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Un operatore sanitario su due vittima di violenza fisica o psicologica: proposta di legge per la loro sicurezza

di Eva Perasso

Solo 1200 le aggressioni annue dichiarate. UIL alla raccolta firme per un testo di legge che protegga chi lavora in ospedali e sanità

Ci sono 4mila casi all'anno di violenza sui posti di lavoro di cui 1200 riferiti alla parte sanitaria: sono violenze fisiche e aggressioni denunciate da parte di medici, infermieri, operatori OSS a contatto con i pazienti, e riguardano in particolar modo chi lavora nei reparti di pronto soccorso, al SERT, in psichiatria, nei servizi di accoglienza. Non è tutto: il dato ufficiale racconta solo parzialmente la situazione italiana, perché non vi è compresa la violenza psicologica, la minaccia verbale, e qui i numeri salgono. Un operatore su due, secondo i dati raccolti dalla Federazione degli ordini dei medici nazionale, è stato infatti aggredito con minacce non fisiche.

Se ne è parlato a Genova all'ospedale Galliera martedì 9 luglio, nel corso di un incontro organizzato da Uil Fpl: dalla sigla sindacale arriva la proposta di una legge di iniziativa popolare per tutelare tutti i lavoratori dipendenti della pubblica amministrazione che lavorano in sanità. La proposta sta ora raccogliendo le firme: al suo interno si parla della costituzione di un gruppo di lavoro in ogni ente e struttura che tuteli maggiormente i dipendenti, ma anche nuove indennità per i dipendenti a rischio, più personale nelle fasce orarie pomeridiane e notturne, un presidio della polizia negli ospedali.

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