Domenica, 15 luglio 2018

Politica nazionale ancora in alto mare

2018-04-16T18:24:11+00:00

Non è assolutamente chiaro, mentre inizia una settimana che potrebbe essere cruciale per le scelte politiche, che cosa accadrà per quel che concerne la formazione del prossimo governo. C’è un elemento che sembra – prendendo ogni considerazione con la massima prudenza – però assumere spazio. Si fa sempre più difficile il dialogo tra la Lega e il M5S.  Ma il motivo è ovvio. Se l’accordo  dovesse avvenire tra il centrodestra e i “grillini”, sarebbe la prima forza, unita e federata, a gestire la leadership. Ma il M5S abbasserebbe il capo, considerando che continua a insultare Forza Italia e Berlusconi? Sembrerebbe difficile, se non impossibile. Capovolgiamo al situazione: c onviene a Salvini rompere lo schieramento di centrodestra e accordarsi, però come forza minore (la metà dei voti), alla leadership di Di Maio? Che cosa ci guadagnerebbe?

Ecco il passaggio più arduo che, per molti aspetti, Di Maio e i suoi si sono comprati con le loro mani, ponendo il veto anche al dialogo con Foarza Italia e con il suo leader storico. In questo, per certi aspetti, Lega e M5S fanno il gioco di Berlusconi che punta a sparigliare i giochi e a pensare semmai a un “governissimo” (per forza di cose a tempo) che non faccia emergere nessuno dei presunti vincitori della tornata elettorale del 4 marzo. Il gioco di Berlusconi potrebbe trovare, sia pure con interessi del tutto diversi, la sponda del Pd che, per ora fermo sull’opposizione a tutto e a tutti, potrebbe rientrare in un  “governissimo” a termine, dimostrando che la vittoria di Salvini e di Di Maio ha messo in luce i loro limiti politici ed intellettuali.

E, in effetti, non è che dalla Lega e dai “grillini” siano emerse sinora scintille e trovate originali. I progetti rutilanti contenuti nei programmi elettorali sembrano spenti anche perchè i limiti dell’Europa e le crisi economiche e anche politico-internazionali offrono modesti spazi di manovra e per certe politiche di tagli fiscali o di sussidi a mani basse non ci sono i conti che tornano. Inoltre, se si vuole arrivare – sempre che sia possibile – a compromessi, gli aspetti più rutilanti dei programmi vanno messi in soffitta.  Ma se i vincitori sono in panne, i gli sconfitti (Berlusconi e il Pd) possono avere qualche vantaggio ma debbono, per forza di cose, giocare solo di rimessa, sfruttando gli errori e le debolezze altrui. C’è ancora il grosso punto interrogativo dell’indire nuove elezioni. Sarà difficile evitare questa conclusione, alla fine dei conti, ma ci si chiede che questa soluzione – più che probabile – porti con sé  il cambio della legge elettorale. Soltanto che ogni partito punta, secondo un moda italica da sempre diffusa, a una legge cucita addosso, quindi con forzature maggioritarie (i partiti più grossi) in alcuni casi o di accentuazioni proporzionali in altri ambiti  (i piccoli partiti). Anche per il presidente Mattarella sono giornate bollenti, ma soprattutto irte di incognite e di dubbi. Ma il vero centro del problema è la modestia dei protagonisti e la fragilità degli schieramenti.