Il caso
Genova, paura in chat per voci di incursione armata nei licei occupati, ma era un falso allarme
R.C. ·
di r.s. ·
La rimozione e il brillamento in mare potrebbero avvenire il 4 o il 5 novembre. La data sarà stabilita durante una riunione in Prefettura, valutando soprattutto le condizioni meteo
Potrebbe essere rimasto per quasi un mese sul cassone C32 della nuova diga foranea di Genova l’ordigno bellico da circa 230 chili, scoperto il 23 ottobre. La Capitaneria di porto, coordinata dalla Procura, sta cercando di ricostruire come sia arrivato nel cantiere e se ci siano state negligenze nei controlli.
Secondo le prime ipotesi, la bomba sarebbe stata trasportata accidentalmente insieme alla terra utilizzata per il riempimento del cassone, proveniente dai dragaggi effettuati a calata Bettolo. Proprio su queste operazioni si concentrano le verifiche, anche per capire come l’ordigno sia sfuggito ai controlli dei robot subacquei dotati di sonar.
Un elemento importante riguarda l’ultimo deposito di materiale, avvenuto il 29 settembre. Nessuno degli addetti ascoltati dagli investigatori avrebbe segnalato la presenza della bomba, che potrebbe quindi essere rimasta sul posto per diverse settimane.
La rimozione e il brillamento in mare potrebbero avvenire il 4 o il 5 novembre. La data sarà stabilita durante una riunione in Prefettura, valutando soprattutto le condizioni meteo. Le operazioni saranno affidate all’Esercito e agli specialisti della Marina militare.
Gli inquirenti stanno inoltre verificando eventuali irregolarità nei dragaggi e non escludono che uno scavo più profondo del previsto possa aver provocato lo spostamento dell’ordigno. Un caso simile si era già verificato nel maggio 2015, quando a calata Bettolo era stata recuperata un’altra bomba americana inesplosa, anch’essa del peso di circa 230 chili.
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