Domenica, 15 settembre 2019  

‘Ndrangheta in Liguria, condannati i due ex sindaci di Lavagna

Quella telefonata in cui l'ex sindaco Mondello chiama il boss nascondendo il suo nome
2019-06-11T13:42:36+00:00

È stata condannata a un anno e sei mesi l’ex deputata dell’Udc Gabriella Mondello nel processo sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta a Lavagna. Condannato a due anni anche l’ex sindaco della città Giuseppe Sanguineti. Condanne più pesanti per gli esponenti locali della criminalità organizzata: 16 anni e 6 mesi a Paolo Nucera, 15 anni e 8 mesi a Francesco Antonio Rodà, 9 anni e 6 mesi a Francesco Nucera.

La procura aveva chiesto condanne per 120 anni. L’inchiesta era nata nel 2016 e aveva portato all’ arresto dei presunti boss e agli arresti domiciliari i politici. Secondo l’accusa, i politici avrebbero ottenuto i voti alle elezioni in cambio di favori resi agli esponenti della locale calabrese. Tra gli affari che secondo i giudici avevano legato gli esponenti della ‘ndrangheta con l’amministrazione comunale di Lavagna ci sono lo smaltimento dei rifiuti e la gestione di chioschi sul lungomare. Dopo gli arresti, il consiglio comunale di Lavagna fu sciolto per infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. Il Consiglio dei ministri deliberò lo scioglimento nella riunione di venerdì 24 marzo 2017 su proposta del ministro dell’interno Marco Minniti.

Per la ex deputata Udc Gabriella Mondello e per il sindaco Giuseppe Sanguineti il pm della Dda Alberto Lari e la collega Maria Chiara Paolucci avevano chiesto 3 anni e 4 anni e 6 mesi. Mondello è stata anche sospesa dai pubblici uffici per un anno e dal diritto elettorale per un anno e sei mesi. Sanguineti è stato sospeso dai pubblici uffici per un anno e dal diritto elettorale per 5 anni. Mondello era accusata di voto di scambio, Sanguineti di voto di scambio e abuso d’ufficio. Gli imputati erano complessivamente 20. Cinque sono stati assolti. Tra questi l’ex consigliere comunale di Lavagna Massimo Talerico per il quale era stata chiesta una pena di 3 anni e due mesi.

Fra le montagne di intercettazioni telefoniche dell’indagine che ha permesso di condannare i due ex sindaci della cittadina anche una telefonata in cui Gabriella Mondello telefona nella stanza di albergo al bos Paolo Nucera e, siccome a rispondere è il figlio, lei non rivela il suo vero nome ma dice dio essere la signora Costa, una mezza bugia visto che quello era il nome del marito.

Sarà lei poi i una successiva telefonata con Nucera a svelarne il motivo, “non volevo che si sapesse che ti ho chiamato”. Quella telefonata per gli inquirenti proverebbe che fra la Mondello e Nucera c’era un rapporto di confidenza non alla luce del sole.

“Me lo aspettavo perché ero il simbolo politico di questo processo. Ma sono completamente innocente come emergerà in appello”. Lo ha detto Gabriella Mondello in aula subito dopo la condanna a un anno e sei mesi nell’ambito del processo sulle infiltrazioni mafiose nel comune di Lavagna. “Non mi sento colpevole di niente – ha detto l’ex sindaco Giuseppe Sanguineti, condannato a due anni -. Se avessi qualcosa da rimproverarmi lo farei. Ma io non ho fatto nulla”.  Prima di diventare sindaco di Lavagna nel 1980, incarico mantenuto per 24 anni, e proseguire la carriera politica come parlamentare in Forza Italia, nel Pdl e nell’Udc, Gabriella Mondello, 75 anni, divenne nota al grande pubblico nel 1973 come campionessa di Rischiatutto. Nella trasmissione di Mike Bongiorno rimase a lungo imbattuta come esperta di Giovanni Verga. Parlamentare per tre legislature (XIV, XV, XVI), fu componente dell’VIII Commissione (ambiente, territorio e lavori pubblici) e della Commissione per la semplificazione della legislazione. Laureata in lettere, era stata anche insegnante di scuola media superiore.

Tra le persone condannate c’è anche Paolo Paltrinieri, considerato uomo di fiducia dei boss. Per lui la pena è sei anni, l’accusa ne aveva chiesti nove. Proprio nei giorni scorsi a Francesco Antonio Rodà e a Paolo Paltrinieri erano stati confiscati beni per tre milioni nell’ambito dell’inchiesta ‘I conti di Lavagna’ che ha portato al processo e alle sentenze di oggi.

“L’importante è che sia stata affermata nel giudizio in contraddittorio la sussistenza del reato di associazione mafiosa. E’ stato affermato tra l’altro il reato di voto di scambio”. Così il procuratore di Genova Francesco Cozzi ha commentato la sentenza al processo per le infiltrazioni della ‘Ndrangheta a Lavagna. “Siamo più che contenti. Siamo soddisfatti per il lavoro compiuto e che ha trovato riscontro nella maggior parte delle condanne di oggi. Ringrazio i colleghi Lari e Paolucci e la polizia” ha aggiunto Cozzi che era presente in aula al momento della lettura del dispositivo. Anche il pm Alberto Lari è soddisfatto: “Le contestazioni importanti hanno retto”.

“I giudici hanno condannato in base a una associazione a delinquere che non c’è. La sentenza si leggerà, si valuterà e si impugnerà”. Lo ha detto l’avvocato Claudio Zadra che insieme al collega Fabio Schembri difende Paolo e Antonio Nucera e Francesco Antonio Rodà, condannati per le infiltrazioni della ‘ndrangheta nel comune di Lavagna. “Del resto – ha continuato il legale – la storia dei processi per mafia in Liguria ha dimostrato che è tutto da vedere, e che in appello le cose possono cambiare”.

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