Lunedi, 21 gennaio 2019  

Venezia, la “non-assemblea” di Federagenti per il “non porto”. L’affondo di D’Agostino

Il presidente di Assoporti: "Servono investimenti statali, no alle regole volute da Bruxelles"
2018-12-04T19:01:59+00:00

 “Se Venezia non è più un porto…., allora questa è una non assemblea”. E’ con questo slogan che Gian Enzo Duci, presidente di Federagenti, ha aperto l’assemblea pubblica dell’associazione, in aperta polemica con quanti  – per difendere il patrimonio certamente unico della città lagunare – puntano a cancellare l’esistenza dello stesso porto di Venezia, dimenticando il suo ruolo storico per quasi un millennio e un passato di dominatrice dei mari. Oggi Venezia è l’ottavo porto commerciale in Italia, gestisce un traffico di oltre 26 milioni di tonnellate di merci e un traffico crocieristico che porta molte polemiche, ma anche grandi flussi turistici e notevoli benefici economici.

La “non assemblea” di Federagenti è stata monopolizzata dal tema Venezia, ma è stata anche un segnale della sempre maggiore insofferenza degli operatori e dei ceti produttivi verso una politica che non fa le scelte e sembra, anzi, orientata verso un perenne rinvio di tutte le realizzazioni di miglioramento dell’assetto infrastrutturale del nostro Paese, che – invece – appare sempre più indispensabile considerato il contesto di competizione. Questo argomento è stato uno dei principi ispiratori dell’intervento di Andrea Giuricin, esperto globale, che ha ricordato come – mentre l’Italia è ferma e la sua economia sembra ritornare in recessione – l’economia a livello mondiale cresce a ritmi sostenuti e crescono soprattutto gli scambi commerciali su scala globale. Per Giuricin, “non è vero che non scegliere non provoca danni: la non-scelta è, in realtà, una vera e propria scelta, cioè sostanzialmente quella di rimanere fermi mentre il resto del mondo cammina”.

Gian Enzo Duci ha coordinato con vivacità un dibattito che ha visto alternarsi diversi protagonisti: lo stesso Giuricin, seguito da Pino Musolino, presidente dell’Autorità di Sistema del Mare Adriatico Settentrionale (cioè del porto di Venezia); da Simone Venturini, assessore del Comune di Venezia; e dai  partecipanti alla tavola rotonda, vale a dire Mino Giachino, presidente dell’associazione che è stata determinante nell’organizzazione della marcia Si Tav di Torino con oltre 40mila partecipanti; Vincenzo Marinese, presidente di Confindustria Venezia, che ha confermato le recenti posizioni polemiche dell’associazione industriale contro la politica attendista del governo; Daniele Rossi, presidente dell’Adsp Mare Adriatico Centro Settentrionale (Ravenna); Mario Mattioli, presidente Confitarma e Stefano Messina, presidente Assarmatori; e Zeno D’Agostino, nella doppia veste di presidente della Adsp di Trieste e di Assoporti..

Come presidente dell’associazione delle Autorità portuali, D’Agostino ha lanciato un accorato allarme sul probabile esito di una “non-trattativa” (giusto per rimanere in tema) che vi sarebbe stata a Bruxelles e che avrebbe condotto ad un esito molto pericoloso – secondo D’Agostino – per i porti italiani. L’Unione Europea, infatti, si preparerebbe ad equiparare le Autorità portuali ad imprese commerciali e di servizi, soggette non solo al pagamento dell’Iva su ogni attività svolta, ma anche – e soprattutto – a rientrare nella categoria dei soggetti che non possono ricevere finanziamenti dallo Stato per migliorare le proprie infrastrutture, le banchine etc., perché quei finanziamenti quei finanziamenti sarebbero considerati aiuti di Stato. “Se davvero la decisione di Bruxelles diventasse effettiva, è bene che diciamo subito che salterebbe l’intero sistema: i nostri porti sono deboli, per crescere hanno bisogno di investimenti, ci troveremmo nell’assurdo che diventa possibile l’investimento di un paese come la Cina (che, ovviamente, in cambio vorrebbe la proprietà o il controllo del porto) e non quello della nostra nazione, impedendo qualsiasi ipotesi di riequilibrio con i porti del Nord Europa che, invece, proprio con i finanziamenti statali sono cresciuti, anche se nei periodi in cui ciò era consentito”, ha concluso il presidente di Assoporti.

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