Dopo 10 anni di carcere per la morte del piccolo Alessandro Mathas, Antonio Rasero ottiene il primo permesso premio: 8 ore con madre e fratello
di Luca Pandimiglio
Per la prima volta dopo dieci anni trascorsi in carcere, Giovanni Antonio Rasero ha potuto lasciare temporaneamente la struttura penitenziaria di Marassi e trascorrere otto ore insieme alla madre. L’ex broker genovese, condannato a 26 anni per la morte del piccolo Alessandro Mathas, ha ottenuto un permesso premio dal Tribunale di Sorveglianza.
Alla base della decisione ci sarebbe il comportamento mantenuto da Rasero durante la detenzione. I giudici hanno evidenziato una condotta penitenziaria regolare, ritenendo inoltre che non sussistano elementi tali da far ipotizzare un pericolo di fuga o una possibile ricaduta nel reato.
Durante gli anni trascorsi nel carcere genovese, Rasero ha intrapreso diversi percorsi di formazione e reinserimento. Ha ripreso gli studi, partecipato alle attività di un laboratorio teatrale e svolto un'attività lavorativa all'interno dell'istituto penitenziario.
Nel percorso seguito durante la detenzione sarebbe emersa anche una parziale revisione critica rispetto a quanto accaduto nella notte della morte del bambino. Secondo quanto riportato nel provvedimento del Tribunale di Sorveglianza, Rasero avrebbe superato la rabbia e la frustrazione legate alla condanna come unico responsabile, concentrandosi maggiormente sulla propria condotta e riconoscendo di aver perso lucidità e di non aver valutato adeguatamente la situazione, ritenuta inappropriata e pericolosa per un bambino.
A commentare positivamente la concessione del permesso è stato l'avvocato Cristiano Mancuso, che insieme al collega Claudio Velasco assiste Rasero. Il legale ha sottolineato il percorso compiuto dal detenuto e il riconoscimento della sua condotta durante la permanenza in carcere. Per l’avvocato, si è trattato della possibilità di trascorrere una giornata con i propri familiari e di tornare, seppur temporaneamente, a vivere un contatto con la libertà dopo un lungo periodo di detenzione.
La vicenda giudiziaria
Rasero era stato condannato in primo grado a Genova a 26 anni di reclusione, per poi essere assolto in appello. La Corte di Cassazione aveva successivamente annullato l'assoluzione, disponendo la celebrazione di un nuovo processo a Milano. Nel successivo giudizio, i magistrati milanesi lo avevano nuovamente condannato a 26 anni.
La vicenda riguarda la morte di Alessandro Mathas, di appena otto mesi, avvenuta nel marzo del 2010 all'interno di un appartamento nel quartiere genovese di Nervi, preso in affitto da Rasero.
Il bambino era figlio di Katerina Mathas, che all'epoca aveva una relazione con l'ex broker. Secondo la ricostruzione dell'accusa, il piccolo sarebbe stato ucciso durante la notte trascorsa nell'appartamento, mentre Rasero e la donna avevano assunto cocaina.
Anche Mathas era stata inizialmente arrestata, ma successivamente era stata scarcerata. La sua posizione era stata separata da quella di Rasero e la donna è stata condannata in via definitiva a quattro anni di reclusione per abbandono di minore con morte conseguente.
Il permesso concesso a Rasero rappresenta dunque un passaggio significativo nel suo percorso penitenziario: dopo un decennio di detenzione, per la prima volta ha potuto trascorrere alcune ore fuori dal carcere, accanto alla madre e ai suoi familiari.
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