Martedì 13 Ottobre 2026

Attualità

Ex Ilva, prima notte in tenda e incontro con Piantedosi. Salis: "Spiragli positivi" sulle forniture

di Luca Pandimiglio ·

I lavoratori chiedono garanzie sull’arrivo dei rotoli d’acciaio. I sindacati: "Finché non ci saranno risposte esaustive non ce ne andiamo"

Prosegue a oltranza il presidio dei lavoratori dell’ex Ilva davanti alla Prefettura di Genova, dove in giornata è previsto un confronto tra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e una delegazione sindacale composta da Fim, Fiom, Uilm e Usb. Al centro della mobilitazione ci sono l’annunciato incremento della cassa integrazione a partire da metà novembre e la richiesta di garantire le forniture di rotoli d’acciaio necessarie a mantenere attivo lo stabilimento di Cornigliano.

La protesta continua dopo gli aggiornamenti giudicati insufficienti dai rappresentanti dei lavoratori. L’obiettivo è ottenere impegni concreti sull’approvvigionamento della materia prima e scongiurare un ulteriore ricorso agli ammortizzatori sociali in un impianto che, secondo i sindacati, è pienamente produttivo e opera in un mercato che richiede i suoi prodotti.

Davanti alla Prefettura, la sindaca di Genova Silvia Salis ha riferito che sono in corso interlocuzioni tra il Governo e la struttura commissariale per rispondere alle richieste del territorio.

«Non possiamo dare i dettagli, però la notizia è che la struttura commissariale insieme al Governo sta lavorando proprio sulla richiesta di Genova», ha dichiarato.

La prima cittadina ha sottolineato che la richiesta riguarda una necessità concreta dello stabilimento: la disponibilità di materia prima per proseguire la produzione. «È una richiesta di materia prima che serve al nostro stabilimento, che è perfettamente funzionante e soprattutto produce qualcosa che è richiesto sul mercato, per cui vogliamo semplicemente che il nostro stabilimento lavori», ha spiegato.

Secondo Salis, la richiesta è stata accolta dal Governo e dalla struttura commissariale, che stanno lavorando per individuare le forniture sul mercato nazionale e internazionale. «Gli spiragli sono positivi», ha concluso la sindaca, invitando a seguire gli sviluppi della trattativa.

La mobilitazione è stata prorogata dopo che gli aggiornamenti ricevuti nella giornata di ieri non hanno soddisfatto le aspettative dei lavoratori.

«Dal presidente Bucci abbiamo saputo di contatti con il commissario Quaranta su deboli aperture per l’arrivo di rotoli, ma senza stime né tempi certi», ha spiegato Nicola Appice della Fim Cisl.

Per il sindacalista, la priorità è garantire la continuità produttiva di Cornigliano, evitando che l’assenza di materia prima si traduca in un aumento della cassa integrazione. «A noi interessa che Genova continui a lavorare, è assurdo ricorrere alla cassa integrazione quando lo stabilimento è produttivo. Finché non ci saranno risposte esaustive non ce ne andiamo», ha affermato.

La preoccupazione riguarda soprattutto il possibile aumento del numero di dipendenti coinvolti dalla cassa integrazione a partire dal 15 novembre. Secondo Armando Palombo della Fiom Cgil, si potrebbe passare dagli attuali 280 lavoratori a 970.

«Se il 15 novembre la cassa integrazione dovesse passare da 280 a 970 persone, quei mille lavoratori saranno qui in piazza», ha dichiarato.

Palombo ha confermato che sono in corso iniziative per favorire l’arrivo dei rotoli d’acciaio e scongiurare questo scenario. La fiducia resta prudente, ma il sindacalista ritiene che la mobilitazione possa contribuire a ottenere risultati.

Quanto all’incontro con Piantedosi, la Fiom non si aspetta che il ministro dell’Interno possa risolvere direttamente la vertenza industriale, ma chiede che le ragioni dei lavoratori vengano comprese e portate all’attenzione del Governo. «Vogliamo nero su bianco un percorso alternativo ai tagli», ha aggiunto Palombo.

La vertenza, secondo Fabio Ceraudo dell’Usb e presidente di municipio, deve essere affrontata considerando l’intero sistema produttivo dell’acciaio italiano.

L’eventuale arrivo di rotoli a Genova rappresenterebbe un primo sostegno alla continuità dello stabilimento, ma non sarebbe sufficiente a garantire una prospettiva industriale duratura se il gruppo venisse frammentato.

«Genova, Taranto e Novi Ligure rappresentano l’acciaio in Italia: dividerci significa aprire la strada alla chiusura», ha affermato Ceraudo, chiedendo una strategia complessiva per il settore.

Il rappresentante dell’Usb ha inoltre sollecitato una mobilitazione generale dei metalmeccanici per la difesa dell’occupazione, denunciando l’assenza, a suo giudizio, di una politica industriale adeguata.

La giornata di oggi rappresenta quindi un nuovo passaggio nel confronto tra lavoratori, istituzioni e Governo. I sindacati attendono risposte sui tempi e sulle modalità di approvvigionamento dei rotoli, mentre resta aperta la questione dell’aumento della cassa integrazione previsto per novembre. La richiesta comune è che lo stabilimento di Cornigliano possa continuare a produrre e che venga definito un percorso in grado di tutelare occupazione e continuità industriale.

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