Inchiesta
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R.S. ·
di Redazione ·
Monica Montaldo, responsabile di Galleria Mazzini a Genova: "Forse c’è stato un po’ di terrorismo psicologico assolutamente non fondate, perché poi le persone hanno paura vedendo quello che è successo nelle altre città"
Sabato pomeriggio Genova è sceso in piazza un corteo di giovani e studenti che è rimasto pacifico e lontano dagli scontri visti a Milano e Bologna. Il timore, però, ha spinto molti commercianti di via XX Settembre e via Roma a chiudere e barricare le vetrine: ne abbiamo parlato a Liguria Live.
Cosa è successo sabato
Sabato un corteo spontaneo è partito da piazza De Ferrari su iniziativa di tanti giovani, soprattutto studenti, dopo l’invito del Movimento 17 ottobre, che aveva dato indicazioni, o meglio avrebbe dovuto dare indicazioni, per tre concentramenti in diverse città d’Italia per poi farli confluire tutti in un’unica manifestazione. Dalle 16 è poi partita la manifestazione a Genova, da De Ferrari verso il Porto Antico e la stazione di Principe, per poi attraversare via Balbi e tornare in centro. Una manifestazione del tutto pacifica, che ha coinvolto circa 200 giovani e non solo, e che è stata ben distante da ciò che ci si aspettava, cioè qualcosa di più vicino ai tafferugli visti a Milano e Bologna. Per questo motivo molti commercianti erano preoccupati, sia in via XX Settembre sia in via Roma, e hanno deciso di chiudere i battenti o comunque di sprangare le porte.
Le ripercussioni economiche per i negozianti
Sabato a Genova, viste le immagini di Milano, i negozianti erano spaventati, erano preoccupati. Hanno deciso di chiudere i propri negozi e si sono barricati: hanno protetto le vetrine per evitare che fossero rotte e hanno chiuso i battenti.
Umberto Solferino, quanti sono stati i negozi che hanno deciso di chiudere e quali le motivazioni, anche per l’impatto economico? “Allora, noi come Confcommercio abbiamo dato un’indicazione di massima, che poi andava seguita secondo la propria coscienza da ogni esercente. Il problema è che tutto nasce da quello che si è visto succedere a Milano, e questo ha portato chiaramente una dose di ansia nei confronti di quello che poteva avvenire, anche perché non è controllabile, nel senso che noi abbiamo la massima fiducia nelle forze dell’ordine, nella Prefettura, nella Questura, però certe situazioni esplodono all’improvviso. Un’azienda che è da 40 anni sul territorio e sacrifica sé stessa da sempre non può accettare una cosa del genere. Quindi è chiaro che nasce una situazione di ansia che va governata nel miglior modo possibile”.
Durante la diretta di Liguria Live abbiamo intervistato anche Monica Montaldo, responsabile di Galleria Mazzini a Genova: “Sabato alcuni negozi hanno deciso di chiudere perché impauriti da quello che poteva succedere, che poi non è successo. Qualcuno ha aperto parzialmente, la maggioranza, dobbiamo dire, ha deciso di mantenere aperte le attività. C’era un po’ di senso di inquietudine, poi fortunatamente è andato tutto bene”.
Che sabato è stato per voi? “Avevamo una certezza da parte della nostra associazione di categoria, la Confcommercio, che era in contatto con la Prefettura, e io mi sono attenuta a quello perché la situazione era monitorata e quindi loro dicevano di tenere comunque aperto. È chiaro che poi ognuno fa quello che si sente. Il sabato per noi è una giornata molto importante”.
Qual è il messaggio che però si vuole trasmettere? “Il messaggio, direi, è che forse c’è stato un po’ di terrorismo psicologico dal tam tam di chat assolutamente non fondate, perché poi le persone comunque hanno paura, giustamente, vedendo quello che è successo nelle altre città. Quindi come CIV ci siamo veramente affidati a notizie certe. Tanto è vero che non c’era polizia, non c’era assolutamente nessun assembramento, quindi non c’era da avere paura”.
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