Martedi, 16 luglio 2019  

Riaperta l’ultima strada, ma la ferita del ponte brucia ancora

Il Punto di Paolo Lingua
2019-04-23T19:09:14+00:00

Oggi via Walter Fillak, l’asse che collega Sampierdarena a Certosa e al resto dei quartieri della Val Polcevera, è stata riaperta al traffico pubblico e privato (ma non percorribile a piedi) dopo una chiusura che partiva dallo scorso agosto. Sarà una apertura a singhiozzo, sottoposta ad allarmi (anche ieri le sirene hanno fischiato possibili rischi), ma è una ripresa comunque.

Un segno positivo, anche se gli operatori commerciali e i residenti della zona sono quasi in rivolta. E’ indubbio che tutti gli aspetti negativi conseguenza del crollo del ponte Morandi si vadano facendo sempre più acute e insopportabili, perché per adesso non si vede una via d’uscita. La ferita della città è grave e per adesso non si rimargina, al di là degli slogan positivi.

Ora l’attenzione è ancora concentrata sulla demolizione del ponte, di quel che resta del settore ovest e di quello che ancora c’è da fare sul più imponente relitto del lato est. Proprio in questo caso si discute ancora sulla tecnica della demolizione, anche se le ultime valutazioni sembrano dare ragione al sindaco-commissario Marco Bucci, da sempre convinto dell’impiego delle microcariche di dinamite, come strumento più rapido, meno pericoloso e tutto sommato meno inquinante, pur considerando le modeste tracce di amianto.

Tempi più rapidi di demolizione, che riguardano anche gli edifici sottostanti che nei prossimi giorni saranno visitati dagli ex inquilini per gli ultimi recuperi possibili degli effetti personali. Poi, rimosse le macerie, sarà possibile procedere, al di là dei simboli e degli slogan, alla ricostruzione del ponte autostradale di cui Genova, la Liguria e tutto il sistema nord ovest connesso alle esigenze europee hanno assoluto bisogno.

E poi, superate le infinite e inutili beghe di propaganda elettorale, occorre dar via, accanto alle tante grandi opere ancora bloccate, alla Gronda. E, se possibile, mantenendo tutti i collegamenti cittadini che sono stati recuperati e anche inventati “ex novo” per sopperire gli infiniti disagi di traffico e di trasporto, sarà importane trovare collegamenti ferroviari merci in porto sia nello scalo tradizionale, sia per il Vte.

In questo caso il sistema intrecciato di trasporto e di scarico e carico (considerato che dovrebbe essere realizzato l’allargamento del porto con lo spostamento  della diga foranea e del dragaggio dei fondali) sarà veramente super-efficiente e degno delle strategie europee. Le vere scommesse di Genova, accanto al potenziamento del settore crocieristico e diportistico, sono concentrate su questa specifica strategia.

Il problema è rendersi conto realisticamente che il processo più complesso in questa serie di passaggi è l’aspetto della demolizione: è infatti sinora il passaggio più delicato e quello che ha realizzato i maggiori ritardi, anche se non si sono stati gravi blocchi. Questioni ambientalistiche, problemi di convivenza con chi è residente, difficoltà impreviste possono giocare con parziali stop, ma non è il caso di farsi saltare i nervi perché occorre far bene senza rischiare pentimenti.

E’ assai probabile che, demoliti i tronconi e rimosse le macerie, si possa poi procedere più speditamente perché la ricostruzione, impostata sull’acciaio e non più sul cemento armato potrò valersi delle soluzioni tecnologiche più avveniristiche e non dovrebbero sorgere neppure intoppi burocratici, lambiccati ricorsi e inciampi d’ogni genere. Qui i tempi potrebbero essere prevedibili.

E’ necessario però che i cittadini residenti e i quartieri non paghino un prezzo in termini economici e di vivibilità troppo alto, soprattutto per un evento che non è certo colpa loro. Per adesso recuperiamo, sia pure a tratti e con interruzioni, l’arteria vitale di via Fillak. Sarà un blando tentativo di riprendere, nei limiti del possibile, una vita normale. Ma, in particolare, c’è da augurarsi che, dopo l’ostacolo  delle elezioni europee, cessino i ricatti tra partner di governo, oppure il governo si decida a cadere per far posto a una coalizione più protesa all’efficienza e alle realizzazioni di cui la nostra economia ha bisogno per crescere e per migliorare la qualità della vita della cittadinanza.

TELENORD