Lunedi, 21 gennaio 2019  

Mattarella firma il decreto Carige, la base M5s si divide

A un pezzo consistente, ma non maggioritario, dei grillini non è andato giù il 'salvataggio'
2019-01-09T15:09:14+00:00

Il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto legge su Carige varato dal Consiglio dei ministri. Il provvedimento e’ stato trasmesso alla Camera.  Il Capo dello Stato, si legge sul sito del Quirinale, ha firmato il decreto legge contenenti “misure urgenti a sostegno della Banca Carige S.p.a. – Cassa di risparmio di Genova e Imperia” e l’autorizzazione alla presentazione alle Camere “di disegni di legge 08/01/2019 Conversione in legge del decreto-legge recante misure urgenti a sostegno della Banca Carige S.p.a. – Cassa di risparmio di Genova e Imperia”. 

Sul valzer sulle cifre il Governo mette un punto fermo: il fondo stanziato è da 1,3 miliardi di euro. “Le cifre che stanno circolando in queste ore sui media in merito al presunto costo degli interventi per Banca Carige non risultano corrette. Il testo approvato dal Consiglio dei ministri prevede, infatti, due possibili interventi di cui Banca Carige può avvalersi, come misure di ultima istanza”. Lo precisano fonti di Palazzo Chigi che spiegano che “a questo scopo il governo ha stanziato un fondo di 1,3 miliardi di euro, di cui: 1 miliardo destinato alla sottoscrizione di azioni di Banca Carige al fine di rafforzarne il patrimonio e 300 milioni per le garanzie concesse dallo Stato sulle passività di nuova emissione e sull’erogazione di liquidità di emergenza. Il valore di 3 miliardi citato all’interno del decreto non corrisponde ad alcuno stanziamento aggiuntivo da parte del governo, ma consiste nel limite nominale del valore dei bond sui quali può essere posta la garanzia, per i quali vengono stanziati 300 milioni di euro”. 

La base del Movimento 5 Stelle si è però spaccata sul decreto Carige. È la stessa scena che si ripete ormai da 7 mesi, ogni volta che ai piani nobili di Palazzo Chigi cala un dossier scottanti, di quelli che sono stati la fortuna dei pentastellati ai tempi dell’opposizione. Era già successo con i sì a Tap e Ilva, ma adesso si replica su uno dei temi più caldi: le banche. A un pezzo consistente, ma non maggioritario, dell’elettorato M5s proprio non è andato giù questo ‘salvataggio’ dell’istituto di credito genovese.

Sono in molti, sui canali social ufficiali, a postare commenti di indignazione e rabbia, che si bilanciano però con chi ha deciso di raccogliere la dialettica comunicativa del Movimento, quella per cui si tratta di aver messo in sicurezza i risparmi degli italiani, non come ‘facevano quegli altri’, citando i casi Etruria o quelle dei due istituti veneti. Il problema è che l’operazione politica non pareggia i conti con il malumore di una parte di cittadini che guardavano con simpatia e fiducia al Cinquestelle. Una grana in più per il capo politico, Luigi Di Maio, a pochi mesi dalle elezioni europee, con una Lega che continua a confermare il trend positivo nei sondaggi (mai sotto il 30%, con picchi verso l’alto) e la difficoltà di trovare sponde nei partner europei per fare fronte comune in vista delle urne.

Nemmeno il tentativo di provare a stringere alleanze con i ‘Gilet gialli’ francesi scalda più di tanto i cuori pentastellati, così il vicepremier gioca la carta dei portavoce per tirare giù un programma più vicino possibile ai desiderata del popolo. Individuati i referenti della campagna elettorale, i capigruppo di Camera e Senato, Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli, si sono subito rimboccati le maniche coinvolgendo deputati e senatori. Nella mail di ‘chiamata alle armi’, i vertici chiedono il “prezioso contributo” dei parlamentari, perché “è assolutamente indispensabile impiegare e mettere a frutto le esperienze, le idee e le competenze di tutti, deputati e senatori”.

Ma i tempi sono strettissimi e il lavoro tanto, così la richiesta è di quelle da togliere il fiato: un coordinamento dei temi trattati nelle varie commissioni di Montecitorio e Palazzo Madama, che dovrà poi essere “raccordato ed armonizzato” in un unico ‘file’ che andrà inviato alla ‘commissione’ che dovrà scrivere il manifesto europeo del M5S di governo. Ma tutto questo deve essere pronto “entro e non oltre le ore 20 di lunedì 14 gennaio”. Perché il cambiamento non può attendere. Soprattutto nel Vecchio continente.

TELENORD

Post Correlati