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Crisi Amt, passo avanti per il Piano di risanamento del debito. Terrile a Telenord: "Omologa ad inizio dicembre"
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di Redazione ·
35 mila tonnellate di rotoli d'acciaio al mese per garantire la continuità produttiva dello stabilimento di Cornigliano fino alla fine di novembre, poi uno stop degli impianti dal 1° dicembre al 10 gennaio
35 mila tonnellate di rotoli d'acciaio al mese per garantire la continuità produttiva dello stabilimento di Cornigliano fino alla fine di novembre, poi uno stop degli impianti dal 1° dicembre al 10 gennaio. È il piano confermato dai commissari straordinari dell'ex Ilva durante l'incontro tra governo e organizzazioni sindacali convocato a Palazzo Chigi. Un quadro che offre indicazioni operative per Genova, ma non scioglie i nodi sul futuro occupazionale e industriale dello stabilimento.
Il periodo di fermo dovrà essere definito attraverso ulteriori passaggi sindacali sul territorio. Al tavolo, presieduto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, hanno partecipato le organizzazioni nazionali Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil, Ugl Metalmeccanici, Usb e Federmanager, oltre a una delegazione genovese. Presenti anche i ministri coinvolti nella gestione della vertenza, i rappresentanti di Invitalia e i commissari straordinari dei gruppi Ilva e Acciaierie d'Italia.
La conferma del piano produttivo rappresenta un punto fermo per Cornigliano dopo le mobilitazioni delle scorse settimane, culminate nell'occupazione dell'aeroporto di Genova da parte dei lavoratori. Resta tuttavia da capire se le attività programmate saranno sufficienti a garantire una gestione sostenibile dello stabilimento nei mesi successivi.
Il principale motivo di preoccupazione è la richiesta di cassa integrazione che, secondo quanto emerso nella vertenza, potrebbe riguardare fino a 870 lavoratori sui 915 attualmente in organico a Cornigliano.
La questione sarà affrontata in una trattativa separata, ma i sindacati hanno già manifestato la propria contrarietà a numeri ritenuti incompatibili con la tutela dell'occupazione e con la continuità produttiva annunciata.
La richiesta di ammortizzatori sociali aveva già acceso la protesta degli operai, che avevano contestato un piano giudicato insostenibile perché associato alla prospettiva di un fermo totale degli impianti, anziché al semplice fermo tecnico inizialmente prospettato.
Durante il vertice, Mantovano ha precisato che il numero massimo di lavoratori indicato nella richiesta dei commissari non corrisponde necessariamente a quello delle persone che saranno effettivamente interessate dal trattamento. Ha inoltre ricordato che dovrà essere applicato il meccanismo di rotazione tra i dipendenti coinvolti nella riduzione dell'orario di lavoro.
Per Genova, la partita resta quindi aperta: occorrerà verificare come saranno organizzate le attività e quale sarà l'effettivo ricorso agli ammortizzatori sociali, in un contesto nel quale la continuità produttiva non equivale ancora a una garanzia occupazionale per tutti.
Il futuro dell'ex Ilva continua a dipendere da due variabili fondamentali: la procedura di vendita dei complessi aziendali e gli sviluppi giudiziari relativi allo stabilimento di Taranto.
Il termine ultimo per la presentazione delle offerte vincolanti è fissato all'8 novembre 2026. Al momento, tuttavia, mancano ancora un piano finanziario e un piano industriale definitivi, elementi indispensabili per delineare le prospettive del gruppo e le garanzie per i singoli poli produttivi.
«Il governo conferma il proprio impegno per dare continuità alla produzione dell'acciaio in Italia e per assicurare prospettive industriali a Taranto, con forni elettrici e decarbonizzazione», ha dichiarato Mantovano durante l'incontro. Il sottosegretario ha però chiarito che non è ancora possibile discutere un cronoprogramma preciso della decarbonizzazione: la richiesta dei sindacati sarà affrontata quando saranno superati gli attuali fattori di incertezza.
A pesare è anche la decisione attesa dalla Corte di Cassazione sull'area a caldo di Taranto. Gli esiti del procedimento potrebbero incidere sulla possibilità di riaccendere l'altoforno, attualmente mantenuto in fase di preriscaldo, e condizionare le scelte industriali dell'intero gruppo, comprese quelle relative a Genova.
Nel frattempo, i commissari hanno presentato uno schema delle attività previste nei prossimi mesi per gli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure. Prosegue inoltre la ricerca di nuove commesse per ridurre i periodi di inattività degli impianti.
Al termine dell'incontro, Fim, Fiom e Uilm hanno rivendicato i risultati della mobilitazione con lo slogan «La lotta ripaga», riconoscendo alcuni passi avanti ma sottolineando che non è stata ancora individuata una soluzione definitiva. Il governo ha confermato l'impegno a convocare un nuovo tavolo nella metà di novembre, dopo la scadenza dell'8 novembre per la presentazione delle offerte vincolanti.
Per Genova, l'appuntamento sarà fondamentale per verificare se alle indicazioni sulla produzione si accompagneranno garanzie più solide sulla cassa integrazione, sulla continuità delle attività e sul futuro occupazionale di Cornigliano.
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