Giovedi, 22 agosto 2019  

Ponte Morandi un anno dopo, ecco come ha funzionato nell’emergenza la sanità ligure

Trasporto malati urgenti e trasferimento di cronici e oncologici, teleradiologia e numeri dedicati
2019-08-14T07:53:10+00:00

14 agosto 2018, quando Ponte Morandi crolla anche la sanità locale si deve subito preparare alla gestione dell’emergenza. Dapprima per garantire ai feriti, ai familiari delle vittime e agli eventuali dispersi un pronto intervento medico. Poi per riorganizzare rapidamente un sistema messo a dura prova dalla mancanza di un’arteria di traffico fondamentale che ha letteralmente diviso in due Genova e la Liguria, impedendo a molti l’accesso ai servizi sanitari di base.

“Nell’immediatezza il sistema sanitario ligure ha reagito prontamente, 11 sale operatorie attive dopo un’ora, piena disponibilità dei trasporti di emergenza. Abbiamo dato prova di saper affrontare un dramma”, ricorda l’assessore regionale alla Sanità Sonia Viale.

Passate le prime ore di emergenza per vittime e feriti, il sistema sanitario ligure ha risposto mettendo in campo dieci azioni diverse per colmare le difficoltà logistiche e organizzative che il crollo del ponte aveva provocato. Queste azioni sono oggi riassunte in un opuscolo di Alisa, l’agenzia ligure sanitaria, che le ha coordinate grazie al supporto di ospedali, Asl, farmacie, servizi di assistenza sul territorio.

Tra queste azioni messe in atto nell’ultimo anno, la prima è stata il trasporto dei malati in urgenza grazie all’aggiunta di un elicottero per l’elisoccorso e di una nuova automedica per i residenti in Valpolcevera; la seconda i trasferimenti garantiti per i malati di dialisi che potevano curarsi a Ponente senza dover raggiungere il San Martino; la terza e quarta riguardavano la cura dei bambini con l’attivazione della teleradiologia pediatrica e con il teleconsulto per i pazienti più piccoli; la quinta il trasferimento dei malati oncologici e neurologici con particolare attenzione ai residenti nelle aree di Asl1 e 2, da Imperia a Savona, ma anche dei malati residenti nelle aree di ponente di Genova a cui è stato permesso di scegliere strutture alternative a quelle centrali.

Il sesto punto messo in atto dal sistema sanitario regionale riguarda il potenziamento delle cure domiciliari, da quelle riabilitative a quelle ostetriche, così come il tentativo di gestire i malati cronici direttamente sul territorio. A ruota la settima azione riguarda la disponibilità di medicinali sul territorio con nuovi accordi di distribuzione con le farmacie; ottava, la riduzione dell’accesso fisico alle strutture sanitarie con il teleconsulto radiologico; nona azione, l’attivazione di numeri telefonici dedicati per chi aveva difficoltà ad arrivare per esempio alle visite specialistiche programmate; in ultimo, la verifica dei trasferimenti del personale sanitario ove necessario.

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