Minori, Regione Liguria sottoscrive nuova carta dei diritti della bambina

di Eva Perasso

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A tutela dei loro diritti: impegno contro violenza e discriminazioni

Regione Liguria ha sottoscritto oggi il protocollo d’intesa per il riconoscimento della nuova Carta dei diritti della bambina che Fidapa BPW Italy ha promosso in difesa delle bambine e delle ragazze, per sensibilizzare l’opinione pubblica a contrastare la drammatica realtà della violenza di genere, ed educare alla parità di genere ed al rispetto fin dall’infanzia. A firmare il documento, la vicepresidente e assessore alla Sanità e Politiche sociali Sonia Viale, l’assessore alla Cultura e Pari Opportunità Ilaria Cavo e Grazia Mura, presidente del Distretto Nord Ovest di Fidapa Bpw Italia, alla presenza della consigliera Lilli Lauro, tra le promotrici dell'iniziativa.

La prima Carta dei Diritti della Bambina venne approvata durante il congresso della BPW Europa a Rejkjavik nel 1997, a seguito della drammatica condizione femminile denunciata a Pechino nella Conferenza mondiale sulle donne del 1995. Il documento, a differenza della Carta ispirata alla Convenzione Onu sui Diritti del fanciullo del 1989, costituisce la premessa fondamentale per l’affermazione e la tutela dei diritti delle donne fin dalla nascita. Dopo circa 20 anni, la Carta è stata aggiornata, in considerazione delle normative specifiche introdotte nel mondo: la sua definitiva approvazione risale al 2016, al meeting delle Presidenti Fidapa durante la Conferenza europea di Zurigo.

La nuova Carta dei Diritti della Bambina, che consta di 9 articoli, elenca i diritti della bambina ad essere protetta e tutelata da ogni forma di violenza fisica o psicologica, oltre che trattata con giustizia nella famiglia, nella scuola e nella comunità. Il documento sancisce inoltre il diritto di ogni bambina e ragazza all’istruzione, anche in materia di economia e politica, per consentirle di crescere come cittadina consapevole; il diritto ad essere informata ed istruita riguardo agli aspetti della salute, inclusi quelli sessuali e riproduttivi; il diritto di non essere strumento di pubblicità per prodotti che possano dare un’immagine lesiva della sua dignità.