Venerdì 16 Ottobre 2026

Politica

Ex Ilva, Meloni in Senato: "Minoranza proponga soluzioni, non insulti. Abbiamo trovato situazione drammatica e ostacoli ideologici e giudiziari"

di R.P. ·

Ex Ilva, Meloni in Senato: "Minoranza proponga soluzioni, non insulti. Abbiamo trovato situazione drammatica e ostacoli ideologici e giudiziari"

Furlan: "Il piano industriale dell'Italia non lo deve scrivere Bruxelles, è responsabilità del Governo"

"Sono certa che abbiate delle soluzioni migliori anche sull'Ilva, mi chiedo perché non le abbiate messe in campo quando eravate al governo". Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Aula al Senato, in sede di replica dopo la discussione sulle sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo, rivolta a chi dalle opposizioni contestava le sue parole sul futuro dell'ex Ilva. "Sono certa - ha ironizzato - che le elencherete quando prenderete la parola, anziché spendere i vostri 10 minuti per insultare alla cieca il governo perché ritenete sia più sensato".

"La situazione che abbiamo trovato quando siamo arrivati al governo era drammatica, forse queste vostre risolutive risposte non hanno risolto il problema e ce lo siamo caricati noi", ha agginto la Meloni sottolineando che il governo ha trovato "ostacoli ideologici" e "giudiziari".

"Sull'Ilva - ha detto la Meloni rivolta ad Annamaria Furlan di Italia Viva - lei diceva, perché non avete fatto il decreto di Renzi, di Monti? Però mi consenta di chiederle, senatrice Furlan, ma se questi decreti sono stati così risolutivi, perché ci stiamo ancora occupando dell'Ilva?".

"Ci siamo assunti la responsabilità di estromettere il socio di maggioranza, Arcellor-Mittal. Sorvolo sui patti parasociali secretati che erano stati sottoscritti. E abbiamo nominato una nuova terna di amministratori per superare i problemi gravi che venivano segnalati dalle organizzazioni sindacali e che erano reali. Abbiamo lavorato in incessantemente per il rilancio della più importante acciaieria d'Europa, cercando nuovi acquirenti che fossero affidabili. Abbiamo trovato sul nostro percorso diversi ostacoli, alcuni di carattere ideologico. Penso all'opposizione dell'amministrazione di Taranto alla nave rigassificatrice, che ha fatto sfumare l'interesse di Baku Steel. Abbiamo trovato, come sapete, ostacoli giudiziari fino al recente decreto della Corte d'Appello di Milano che ha ordinato lo spegnimento degli impianti a caldo, nonostante gli amministratori stessero puntualmente dando attuazione alle numerose e rigorose prescrizioni ambientali e sanitarie che erano state imposte dall'Aia nel 2025".

"Sorvolo francamente - aggiunge la premier - sulla coerenza logica di questi provvedimenti giudiziari. Mi basta ricordare la critica serrata a cui li ha sottoposti pochi giorni fa la Procura Generale della Corte di Cassazione. Il nostro obiettivo chiaramente è dare continuità alla produzione dell'acciaio in Italia, non cedere alle interdizioni, al tempo stesso garantire l'occupazione di chi finora ha lavorato in Ilva, in una cornice di pieno rispetto dell'ambiente e della salute dei cittadini. Seguiamo l'andamento della gara in corso per non pregiudicare il futuro dell'ordinamento degli impianti".

LE PAROLE DELLA FURLAN (IV) - "Presidente Meloni, mentre lei festeggiava la longevità del suo Governo, i lavoratori dell'indotto dell'Ilva ricevevano le lettere di licenziamento e agli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure veniva annunciato lo spegnimento degli impianti e la sospensione della produzione. È questa la fotografia drammatica della politica industriale del suo Governo". Lo ha dichiarato la senatrice di Italia Viva Annamaria Furlan, intervenendo in Aula al Senato durante le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
     "In questi anni l'Italia ha perso sette punti di produzione industriale. Dietro questi numeri ci sono aziende che chiudono, lavoratori che perdono il posto e famiglie che si impoveriscono. Intanto la pressione fiscale ha superato il 43% e il drenaggio fiscale ha sottratto miliardi alle buste paga. Condividiamo la necessità di rivedere alcune regole europee che penalizzano la competitività, ma questo non può diventare l'alibi per nascondere l'assenza di una strategia industriale nazionale. Il piano industriale dell'Italia non lo deve scrivere Bruxelles, è responsabilità del Governo", aggiunge.

"Il caso dell'Ilva è emblematico. I Governi Monti e Renzi intervennero con provvedimenti per garantire la continuità produttiva conciliandola con la tutela ambientale. Perché il Governo Meloni non ha fatto altrettanto? Perché il ministro Urso, dopo anni di annunci e 'visite pastorali' negli stabilimenti, non ha ancora presentato un progetto credibile? Non possiamo rassegnarci a un'Italia costretta a comprare all'estero l'acciaio necessario all'automotive, alla manifattura e alle infrastrutture. Presidente Meloni, vorremmo vedere un po' più di patriottismo nella difesa delle nostre produzioni e dei nostri lavoratori. C'è ancora tempo per intervenire, ma bisogna farlo subito. La domanda resta una: qual è il progetto industriale del Governo per salvaguardare la produzione di acciaio di qualità nel nostro Paese?", conclude Furlan.

Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagram, su Youtube e su Facebook