Martedì 13 Ottobre 2026

Attualità

Ex Ilva, Palombo (Fiom): “Se non arrivano risposte concrete, domattina ci muoviamo con i mezzi”

di Maria Mantero - Luca Pandimiglio ·

"Fermare l’impianto equivale a ucciderlo e noi siamo contro la morte della siderurgia a Genova. La serietà rimane, ma la pazienza può finire"

I lavoratori dell’ex Ilva di Genova aspettano risposte concrete sul futuro dello stabilimento e sull’arrivo della materia prima necessaria a garantire la continuità produttiva. Il presidio davanti alla Prefettura prosegue, mentre cresce la preoccupazione per le possibili ricadute occupazionali. «La serietà rimane, ma la pazienza può finire», avverte Armando Palombo, Rsu Fiom-Cgil, intervenuto in diretta a Liguria Live.

Palombo riconosce i segnali di apertura arrivati dalle istituzioni, dalla sindaca di Genova al presidente della Regione Liguria, fino al governo e all’arcivescovo Marco Tasca. Ma, sottolinea, il sostegno alle richieste dei lavoratori deve tradursi in impegni concreti. «Se ci danno tutti ragione, questa ragione deve essere tradotta in un atto concreto, messo nero su bianco», afferma.

Il sindacalista fissa quindi una scadenza precisa: domani mattina, alle 7, i lavoratori si riuniranno in assemblea per decidere le prossime iniziative. «Sicuramente, se non arriva una risposta, noi ci muoviamo», annuncia Palombo, confermando la possibilità di nuove forme di mobilitazione, da definire insieme ai dipendenti.

Al centro della vertenza c’è la necessità di assicurare i rotoli di acciaio indispensabili per mantenere attiva la produzione genovese. Secondo Palombo, la situazione dello stabilimento ligure è distinta da quella del sito di Taranto: «Ci dicono tutti che i rotoli possono arrivare, che hanno un costo e dei tempi». Per questo, il sindacato chiede che si arrivi rapidamente a una soluzione, con una programmazione certa delle forniture.

Il rischio, avverte il rappresentante della Fiom, è un drastico peggioramento della situazione occupazionale. Se resterà confermato lo scenario comunicato dai commissari, dal 15 novembre si potrebbe passare a circa mille lavoratori in cassa integrazione, rispetto agli attuali 280, con lo stabilimento di fatto fermo.

Palombo ricorda anche la mobilitazione dello scorso anno, quando per ottenere risposte i lavoratori occuparono la stazione di Brignole e manifestarono sul ponte San Giorgio e davanti alla Prefettura. «Noi non vorremmo tornare a quei momenti», spiega, ribadendo però che non sono più accettabili attese senza scadenze.

Nel corso dell’incontro con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il sindacalista ha apprezzato la disponibilità all’ascolto, pur sottolineando che il ministro non ha competenze dirette in materia industriale e del lavoro. L’incontro, secondo Palombo, ha comunque contribuito a rappresentare il rischio di un aggravamento della situazione qualora non arrivino le forniture necessarie.

La richiesta della Fiom è che venga individuato un piano che consenta di proseguire gradualmente l’attività, mantenendo vivo l’impianto mentre si affrontano le criticità dell’intera filiera dell’acciaio. «Fermare l’impianto equivale a ucciderlo», avverte Palombo. «Noi siamo contro la morte della siderurgia a Genova».

La giornata si chiude dunque con segnali di apertura istituzionale, ma senza una soluzione definitiva. Per i lavoratori, il prossimo passaggio decisivo è atteso entro domani mattina: in assenza di risposte concrete, la mobilitazione potrebbe ripartire.

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