Martedì 03 Novembre 2026

Economia

Ex Ilva, Federacciai e "cordata italiana" verso rinuncia, torna in scena l'ipotesi Jindal: a rischio migliaia di posti di lavoro

di steris ·

Ex Ilva, Federacciai e "cordata italiana" verso rinuncia, torna in scena l'ipotesi Jindal: a rischio migliaia di posti di lavoro

Il gruppo indiano valuterebbe un ridimensionamento. Cassa integrazione per 8.622 dipendenti: incontro al ministero il 6 novembre

La crisi dell’ex Ilva si complica ulteriormente. Federacciai e il gruppo di imprenditori italiani che avevano manifestato interesse per l’acquisizione degli stabilimenti siderurgici sarebbero orientati a rinunciare alla presentazione di un’offerta. La decisione, secondo indiscrezioni provenienti da ambienti vicini alla trattativa, potrebbe essere ufficializzata a ore.

A determinare il possibile dietrofront sarebbero state le criticità riscontrate durante le attività di due diligence, svolte negli ultimi due mesi per verificare le condizioni degli impianti e la sostenibilità dell’operazione. Gli elementi emersi avrebbero portato gli investitori a considerare l’acquisizione economicamente e industrialmente troppo impegnativa.

La manifestazione d’interesse di Federacciai era arrivata a metà agosto, alimentando le aspettative sulla possibilità di una soluzione industriale interamente italiana. Federacciai aveva riunito 14 imprese del settore: Abs Acciaierie Bertoli Safau, Acciaieria Arvedi, Acciaierie Venete, Advanced Steel Solutions, AFV Acciaierie Beltrame, Alfa Acciai, Compagnia Siderurgica Italiana, Duferco Travi e Profilati, Feralpi Siderurgica, Ferriera Valsabbia, Lucchini RS Holding, Marcegaglia Carbon Steel, O.R.I. Martin, Rubiera Special Steel. Un eventuale ritiro restringerebbe ulteriormente il numero dei soggetti interessati al futuro del gruppo.

Tra le alternative ancora sul tavolo rimane il gruppo indiano Jindal, che starebbe valutando un progetto industriale ridimensionato rispetto all’attuale configurazione dell’acciaieria. L’ipotesi sarebbe quella di realizzare una struttura concentrata principalmente sulle attività di laminazione, senza mantenere il ciclo integrale di produzione dell’acciaio.

Un modello che avrebbe conseguenze pesanti anche sul piano occupazionale: secondo gli scenari circolati finora, i lavoratori impiegati potrebbero essere soltanto 3-4mila, a fronte degli circa 9mila attualmente coinvolti. Jindal, tuttavia, non ha ancora presentato una proposta vincolante.

A rendere ancora più incerto il quadro è intervenuta la decisione della Corte di Cassazione, che ha confermato la sospensione delle attività dell’area a caldo. Una pronuncia che potrebbe influenzare le strategie dei potenziali acquirenti e favorire una trasformazione radicale del modello produttivo. Il termine fissato per la presentazione delle eventuali offerte è l’8 novembre.

Cassa integrazione per 8.622 dipendenti: incontro al ministero il 6 novembre - Nel frattempo, si apre un nuovo fronte sul versante occupazionale. Il ministero del Lavoro ha convocato le organizzazioni sindacali per il prossimo 6 novembre, alle 10.30. L'incontro servirà ad avviare l'esame congiunto della richiesta di cassa integrazione presentata dall'azienda il 17 ottobre.

Il provvedimento potrebbe interessare fino a 8.622 lavoratori, vale a dire circa nove dipendenti su dieci. Una prospettiva che alimenta le preoccupazioni sul futuro delle maestranze e dei territori legati all'attività dello stabilimento, soprattutto in assenza di un piano industriale definito.

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