relitto della Orenburg Gazprom è stata stimata in circa 9 milioni di euro.

«A Cagliari si è visto che, quando autorità e imprese lavorano insieme, l’emergenza si gestisce. Ma chi è intervenuto lo ha fatto senza sapere se e quando sarebbe stato pagato», dichiara Sergio Prete, direttore generale di ServPort, che aggiunge «Occorrono strumenti che consentano alle autorità di intervenire subito, con la certezza di poter finanziare le operazioni e avviare procedure definite per recuperare i costi dai soggetti responsabili».

Un porto competitivo deve poter contare su un sistema di protezione ambientale efficiente e organizzato. Per questo ServPort richiama la necessità di rendere più omogenee le regole che disciplinano i servizi ambientali nei diversi scali italiani.

Manutenzione delle unità, dotazioni tecniche, formazione, sicurezza del lavoro e disponibilità operativa, sono componenti essenziali della prestazione e riconoscerle con criteri omogenei significa rafforzare nel tempo la capacità di proteggere l’ambiente e di assicurare la funzionalità degli scali.

Per tradurre questi principi in azioni concrete, ServPort propone dunque sei linee di lavoro da sviluppare insieme alle istituzioni:

Uno strumento di garanzia per le emergenze. Un meccanismo nazionale, ad esempio un fondo di rotazione, che permetta alle Autorità di attivare subito gli interventi su navi abbandonate o in difficoltà, con successivo recupero delle somme dai soggetti responsabili e dalle relative coperture assicurative.
Verifica preventiva delle coperture. Rafforzare il controllo delle garanzie assicurative e finanziarie delle navi, con particolare attenzione alle unità in sosta prolungata o a rischio di abbandono, così da ridurre l’esposizione economica dello scalo.

Criteri nazionali per le tariffe antinquinamento. Linee guida comuni che includano manutenzione dei mezzi, dotazioni tecniche, formazione, sicurezza del lavoro e disponibilità continuativa, da utilizzare come riferimento negli aggiornamenti tariffari locali.
Applicazione omogenea della disciplina sui rifiuti delle navi. Armonizzare tra i porti i piani di raccolta e gestione previsti dal d.lgs. 197/2021, con condizioni, obblighi e modalità di servizio chiari e confrontabili per utenti e imprese.

Servizi ambientali nella pianificazione portuale. Inserire nei documenti di pianificazione di sistema, a partire dal DPSS e dal DEASP, una valutazione dei rischi ambientali legati ai traffici e alle attività industriali e delle risorse necessarie a presidiarli.
Un tavolo permanente di confronto. Una sede stabile tra Autorità di sistema portuale, Autorità marittime, istituzioni ambientali, armatori e imprese specializzate per definire protocolli operativi condivisi e procedure standard di attivazione, rendicontazione e recupero dei costi.

«I servizi ambientali portuali sono una componente della sicurezza e della continuità operativa degli scali. Per garantirli nel tempo servono programmazione, investimenti e regole comprensibili. Un confronto stabile tra istituzioni e operatori può aiutare a definire procedure condivise, criteri trasparenti e responsabilità chiare», conclude Prete.

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