Giovedì 08 Ottobre 2026

Attualità

Ex Ilva, Procura generale Cassazione boccia la Corte d’Appello: no alla chiusura dell’area a caldo

di steris ·

Ex Ilva, Procura generale Cassazione boccia la Corte d’Appello: no alla chiusura dell’area a caldo

Il Governo ha scelto di attendere il pronunciamento della Cassazione prima di assumere decisioni definitive sulla vicenda

La vicenda dell’ex Ilva di Taranto torna al centro del confronto giudiziario in vista dell’udienza del 20 ottobre, quando la Corte di Cassazione sarà chiamata a esaminare il provvedimento con cui la Corte d’appello di Milano ha disposto la sospensione dell’area a caldo dello stabilimento.

In vista dell'udienza del 20 ottobre la Procura Generale della Cassazione contesta la Corte milanese: “L’obbligo di sospensione presuppone che pericoli ‘gravi e rilevanti’ per l’ambiente e la salute umana siano stati individuati”, ma “la Corte d’appello li ha invece desunti da dati epidemiologici relativi a periodi ampiamente pregressi”

Secondo i sostituti procuratori generali Giuseppe Fichera e Stanislao De Matteis, l’obbligo di sospendere l’attività presuppone l’individuazione di pericoli «gravi e rilevanti» per l’ambiente e la salute umana. La Procura generale contesta però alla Corte d’appello di aver ricavato l’esistenza di tali rischi anche da dati epidemiologici riferiti a periodi ampiamente precedenti, senza dimostrarne adeguatamente l’attualità.

Due sono in particolare gli aspetti al centro delle osservazioni della Procura generale: amianto e polveri sottili.

Per quanto riguarda l’amianto, secondo la ricostruzione contenuta nelle conclusioni del Pg, non sarebbe stata accertata una dispersione di fibre nell’ambiente tale da configurare il pericolo indicato nel provvedimento.

Sul fronte delle polveri sottili, invece, viene contestato il ricorso a valutazioni epidemiologiche relative a periodi passati senza una corrispondente dimostrazione di un rischio sanitario attuale. Il punto riguarda quindi anche i criteri con cui deve essere applicato il principio di precauzione, soprattutto quando da tale valutazione deriva la sospensione di un’attività industriale di grandi dimensioni.

La tutela della salute e dell’ambiente resta il presupposto centrale delle misure previste dalla normativa. Il confronto giudiziario riguarda, in questo caso, la necessità di verificare se le condizioni richieste per una sospensione siano effettivamente presenti e adeguatamente documentate.

Nel frattempo, il provvedimento ha prodotto effetti sulle attività industriali di Taranto. Gli approvvigionamenti di materie prime sono stati ridotti e gli impianti dell’area a caldo sono stati avviati verso lo spegnimento, con conseguenze sulla continuità produttiva e sull’organizzazione del lavoro.

Il Governo ha scelto di attendere il pronunciamento della Cassazione prima di assumere decisioni definitive sulla vicenda, mentre sono state predisposte misure relative alla cassa integrazione per i lavoratori interessati.

La questione presenta quindi anche una rilevante dimensione industriale: oltre al futuro dello stabilimento di Taranto, sono in gioco la continuità della produzione siderurgica e gli effetti sulla filiera collegata.

Il confronto davanti alla Cassazione si concentra dunque sul rapporto tra tutela della salute, protezione ambientale e continuità dell’attività produttiva.

La Procura generale ritiene che per disporre la sospensione dell’area a caldo sia necessario dimostrare l’esistenza di rischi gravi e rilevanti attraverso elementi concreti e attuali. La Corte d’appello di Milano ha invece ritenuto sussistenti i presupposti per la sospensione sulla base degli elementi acquisiti nel procedimento.

Sarà ora la Corte di Cassazione, con l’udienza del 20 ottobre, a valutare la correttezza giuridica della decisione e delle motivazioni della Corte d’appello. Il pronunciamento potrebbe avere conseguenze rilevanti sia per la prosecuzione delle attività dell’ex Ilva sia per il più generale equilibrio tra provvedimenti giudiziari di tutela ambientale e continuità degli impianti industriali.

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