Genova, Consiglio comunale contro il limite del 30% a scuola: "Rischia di creare classi artificiali"
di R.P.
Kaabour (Pd): "Attenzione alle classi artificiali". Bordilli (Lega): "Si fa colpevole disinformazione per propaganda antigovernativa"
Il Consiglio comunale di Genova prende posizione sulle criticità legate all’applicazione del decreto scuola e, in particolare, sul limite del 30% previsto per la presenza di studenti stranieri nelle classi. Un ordine del giorno presentato dalla maggioranza di centrosinistra e votato oggi dall’aula chiede alla sindaca e alla giunta di portare le problematiche evidenziate all’attenzione del Governo e del Parlamento durante l’iter di conversione del decreto.
Secondo quanto riportato nel documento, il limite rischierebbe di «creare classi artificiali e spostamenti non necessari di studenti lontano dal proprio quartiere». Per il Partito Democratico è intervenuto in aula il consigliere Simohamed Kaabour.
L’ordine del giorno sollecita inoltre la definizione di un piano strutturale per l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua e per l’inclusione scolastica, attraverso risorse dedicate a docenti specializzati, compresenze e servizi di mediazione linguistico-culturale. Al ministero viene inoltre chiesto di rilanciare un organismo nazionale stabile per l’integrazione degli alunni stranieri.
Il tema ha assunto particolare rilievo a Genova anche dopo i fatti avvenuti il 25 settembre alla scuola primaria Daneo, quando due agenti in borghese avevano rimosso dal cancello dell’istituto uno striscione esposto dai genitori con la scritta «Qui nessun è stranier»**. Lo striscione era stato successivamente restituito e riposizionato.
Nel documento approvato dal Consiglio comunale viene richiamata anche la composizione della popolazione scolastica ligure. Gli studenti con cittadinanza non italiana rappresentano il 15,8% del totale, una percentuale che sale al 36,2% nella scuola primaria, a conferma, secondo i promotori dell'ordine del giorno, del carattere ormai strutturale della presenza multiculturale nelle classi.
Nota Paola Bordilli (Lega) - "Ci troviamo di fronte all’ennesimo documento redatto dalla sinistra genovese, ideologico e strumentale, che racconta bugie e distorce la realtà per fare pura propaganda politica sulla pelle dei nostri bambini e ragazzi, nonché delle istituzioni scolastiche. Il documento della sinistra dipinge uno scenario che non esiste e dimostra una profonda e colpevole, ma forse voluta, disinformazione sui contenuti e sulle finalità reali delle misure adottate dal Governo.
Il Decreto Scuola si configura come un piano strutturale di investimenti: 170 milioni di euro per il personale scolastico; 21 milioni di euro in più per i buoni libro, con l’innalzamento a 40.000 euro della soglia di reddito per accedervi; un incremento di 70 milioni di euro per contrastare la dispersione scolastica e di 4 milioni di euro contro il cyberbullismo; corsi di italiano per i genitori degli alunni in situazioni di grave ritardo educativo, oltre al divieto assoluto di burqa e niqab.
Va poi ristabilita la verità sul parametro del 30% per gli alunni non italofoni. La narrazione secondo cui il tetto del 30% rappresenterebbe una discriminazione basata sulla cittadinanza è falsa: il criterio riguarda la conoscenza della lingua italiana. Gli studenti stranieri che parlano italiano o hanno già studiato in Italia sono esclusi dal calcolo e la soglia serve a evitare la formazione di “classi ghetto”, che finirebbero per penalizzare tutti gli studenti.
Per le situazioni più complesse sono stanziati 3,4 milioni di euro per il 2027 e 14,1 milioni di euro annui a partire dal 2028 per corsi intensivi di lingua, affiancati dall’assunzione di circa 1.000 docenti L2.
Senza dimenticare che, con il ministro Valditara, questo Governo ha già ottenuto un risultato storico: tre contratti collettivi in meno di quattro anni, con incrementi medi di 142 euro al mese per i docenti e 304 euro per il personale ATA.
L’inclusione – conclude Bordilli – senza regole e senza conoscenza della lingua è un inganno: penalizza chi arriva e compromette il percorso di chi è già in classe. Basta demagogia e politicamente corretto».
Durante il dibattito, il consigliere Filippo Bruzzone della Lista Salis ha sottolineato inoltre che, secondo i dati richiamati in aula, in Liguria soltanto due classi su cento rientrerebbero nei casi previsti dal decreto. Bruzzone ha evidenziato anche il calo demografico registrato sul territorio: tra il 2015 e il 2025, nella provincia di Genova, i bambini iscritti alla scuola dell’infanzia e alla primaria sarebbero diminuiti di oltre il 23%.
L'ordine del giorno prevede anche un monitoraggio a livello locale sugli eventuali spostamenti degli studenti, sulla formazione delle classi, sul trasporto scolastico e sui servizi di mediazione. Tra le richieste figurano inoltre il potenziamento dei servizi per l’integrazione linguistica e culturale e dei progetti di sostegno alle famiglie.
Il documento sarà ora trasmesso al Ministero dell’Istruzione, alla Regione Liguria e all’Ufficio scolastico regionale, portando così a livello istituzionale le perplessità espresse dal Consiglio comunale genovese sull’applicazione delle nuove disposizioni.
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