Giovedì 05 Novembre 2026

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Bomba trovata nel cantiere della nuova diga, brillamento a rischio per condizioni meteo

di Redazione ·

Bomba trovata nel cantiere della nuova diga, brillamento a rischio per condizioni meteo

Sebbene le delicate attività preliminari — dalla messa in sicurezza fino al posizionamento e trasferimento dell'ordigno — si siano concluse positivamente nella giornata di ieri, l'ultimo e decisivo passaggio resta in sospeso in attesa di un miglioram

Il brillamento dell'ordigno bellico rinvenuto sulla nuova diga foranea del porto di Genova, inizialmente messo in agenda per oggi, giovedì 5 novembre, rischia concretamente di slittare. A frenare le operazioni sono le condizioni meteo-marine non ottimali, un'eventualità del resto già contemplata durante i tavoli tecnici in prefettura per tutercelare innanzitutto la sicurezza degli operatori e del personale coinvolto.

Sebbene le delicate attività preliminari — dalla messa in sicurezza fino al posizionamento e trasferimento dell'ordigno — si siano concluse positivamente nella giornata di ieri, l'ultimo e decisivo passaggio resta in sospeso in attesa di un miglioramento del mare. Proprio per questa ragione, la Capitaneria di porto non ha ancora formalizzato la nuova ordinanza con le restrizioni alla navigazione e alle attività nello specchio acqueo interessato dalle manovre.

L'intervento e le operazioni in mare

L'esemplare al centro dell'intervento è un residuato bellico americano risalente alla Seconda guerra mondiale, dal peso stimato di circa 230 chili. La bomba era stata scoperta lo scorso 23 ottobre all'altezza del cassone C32 della nuova diga. Pur essendo stata privata delle spolette, l'arma contiene ancora del materiale esplosivo e dovrà essere distrutta in sicurezza al largo, ad almeno un miglio di distanza dalla costa.

Il protocollo operativo prevede il trasferimento dell'ordigno in mare aperto per la successiva distruzione controllata. L'esecuzione dell'intervento è affidata congiuntamente agli artificieri dell'Esercito e agli specialisti del nucleo Sdai (Sminamento difesa anti mezzi insidiosi) della Marina militare. In una fase precedente, la Capitaneria aveva già imposto uno stop di 400 metri attorno al punto di ritrovamento; adesso si attende il via libera definitivo per definire le nuove limitazioni di sicurezza durante il trasporto e la detonazione.

Gli accertamenti sull'origine dell'ordigno

Nel frattempo, la Procura di Genova prosegue gli accertamenti per chiarire la dinamica con cui l'ordigno ha raggiunto la diga. La pista privilegiata dagli investigatori punta a un recupero accidentale avvenuto durante le operazioni di dragaggio nel canale di Sampierdarena, nei pressi del terminal Bettolo: la bomba sarebbe stata sollevata insieme ai sedimenti e impiegata inconsapevolmente nel materiale di riempimento dei cassoni. Al momento non emergono elementi che lascino presagire un'azione dolosa.

Non appena le condizioni meteo permetteranno di procedere con il brillamento in mare, l'intera emergenza legata al ritrovamento potrà dirsi conclusa, consentendo la ripresa regolare e senza ulteriori vincoli dei cantieri sulla nuova diga foranea.

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