Riassetto
Liguria, trasporti: cambia il progetto dell’Agenzia regionale
R.P. ·
di RC ·
Salis rispondendo ancora una volta sul tema del suo voto alle primarie, ha ribadito che "essendo sostenuta da tutti i partiti non trovo corretto dire chi voterò"
"Silvia Salis ha detto qualche tempo fa che un centrosinistra fatto così non si sta giocando le sue migliori carte. Allora le chiedo: secondo lei ce la fanno? ce la fate?", Salis ha risposto: "Ce la facciamo, secondo me sì, ce la facciamo". La sindaca di Genova Silvia Salis è stata ospite di Giovanni Floris a diMartedì, su La7.
Sollecitata dall'editorialista de La Stampa Marcello Sorgi, che le ha ricordato una sua precedente affermazione Salis ha risposto positivamente: "Ce la facciamo, secondo me sì, ce la facciamo".
Riguardo alla presenza di Rifondazione Comunista nel campo progressista, ha sottolineato che "questa addizione non dà automaticamente successo, ma credo che nel campo progressista ci stia anche il centrosinistra". Salis ha aggiunto che il campo progressista "debba puntare a esser il più ampio possibile per andare certamente a vincere, Questo non vuol dire negare l'identità dei partriti che ne fanno parte, vuol dire dare al nostro elettorato un'offerta plurale che ci permetta di riportare l'Italia nell'area progressista", concludendo che "e non è una sfida da poco, ed è una sfida che non possiamo affrontare arroccandoci sule nostre posizioni".
A Floris, che le chiedeva un intervento in caso di scontro tra Conte e Schlein, ha affermato: "A meno che non litighino su Genova per il momento non spetta a me fare questa telefonata". Ha poi precisato che "Un ruolo di mediazione può esercitarlo chiunque, che sia un sindaco, un parlamentare o un leader di partito. Penso che tra di loro abbiano la possibilità di non doversi fare nessuna telefonata ma di stabilire i punti di un programma da portare avanti senza scontri pubblici".
Sul voto alle primarie ha ribadito: "Essendo sostenuta da tutti i partiti non trovo corretto dire chi voterò".
Sul tema sicurezza ha dichiarato: "Otto decreti in questi anni non hanno prodotto risultati se non quello di minimizzare l'azione del parlamento sono una riflessione da fare. Tra l'altro sono decreti che prevedono reati che già esistevano e anche con pene più alte di quelle previste adesso. Il tema è l'idea di uno Stato che vive sempre in emergenza, sempre con un nuovo pericolo e con un nuovo nemico e il decreto serve ad alimentare questo tema". Ha continuato affermando che "ma lo Stato ha tutti gli strumenti per poter programmare sulla sicurezza e gestire questi eventi con una posizione stabile. E' evidente che col decreto si silenzia una parte di richieste che vengono dal Paese. Perché abbiamo parlato tantissimo delle violenze, violenze che vanno condannate e che sono sbagliate, ma parliamo anche delle richieste delle persone pacifiche che sono scese in piazza. Pensiamo al sud e alle grandi vertenze come ex Ilva e Ericsson che sono scottanti", concludendo che "tutti temi che non sono stati approfonditi".
Infine, sul confronto tra Meloni e Berlusconi ha affermato che "in comune" hanno "la consapevolezza dell'importanza della macchina mediatica e di quanto una notizia che viene data mainstream pesi di più della successiva smentita", sottolineando poi che "Quello che li differenzia è l'aggressività . Berlusconi, pur avendo una comunicazione imponente, pur avendo una macchina difficile da battere e nel suo meccanismo molto aggressiva, non era una persona che faceva dell'aggressività verbale la sua cifra, mentre invece vediamo come cambia il modo di esprimersi della presidente del Consiglio".
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