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Genova, corso Podestà, nuovi controlli sugli alberi. Scarfì (Nuova Ecologia): "Un passo avanti, ma la battaglia continua"
R.C. ·
Attualità
di Luca Pandimiglio ·
Bucci, Salis, Terrile, Piana, Pastorino, Ghio, Furlan, Ceraudo e Cosso in marcia con le maestranze dello stabilimento
Giornata di mobilitazione per i dipendenti dell’ex Ilva. Ilavoratori di tutti gli stabilimenti italiani di Acciaierie d’Italia hanno incrociato le braccia per contestare il piano che prevede l’interruzione del ciclo produttivo a caldo, una scelta sostenuta dal governo che rischia di avere pesanti conseguenze anche per gli impianti del Nord, a partire dal 15 novembre.
A Genova la protesta è iniziata attorno alle sette davanti allo stabilimento di Cornigliano, dove gli operai si sono riuniti prima di dare vita a un corteo diretto verso il centro cittadino. Il percorso previsto comprende una prima tappa alla stazione di Cornigliano, per poi proseguire lungo via Cantore in direzione levante fino alla Prefettura. Con i lavoratori anche il governatore Marco Bucci e l'assessore Alessio Piana, la sindaca di Genova Silvia Salis e il vice Alessandro Terrile, i parlamentari Valentina Ghio, Luca Pastorino e Annamaria Furlan, Fabio Ceraudo presidente Municipio Medio Ponente, il presidente del Municipio Centro Est Simona Cosso.
La preoccupazione riguarda soprattutto la continuità produttiva dei siti di Genova, Novi Ligure e Racconigi. Dal 15 novembre, secondo quanto annunciato, verrebbe meno la fornitura dei rotoli d’acciaio necessari per alimentare le linee di lavorazione, mettendo a rischio il futuro delle attività industriali e dei posti di lavoro collegati.
Il nodo principale è rappresentato dalla fermata del ciclo a caldo nello stabilimento di Taranto, che comprende gli altoforni e le cokerie. Si tratta della fase iniziale della produzione siderurgica, sottoposta a provvedimenti giudiziari che ne impongono lo stop per motivi ambientali. Senza l’acciaio prodotto in Puglia, gli stabilimenti che svolgono le lavorazioni successive rischiano di rimanere senza materia prima.
Per Genova la prospettiva è particolarmente allarmante. Sindacati metalmeccanici e istituzioni locali chiedono una soluzione alternativa che consenta di rifornire Cornigliano acquistando acciaio da altri produttori. L’obiettivo è evitare il ricorso alla cassa integrazione, che potrebbe interessare tutti i circa 900 lavoratori del sito.
La mobilitazione si inserisce in una crisi che dura da anni. Dopo l’uscita di ArcelorMittal, Acciaierie d’Italia è entrata in amministrazione straordinaria e il futuro del gruppo resta incerto. Tra i soggetti interessati figurano il gruppo Jindal e una cordata italiana guidata da Federacciai, ma finora non è arrivata un’offerta vincolante in grado di definire il destino dell’azienda.
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