Idrogeno rinnovabile, arriva il decreto tariffe: fino a 6 miliardi di euro per sostenere la produzione in Italia

di Redazione

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Idrogeno rinnovabile, arriva il decreto tariffe: fino a 6 miliardi di euro per sostenere la produzione in Italia

Dopo oltre quattro mesi dal via libera della Commissione europea, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 5 giugno 2026 dedicato al sostegno alla produzione di idrogeno di origine rinnovabile. Il provvedimento, noto come “decreto tariffe”, è comparso nell’edizione del 7 agosto e mette a disposizione fino a 6 miliardi di euro per favorire lo sviluppo della filiera italiana dell’idrogeno.

La misura rappresenta un passaggio atteso dagli operatori del settore e si inserisce nel più ampio percorso di sviluppo dell’idrogeno rinnovabile previsto dalla normativa europea e nazionale.

Tre categorie di idrogeno

Il decreto individua diverse tipologie di idrogeno considerate ammissibili al sostegno. Rientra innanzitutto l’idrogeno rinnovabile, per il quale è richiesta una riduzione delle emissioni climalteranti nel ciclo di vita di almeno il 70% rispetto al riferimento fossile.

Una seconda categoria è quella dell’idrogeno verde, che deve raggiungere una riduzione delle emissioni di almeno il 73,4%, corrispondente a emissioni inferiori a 3 tonnellate di CO₂ equivalente per tonnellata di idrogeno prodotto.

Il provvedimento considera inoltre il bioidrogeno, ottenuto da fonti di origine biogenica come bioliquidi, biomasse solide, biogas e biometano attraverso differenti processi produttivi. Quando destinato ai trasporti, dovrà rispettare i requisiti previsti per le materie prime utilizzabili nei biocarburanti avanzati e garantire una riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 70%. Per l’utilizzo industriale la soglia sale all’80%.

Incentivi per 15 anni

Il sostegno sarà riconosciuto attraverso un contributo economico collegato alla quantità di idrogeno prodotto e avrà una durata massima di 15 anni.

Potranno partecipare le imprese che dispongono già delle autorizzazioni necessarie alla costruzione e all’esercizio degli impianti oppure quelle che abbiano avviato l’iter autorizzativo. In quest’ultimo caso, l’autorizzazione dovrà essere ottenuta entro 18 mesi dall’assegnazione del contributo.

Un requisito centrale riguarda la destinazione dell’idrogeno prodotto: la maggior parte dovrà essere utilizzata direttamente nei comparti industriali o nei trasporti oppure immessa in infrastrutture di trasporto predisposte per l’idrogeno.

In gara fino a 200 mila tonnellate l’anno

Il decreto stabilisce una capacità complessiva incentivabile pari a 200.000 tonnellate annue di idrogeno rinnovabile. Le assegnazioni saranno effettuate attraverso procedure competitive organizzate dal Gestore dei Servizi Energetici, con cadenza almeno semestrale nel periodo compreso tra il 2026 e il 2029.

Il costo medio annuo massimo dello schema è fissato in 400 milioni di euro. Considerando la durata quindicennale degli incentivi, il valore complessivo potenziale arriva quindi a 6 miliardi di euro, importo autorizzato dalla Commissione europea.

Entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto, il MASE dovrà definire, con il supporto del GSE, la distribuzione temporale dei contingenti. Dovranno inoltre essere individuate le quote destinate alle diverse tecnologie e alle varie fasce di potenza. Successivamente potranno essere previste anche distinzioni tra produzione destinata all’industria e quella rivolta ai trasporti, a condizione che sia garantito un adeguato livello di concorrenza.

Il sistema sarà sottoposto a revisione almeno ogni due anni.

Come funzionerà il meccanismo

Una volta conclusa la procedura competitiva, gli impianti selezionati dovranno avviare la produzione entro 36 mesi dalla pubblicazione della graduatoria.

Il contributo sarà calcolato considerando la quantità effettivamente prodotta e quella realmente consumata nei settori ammessi. Ai fini del riconoscimento dell’incentivo verrà presa in considerazione la quantità minore tra questi due valori.

Il sistema segue il modello dei contratti per differenza. In pratica, il sostegno coprirà il divario tra il prezzo dell’idrogeno indicato nell’offerta vincente e quello di riferimento del combustibile fossile alternativo.

Per l’industria il parametro sarà collegato al gas naturale o all’idrogeno grigio, mentre per il settore dei trasporti verrà utilizzato come riferimento il diesel. Il prezzo sarà determinato mensilmente dal GSE sulla base della metodologia stabilita dal MASE.

Il meccanismo permette quindi di garantire una copertura quando produrre idrogeno risulta più costoso rispetto all’alternativa fossile. Se però il prezzo del combustibile fossile dovesse superare quello dell’idrogeno definito in asta, il meccanismo si invertirà: sarà il produttore a dover restituire al GSE la differenza.

Possibili partecipanti anche dall’estero

Alle procedure potranno prendere parte anche impianti situati in altri Paesi dell’Unione europea o in Stati confinanti con l’Italia con i quali l’UE abbia sottoscritto specifici accordi.

Condizione essenziale sarà che l’idrogeno prodotto all’estero venga fisicamente esportato e destinato al mercato italiano.

Le regole sul cumulo degli incentivi

Il decreto prevede in linea generale il divieto di cumulare il nuovo sostegno con altri incentivi pubblici. Sono tuttavia previste alcune eccezioni.

Il contributo potrà essere associato, tra gli altri, alle risorse previste dal DM 463/2022, relativo agli interventi PNRR per la produzione di idrogeno in aree industriali dismesse e per il suo utilizzo nei settori difficili da decarbonizzare.

È inoltre possibile il cumulo con le agevolazioni previste dal DM 347/2022, con i finanziamenti collegati ai quattro IPCEI europei sull’idrogeno e con eventuali misure destinate esclusivamente alla copertura dei costi di investimento.

In presenza di altri incentivi, tuttavia, il contributo previsto dal decreto tariffe sarà rimodulato per evitare sovracompensazioni.

Con la pubblicazione del provvedimento, l’Italia compie quindi un ulteriore passo verso la costruzione di un mercato dell’idrogeno rinnovabile. Le aste e il sistema di sostegno per quindici anni puntano a rendere più prevedibili i ricavi dei produttori e a favorire nuovi investimenti, contribuendo allo sviluppo di una filiera nazionale destinata soprattutto ai comparti industriali e dei trasporti più difficili da decarbonizzare.

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