Amt, i sindaci d'alta Valpolcevera: "Scontiamo l'eredità del passato, ma questo piano è inaccettabile"
di Gilberto Volpara
Entro il 28 agosto le eventuali correzioni, ma i margini paiono ridotti
Dopo l'incontro in Città Metropolitana di Genova sul futuro dei collegamenti Amt in vista della stagione autunnale, la preoccupazione dei sindaci d'alta Valpolcevera è evidente. Rappresentano amministrazioni civiche, ma per lo più vicine al centro sinistra. Tuttavia, l'analisi degli amministratori dell'interno del genovesato a telenord.it trova la seguente sintesi: "Lampante che stiamo scontando situazioni di gestioni non adeguate riferite al passato, ma accogliere un piano come quello prospettato dai vertici di Amt significa chiudere l'entroterra, lasciare gli anziani in casa, rendere le frazioni montane non raggiungibili e crearsi una bomba sociale senza precedenti".
La riflessione di Michele Malfatti, sindaco di Mignanego, accorpato nella nuova previsione al territorio di Vallescrivia da cui il paese è diviso dal Passo dei Giovi: "Ho posto temi di metodo e sostanza. Non è possibile che ci venga sottoposta una proposta di tagli alle corse e di aumento della contribuzione dei comuni il 19 di agosto quando Amt, Città Metropolitana e Comune di Genova hanno da tempo tutti gli elementi a disposizione. Ringrazio il vicesindaco Simone Franceschi per il lavoro svolto, per il senso di responsabilità e per l'ampia spiegazione sulla drammatica situazione dell'azienda di Tpl che affonda le radici su politiche tariffarie e scelte operative e strategiche del recente passato quanto meno discutibili. Al contempo, però, sarebbe stato necessario, opportuno e rispettoso dei colleghi di area vasta che al tavolo ci fosse la sindaca, nel suo doppio ruolo di amministratrice di Città Metropolitana e del Comune di Genova, di gran lunga principale azionista di Amt Ci viene chiesto di aumentare di circa il 25% (e sarebbe quasi il 50% se non ci fosse l'intervento contributivo di Città Metropolitana) la quota di spesa a carico dei Comuni già per l'anno in corso, come se ad agosto la richiesta fosse compatibile con i bilanci di previsione approvati a dicembre 2025 e potessimo stampare banconote per aumentare le nostre disponibilità economiche. Al contempo, vengono tagliate alcune corse lungo la Statale 35 dei Giovi dal lunedì al venerdì, mentre il sabato le corse vengono più che dimezzate e le frazioni di Paveto, Costagiutta e Fumeri, già mal servite in settimana, restano completamente isolate. Ora, abbiamo alcuni giorni (sempre ad agosto e con alcuni nostri tecnici in ferie) a disposizione per interloquire con Amt e Città Metropolitana e provare a limitare i danni. Temo che lo spazio di manovra sia molto risicato. Tutto ciò, a danno dei cittadini, è inaccettabile".
Gli fa eco Angela Negri da Serra Riccò che assieme a Sant'Olcese rientra in un bacino che secondo la prima cittadina richiede un risparmio annuo di 80 mila chilometri da parte di Amt: "Nel nostro caso, aumento di 11 mila euro e, soprattutto, taglio totale delle frazioni per la cancellazione dell'utile servizio di Chiama Bus. Se le corse del mattino per gli studenti, legate al fondo valle, paiono rispettate anche se bisognerà capire le coincidenze del ritorno con i treni, non possiamo permettere che chi vive in altura e sfrutta il bus per servizi di prima necessità resti barricato in casa. Chiedermeo almeno il ripristino di due corse giornaliere da e per le borgate d'altura come prevede la legge regionale. A me non interessa la politica, penso ai cittadini".
Più morbido Giancarlo Campora di Campomorone legato a Ceranesi nel bacino di Valverde: "Situazione non facile, ma almeno nel nostro caso meno drammatica delle previsioni. Stiamo valutando la situazione con gli uffici, intanto c'è un aumento di 8 mila euro per il nostro Comune e di 5 mila per Ceranesi su contributi fermi dal 2014. Certo, sono consapevole che ogni zona ha criticità differenti e tutti siamo preoccupati nonchè consapevoli che stiamo scontando gestioni non adeguate degli anni precedenti. O cerchiamo tutti insieme di uscire da questa situazione che abbiamo avuto in eredità dopo un periodo nel quale i problemi venivano nascosti sotto il tappeto, oppure questa azienda pubblica è destinata a non avere futuro, e con essa i lavoratori e le loro famiglie. Si chiama responsabilità. Purtroppo, non tutti hanno dimostrato di possederla.".
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