Sabato, 20 luglio 2019  

Strage Bus Erasmus, terza archiviazione. Bonello: “Un incubo nell’incubo”

Il papà della ragazza genovese morta in Spagna: "Ma non ci arrendiamo"
2019-05-16T09:24:11+00:00

E’ stata archiviata per la terza volta dalla giustizia spagnola l’inchiesta sull’incidente stradale del 20 marzo 2016 in costa Brava in cui a bordo di un bus 13 studentesse in Spagna per il progetto Erasmus fra cui sei italiane e la genovese Francesca Bonello.

I giudici hanno decretato che la perizia sui freni del veicolo non permette di riaprire il caso. La notizia non sorprende Paolo Bonello, papà di Francesca. “Ci pare evidente che i giudici spagnoli non vogliano avviare un processo nonostante le tante prove che evidenziano responsabilità da parte dell’autista e della ditta di autonoleggio”.

Bonello ammette che i tre anni trascorsi dalla tragedia sono “un incubo nell’incubo, perchè ogni volta che si archivia il processo equivale a gettare sale su una ferita, anche se è evidente che nulla potrà alleviare il dolore che proviamo per la morte dei nostri figli”.

L’ultima volta l’indagine è stata riaperta perché la difesa dell’autista aveva ipotizzato che i freni del bus fossero difesa. Ma la perizia ha evidenziato che dopo tanti anni l’accertamento tecnico non può avere valore probatorio. Fra le accuse mosse dai familiari delle vittime le condizioni psicofisiche dell’autista del bus che a detta dei sopravvissuti era stanco ed assonnato tanto che era stato visto chiudere gli occhi e sbandare più volte, come confermato dai dati registrati dal tachigrafo.

L’ultima volta l’indagine è stata riaperta perché la difesa dell’autista aveva ipotizzato che i freni del bus fossero difettosi. Ma la perizia ha evidenziato che dopo tanti anni l’accertamento tecnico non può avere valore probatorio. Fra le accuse mosse dai familiari delle vittime le condizioni psicofisiche dell’autista del bus che a detta dei sopravvissuti era stanco ed assonnato tanto che era stato visto chiudere gli occhi e sbandare più volte, come confermato dai dati registrati dal tachigrafo.

“Ma nonostante questo – denuncia Paolo Bonello – i giudici stanno facendo di tutto per avviare un processo. Noi familiari, però, non ci arrenderemo neppure questa volta e impugneremo la nuova richiesta di archiviazione”.