Martedi, 20 novembre 2018  

Ponte Morandi, parlano i vigili del fuoco: “Genova serva da lezione”

All'appello mancano 150 uomini: "Non chiamateci eroi"
2018-09-06T19:20:13+00:00

“Spero che questo disastro sia un punto di svolta. Una lezione per tutti quelli che hanno applicato la spending review al soccorso pubblico e alla manutenzione”. Marco Vedelago ha 60 anni e da tre giorni è in pensione. Ma anche lui era tra i vigili del fuoco che per primi hanno prestato soccorso a chi ha vissuto l’inferno di Ponte Morandi. Oggi i pompieri scendono in campo per dire che le “pacche sulle spalle” fanno piacere ma non servono.

“Rifiutiamo di essere chiamati eroi, vuol dire che si parla di una catastrofe e le catastrofi non devono succedere”, spiega Costantino Saporito, coordinatore nazionale del sindacato Usb dei vigili del fuoco in una conferenza a Genova. Racconta che l’emergenza ha lasciato sguarniti ben 16 comandi. “Abbiamo fatto leva più sul cuore che sull’organizzazione. In Italia c’è un pompiere ogni 16 mila abitanti, in Europa uno ogni mille. A Genova abbiamo bisogno di oltre 150 unità, se vogliamo parlare di numeri reali”.

Genova, diventata il simbolo delle catastrofi annunciate, è anche la città col maggiore dissesto idrogeologico in Italia e con l’indice di mortalità più alto per frane in tutto il territorio nazionale. A spiegarlo è Stefano Giordano, anche lui sindacalista Usb: “Sfido chiunque a trovare una tragedia in cui la prima squadra intervenuta avesse 52 anni e 6 mesi di età media”. Alle istituzioni locali rinnovano la richiesta di un nuovo distaccamento nel levante genovese, una zona che ad oggi non ha presidi territoriali.

L’Usb esporrà al Governo il progetto di un solo ente nazionale per le emergenze che riunisca vigili del fuoco, pubbliche assistenze, soccorso alpino, protezione civile ed elisoccorso. A ottobre verrà lanciata una manifestazione a Roma in favore delle nazionalizzazioni.

“Non ero in servizio, sono stato avvisato da mio figlio che si trovava a 50 metri, anche lui è un vigile del fuoco – racconta Vedelago – e ha cominciato a soccorrere le persone coinvolte. Mi sono recato in distaccamento e ho formato una squadra, il numero di personale era ridotto e critico. Noi poi ci siamo occupati della rimozione delle automobili e delle vittime. Nei loro volti straziati si vedeva la sorpresa. Un ponte non deve cadere.

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