La nota
Ex Ilva, termina l’occupazione dell’aeroporto di Genova: cassa integrazione congelata a 280 lavoratori
Luca Pandimiglio ·
di Redazione ·
La nuova protesta dei lavoratori è dovuta alla richiesta di cassa integrazione da parte dei commissari ex Ilva
I lavoratori dell'ex Ilva di Cornigliano occupano l'aeroporto di Genova. "Dichiariamo ufficialmente che
l'aeroporto è occupato". Così i lavoratori ex Ilva di Cornigliano appena entrati nella zona imbarchi del 'Colombo' di Genova. La nuova protesta dei lavoratori è dovuta alla richiesta di cassa integrazione da parte dei commissari ex Ilva.
I lavoratori ex Ilva hanno 'chiuso' anche il corridoio,poi riaperto, che era stato lasciato libero in precedenza per consentire ai passeggeri dell'aeroporto Colombo di Genova di raggiungere i gate di imbarco. Brevi momenti di tensione si sono verificati tra manifestanti e le persone in attesa di accedere ai banchi di check in.
Intanto in aeroporto è arrivato anche lo striscione dei lavoratori di Ericsson (l'azienda ha annunciato 131 licenziamenti, ndr) in solidarietà con i metalmeccanici ex Ilva.
I lavoratori dello stabilimento Ex Ilva di Cornigliano, dopo l’assemblea tenuta stamattina ai cancelli della fabbrica, si sono mossi in corteo e stanno raggiungendo l’aeroporto di Genova.
Ad aprire l’assemblea è stato Armando Palombo della Fiom, che ha denunciato lo strappo dei commissari: “Ci mettono nelle condizioni di forzare e forzeremo, tanto per essere molto chiari. Perché in questo paese se le questioni non esplodono non si arriva a capo di nulla”. Palombo ha ricordato che mercoledì i commissari hanno firmato a Roma e inviato al prefetto una lettera che garantiva la continuità produttiva. Venerdì a mezzanotte, invece, hanno mandato una Pec “prendendo in giro tutta la città”. “Chi firma mercoledì una carta bianca e venerdì una nera è uno scellerato”. E ancora: “Genova non può aspettare dieci anni per il green mentre il mercato tira: i rotoli devono arrivare subito”.
Nicola Appice della Fim Cisl ha allargato lo sguardo alla vertenza complessiva e all’imminente pronunciamento della Cassazione per Taranto. “I tre giorni sotto la prefettura sembravano aver garantito una fornitura temporanea di 35 mila tonnellate di coils per non fermare Genova”, ha spiegato. Poi, venerdì, è arrivata la comunicazione della cassa integrazione, che rischia di bloccare interi reparti, compresi quelli impiegatizi: “Se si fermano quelli, rischia di bloccarsi tutta la lavorazione rimasta. Serve garantire gli approvvigionamenti subito: siamo pronti a qualsiasi cosa per salvare il lavoro”.
A chiudere gli interventi dal palco è stato Fabio Ceraudo dell’Usb, che ha ribadito la necessità, per Genova, di difendere il proprio presidio industriale.
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