Martedì 13 Ottobre 2026

Economia

Liguria sempre più "terziaria" e sempre meno industriale: nei servizi il 77% degli occupati, solo il 20% nelle fabbriche

di R.S. ·

Liguria sempre più "terziaria" e sempre meno industriale: nei servizi il 77% degli occupati, solo il 20% nelle fabbriche

Secondo l’Istat, nel 2025 il tasso di occupazione raggiunge il 68,8%, sei punti sopra la media nazionale. A Genova il terziario supera l’82%.

La Liguria è oggi una regione a forte vocazione terziaria: oltre tre lavoratori su quattro sono impiegati nei servizi, mentre l’industria rappresenta poco più di un quinto dell’occupazione e l’agricoltura si ferma al 2,2%. È quanto emerge dal rapporto dell’Istat “Storie di dati – Le trasformazioni delle regioni italiane”, che ricostruisce l’evoluzione del lavoro dal periodo dell’Unità d’Italia fino ai giorni nostri.

Il confronto storico evidenzia un cambiamento radicale. All’epoca dell’Unità, il 62,4% dei lavoratori liguri era impiegato nell’agricoltura, mentre industria e terziario rappresentavano ciascuno il 18,8%. Oggi, invece, i servizi assorbono il 77,3% degli occupati, una quota superiore di cinque punti percentuali alla media italiana. L’industria si attesta al 20,4%, circa quattro punti sotto il dato nazionale, mentre il settore agricolo coinvolge appena il 2,2% dei lavoratori.

La trasformazione è iniziata già nelle prime fasi del Novecento. Secondo l’Istat, nel 1931 le quote di occupati nell’industria e nei servizi avevano già superato quella dell’agricoltura, con una precoce affermazione del terziario. Il peso dell’industria ha raggiunto il suo massimo nel 1961, quando rappresentava il 41,2% dell’occupazione regionale. Nel 2021, per la prima volta dall’Unità d’Italia, la quota è scesa sotto il 20%, attestandosi al 19,7%.

Un altro dato significativo riguarda l’andamento dell’occupazione complessiva. Nel 2025 il tasso di occupazione in Liguria ha raggiunto il 68,8%, con un aumento di 17 punti percentuali rispetto al 1977 e un vantaggio di sei punti sulla media nazionale.

La crescita registrata nel periodo è riconducibile interamente alla componente femminile, mentre quella maschile è rimasta sostanzialmente stabile. Un’evoluzione che ha contribuito a ridurre sensibilmente il divario occupazionale tra uomini e donne.

La centralità dei servizi emerge con particolare evidenza anche a Genova, dove la struttura occupazionale si distingueva già nel secondo dopoguerra da quella degli altri Comuni liguri. Nel 1951 l’industria rappresentava il 45% degli occupati cittadini, mentre i servizi erano già il settore prevalente, con una quota del 53%.

Nel 2024 il terziario ha superato l’82% dell’occupazione a Genova. Anche nel complesso degli altri Comuni liguri i servizi hanno raggiunto il 76%, consolidando il proprio peso a scapito soprattutto dell’agricoltura e dell’industria.

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