Il finanziamento
Regione Liguria approva i progetti di riqualificazione di quattro mercati liguri
Redazione ·
di Luca Pandimiglio ·
Diversi i Paesi di provenienza: Egitto, Bangladesh, Somalia, Eritrea, Etiopia, Pakistan, Sudan, Niger e Gibuti
È attraccata a Genova la Life Support, la nave di Emergency con a bordo 113 migranti soccorsi nel Mediterraneo centrale quattro giorni fa.
In corso il sopralluogo del personale della sanità marittima per stabilire le priorità di sbarco. Le 113 persone sono state recuperate in due distinte operazioni, il 27 e 28 ottobre nelle acque internazionali del Mediterraneo centrale: 73 si trovavano su una piccola imbarcazione di legno, mentre gli altri 40 viaggiavano a bordo di un gommone. Tra loro 36 minori stranieri non accompagnati e nove donne, due delle quali incinte.
Diversi i Paesi di provenienza:: Bangladesh, Somalia, Eritrea, Egitto, Etiopia, Pakistan, Sudan, Niger e Gibuti. Le due imbarcazioni erano partite dalle località libiche di Gasr Garabulli e Zawiya. La nave ha percorso circa 680 miglia nautiche, pari a circa 1.260 chilometri, dall'area dei soccorsi sino al porto del capoluogo ligure. A terra le ambulanze della Croce bianca genovese e il personale della Protezione civile del Comune di Genova.
Tra i soccorritori anche il velista Giovanni Soldini: "La situazione in mare è davvero allucinante. I migranti vengono fatti partire su imbarcazioni assolutamente improbabili. Il primo gruppo che abbiamo soccorso era composto da 75 persone a bordo di una barca di appena otto metri. Le operazioni di soccorso, quindi, sono estremamente delicate e complesse. L’equipaggio di Emergency è molto serio e preparato: si organizza e si allena con grande attenzione. Per me è stata un’esperienza davvero forte. La cosa forse più importante da sapere è che si tratta di ragazzi molto giovani, che fuggono da situazioni terribili e hanno un solo desiderio: inseguire il sogno di poter vivere una vita normale. Almeno finché sono a bordo della nave, li ho visti sempre molto positivi.
Abbiamo organizzato due ore di lezione d’italiano e hanno imparato tutti a dire: «Ciao, come stai? Come ti chiami? Da dove vieni?». Sono ragazzi pieni di vita. Ho ancora davanti agli occhi i loro volti: sono davvero carini, pieni di speranza.
Naturalmente, non hanno ancora idea di quello che li aspetta, di tutto ciò che comportano la nostra burocrazia e le difficoltà successive, che spesso finiscono per ricacciarli in una condizione di assoluta precarietà".
Soldini è stato anche a bordo del RIB, il gommone utilizzato per raggiungere le imbarcazioni e soccorrere le persone. "L’immagine che mi è rimasta impressa è quella di un’imbarcazione assolutamente precaria: una barca di sette-otto metri con 75 persone a bordo. Una situazione che fa paura persino all’interno di un porto, figuriamoci in mare aperto, con onde di due metri. Inoltre, si tratta di persone che non hanno alcuna preparazione per affrontare una traversata del genere. Ci sono donne con le loro borsette, c’era anche un bambino di un anno e mezzo, carinissimo. È una situazione di estrema precarietà".
Non abbiamo subito interferenze, anche perché con il primo gruppo ci trovavamo in acque maltesi. Abbiamo però trascorso una notte particolarmente difficile, durante la quale cercavamo un terzo gruppo di migranti. Purtroppo siamo arrivati di notte e non riuscivamo a individuarli. Sono state alcune ore davvero brutte: quando pensi a un gommone con 40 persone a bordo e non sai dove si trovi, ti assale l'angoscia. Per fortuna, insieme a noi c'era una motovedetta della Capitaneria di porto, che alla fine è riuscita a trovarli. Solo allora abbiamo potuto andare a dormire un po' più sereni".
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