Orizzonti
Caro energia, nuovi incentivi nel 2027/'28: ecobonus al 65%, pompe di calore e bonus trasporti per i giovani
R.P. ·
di R.S. ·
Il Consiglio europeo non trova un’intesa definitiva sul sistema di scambio delle emissioni e rimanda la revisione dell’ETS2
La crisi energetica continua a mettere sotto pressione il sistema industriale europeo, mentre le istituzioni comunitarie faticano a trovare risposte condivise per contenere i costi e tutelare la competitività delle imprese. Il Consiglio europeo si è concluso senza un accordo sul bilancio pluriennale dell’Unione e senza una soluzione definitiva sul sistema europeo di scambio delle quote di emissione, noto come ETS.
Al centro del confronto c’è anche l’ETS2, il nuovo meccanismo destinato a estendere il prezzo della CO₂ ai combustibili utilizzati per il trasporto stradale e il riscaldamento degli edifici. L’Italia ha chiesto di rinviarne l’entrata in vigore dal 2028 al 2030, puntando a limitare le ricadute economiche su famiglie e imprese. Da Bruxelles è arrivata la disponibilità a rivedere il sistema, ma senza una scadenza precisa.
Il calendario resta tuttavia un elemento decisivo. Le aste delle quote ETS2 dovrebbero partire già nel 2027, rendendo più complesso un eventuale ulteriore rinvio e aumentando l’incertezza sulle tempistiche di applicazione delle nuove regole.
Nel confronto europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ottenuto la possibilità di compensare i produttori di energia elettrica alimentati a gas quando il prezzo del combustibile supera i 59 euro per megawattora. Una misura che, alle condizioni di mercato descritte, potrebbe avere un impatto concreto, considerando quotazioni superiori di circa 30 euro rispetto alla soglia indicata.
Il provvedimento, tuttavia, non affronta alla radice il problema del costo dell’elettricità. Nel mercato europeo, infatti, il prezzo all’ingrosso è determinato dal meccanismo marginale: in ciascuna fascia oraria, il prezzo è generalmente legato all’impianto più costoso necessario a soddisfare la domanda. Quando a fissarlo è una centrale a gas, il costo del combustibile e quello delle quote di emissione possono contribuire a determinare il prezzo finale per tutti gli operatori.
È proprio in questo passaggio che si concentra una delle principali criticità per le imprese energivore. Il costo della CO₂ previsto dall’ETS vigente incide sui costi di produzione degli impianti fossili e può riflettersi sul prezzo dell’elettricità, anche quando una parte dell’energia viene prodotta da fonti che non sostengono direttamente lo stesso onere.
Per comprendere il dibattito è necessario distinguere i due meccanismi. L’ETS attuale riguarda principalmente la produzione di elettricità, i settori industriali soggetti al sistema, l’aviazione e il trasporto marittimo. L’ETS2, invece, è destinato a interessare soprattutto i combustibili impiegati negli edifici e nel trasporto stradale.
Il costo delle emissioni che si riflette sul prezzo all’ingrosso dell’elettricità deriva dunque dal sistema ETS già in vigore, non dall’ETS2. Quest’ultimo potrebbe incidere direttamente sui costi dei combustibili utilizzati per il riscaldamento e la mobilità, con potenziali conseguenze sulle spese sostenute da cittadini e imprese.
La distinzione è importante anche per individuare gli strumenti più efficaci. Un eventuale rinvio dell’ETS2 potrebbe attenuare alcune pressioni sui consumatori, ma non eliminerebbe gli effetti del sistema ETS sul mercato elettrico.
Tra le possibili soluzioni per contenere il costo dell’energia c’è un maggiore utilizzo delle entrate pubbliche derivanti dalle aste delle quote di emissione. Le risorse raccolte attraverso l’ETS potrebbero essere destinate, nei limiti consentiti dalle norme europee, a misure che riducano gli oneri energetici sostenuti dalle imprese e dai consumatori.
Un intervento di questo tipo consentirebbe di restituire al sistema economico una parte delle risorse generate dal prezzo della CO₂, attraverso agevolazioni o strumenti mirati di riduzione delle bollette. L’efficacia dipenderebbe però dalle modalità di attuazione, dai beneficiari individuati e dal rispetto dei vincoli europei.
La questione resta quindi aperta: da una parte, l’Unione europea punta alla decarbonizzazione attraverso il sistema di scambio delle emissioni; dall’altra, deve fare i conti con il rischio che gli elevati costi energetici penalizzino le imprese europee rispetto ai concorrenti internazionali, in particolare statunitensi e cinesi.
La sfida per Bruxelles sarà trovare un equilibrio tra obiettivi climatici e sostenibilità economica della transizione, evitando che il prezzo dell’energia diventi un ostacolo strutturale agli investimenti, alla produzione industriale e alla capacità competitiva dell’Europa.
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