Le previsioni
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R.S. ·
di R.C. ·
L’intesa preliminare stabilisce che i rilasci possano avvenire quando il livello dell’invaso supera una determinata soglia di sicurezza
La disputa sull’acqua del Brugneto si sposta nelle aule giudiziarie. Il Comune di Genova ha deciso di rivolgersi al Tar della Liguria per contestare l’accordo preliminare sottoscritto il 28 luglio dalle Autorità di bacino del Po e dell’Appennino settentrionale insieme alle Regioni Liguria ed Emilia Romagna. Al centro del ricorso c’è l’aumento dei quantitativi d’acqua destinati ogni estate al territorio piacentino per l’irrigazione agricola, una misura che Palazzo Tursi considera potenzialmente rischiosa per le riserve idriche della città.
La richiesta avanzata dall’Emilia Romagna, scrive il Secolo XIX, prevede infatti di portare da 2,5 a 4 milioni di metri cubi il volume stagionale dei rilasci, che avvengono gratuitamente tra il 15 maggio e il 15 settembre. Una prospettiva contestata dall’amministrazione genovese, secondo cui l’acqua contenuta nell’invaso deve innanzitutto garantire le necessità potabili del capoluogo ligure. Il Comune ritiene inoltre che eventuali concessioni aggiuntive debbano essere subordinate a verifiche puntuali sulle disponibilità effettive, senza introdurre automatismi.
L’intesa preliminare stabilisce che i rilasci possano avvenire quando il livello dell’invaso supera una determinata soglia di sicurezza. Tuttavia, prevede anche la possibilità per l’Emilia Romagna di chiedere deroghe per utilizzare ulteriori quantitativi, attingendo potenzialmente alla riserva destinata all’approvvigionamento potabile. È proprio questo uno dei passaggi contestati da Genova: secondo Palazzo Tursi, non sarebbero sufficientemente definite né le garanzie per tutelare la disponibilità d’acqua della città né le eventuali fonti alternative, con i relativi costi, da utilizzare in caso di necessità. Nel ricorso viene inoltre messa in discussione l'applicazione dell'articolo 158 del decreto legislativo 152/2006, ritenuta impropria rispetto al regime della concessione.
La vicenda affonda le proprie radici nella costruzione della diga del Brugneto, realizzata alla fine degli anni Cinquanta nell'entroterra genovese. Dal 1987 vengono garantiti al Piacentino 2,5 milioni di metri cubi d'acqua all'anno, come compensazione per la riduzione dell'apporto idrico conseguente alla realizzazione dell'invaso. Nel corso degli anni, in occasione di particolari periodi di siccità, il quantitativo è stato talvolta superato.
La discussione è tornata d'attualità con il rinnovo della concessione, scaduta nel 2024 e attualmente in capo a Ireti, società del gruppo Iren. L'Emilia Romagna punta a ottenere maggiori disponibilità, arrivando a prospettare ulteriori risorse in presenza di determinate condizioni, mentre Genova teme ripercussioni sulla propria sicurezza idrica. Una contrapposizione che coinvolge amministrazioni guidate anche da forze politiche dello stesso schieramento e che ha già animato il confronto tra sindaci ed esponenti istituzionali dei due territori. Ora spetterà ai giudici amministrativi valutare la legittimità dell'intesa di luglio. La decisione potrebbe incidere direttamente sul percorso verso l'accordo definitivo e sugli equilibri tra le esigenze del territorio ligure e quelle del comprensorio agricolo piacentino.
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