Genova, ambiente, Ecoistituto ReGe: "Il verde deve guidare le scelte urbanistiche"
di r.p.
L’associazione guarda con favore al nuovo Piano del Verde e alla realizzazione del parco di Piazzale Kennedy, ma chiede un cambio di approccio
Tra nuovi progetti di forestazione urbana e decisioni ancora legate a parcheggi, mobilità e infrastrutture, la gestione del verde pubblico a Genova presenta, secondo l’Ecoistituto ReGe, forti elementi di contraddizione.
L’associazione guarda con favore al nuovo Piano del Verde e alla realizzazione del parco di Piazzale Kennedy, ma chiede un cambio di approccio: alberi e suolo permeabile, sostiene, non possono essere considerati una compensazione successiva alle principali scelte urbanistiche.
Tra gli esempi citati c’è Piazza Acquaverde, dove alla prevista riqualificazione pedonale davanti alla stazione di Principe si affianca la realizzazione di un silos da circa 130 posti auto. Per l’Ecoistituto, la scelta riflette una politica ancora troppo orientata all’automobile. Il rilancio del trasporto pubblico, a partire da AMT, dovrebbe invece rappresentare una delle infrastrutture centrali della transizione ecologica della città.
Positivo, invece, il giudizio sul nuovo parco di Piazzale Kennedy, considerato un importante intervento di restituzione di spazio verde e di socialità alla zona della Foce. Anche in questo caso, però, l’associazione invita a superare il modello secondo cui il verde viene inserito solo dopo aver definito le altre infrastrutture.
Attenzione anche alla Valletta Carbonara, trasformazione considerata una grande opportunità per Genova. L’Ecoistituto chiede maggiore trasparenza sulle modifiche al progetto originario, sui costi e sulle soluzioni previste per il verde e gli spazi pubblici.
Particolarmente significativo, infine, il caso dei Giardini Edoardo Sanguineti di viale Bracelli, a Marassi, dove due grandi pini sono stati abbattuti mentre un terzo è stato salvato e sottoposto a monitoraggio. La vicenda, secondo l’associazione, pone una questione più generale: prima di eliminare alberi adulti, devono essere valutate e documentate tutte le possibili alternative tecniche.
L’Ecoistituto ricorda infatti che un albero maturo non può essere equiparato a un giovane esemplare appena piantato. Ombra, raffrescamento, assorbimento della CO₂, biodiversità e capacità di trattenere le acque sono servizi ecosistemici che richiedono anni per essere ricostituiti.
In questo senso, le ricerche del CNR sul ruolo della copertura arborea nelle città confermano l'importanza degli alberi nella mitigazione delle temperature e nella protezione durante le ondate di calore. Per l’Ecoistituto, il verde urbano deve quindi essere considerato una vera infrastruttura climatica, ambientale e sanitaria, non un semplice elemento decorativo.
Da qui la richiesta di cambiare anche i criteri di compensazione: non basta sostituire un albero abbattuto con uno nuovo, ma occorre valutare dimensioni, chioma, ombra, capacità di raffrescamento, valore ecologico, paesaggistico e sociale.
L’associazione chiede inoltre procedure più trasparenti per gli abbattimenti, pubblicazione delle perizie agronomiche e delle alternative tecniche, maggiore coinvolgimento della Consulta del Verde, controlli durante i cantieri, risorse dedicate alla manutenzione e una politica strutturale di depavimentazione.
La sfida, conclude l’Ecoistituto ReGe, è fare del nuovo Piano del Verde una politica trasversale, collegata al PUC, alla mobilità, alle politiche climatiche e alla salute pubblica. L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente piantare più alberi, ma progettare una città capace di riconoscere e preservare il valore di quelli che già possiede.
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