Domenica, 27 maggio 2018 ore 11:53

L’osteopatia per i neonati: al Galliera i primi sei mesi di sperimentazione

Caso unico in Liguria: a neonatologia l'approccio osteopatico precoce è un successo
2018-05-16T17:03:48+00:00
 

Da settembre 2017 l’ospedale Galliera di Genova sta sperimentando l’osteopatia in ambito neonatologico. Nel corso dei giorni di degenza ospedaliera per il parto, la struttura di neonatologia diretta dal dottor Massimo Mazzella propone alle mamme un trattamento osteopatico per incoraggiare e facilitare l’allattamento al seno e correggere precocemente problemi come i rigurgiti frequenti, le coliche, il pianto, la letargia. “Molti disturbi che sono considerati funzionali come il pianto, il reflusso, il rigurgito, possono essere curati grazie all’osteopatia”, racconta il dottor Mazzella. “L’osteopatia in questo caso è una sorta di carezza, vediamo i bambini che in poche sedute cambiano grazie alla professionalità precisa dell’osteopata e questo intervento precoce previene e corregge i disturbi”.

In sei mesi dall’inizio della sperimentazione, il Galliera ha effettuato 12 sedute a settimana, 64 incontri, ha trattato 53 piccoli pazienti e svolto 212 visite. Un inizio, che per il direttore generale Adriano Lagostena potrebbe “passare presto a una fase attuativa. Continuiamo con la fase sperimentale e se la sperimentazione avrà evidenze della sua efficacia – così come sta accadendo – sarà possibile arrivare a una fase di sistema”.

Rosalba Ruffa è l’osteopata che, con 30 anni di esperienza nel campo, tratta i neonati del Galliera insegnando anche alle loro mamme piccoli esercizi e movimenti a supporto della seduta osteopatica. “Il rapporto col piccolo paziente inizia sempre con una fase di osservazione e con un contatto delicato e rispettoso. Spesso ci accorgiamo subito di un riflesso della suzione in allattamento e già questo può essere espressione di una disfunzione”.

Come ricorda il dottor Mazzella, “vengono segnalati solo i bambini che hanno piccole asimmetrie o che hanno problemi ad attaccarsi al seno, ma comunque si tratta sempre di bambini in assenza di patologia”. E per il futuro? “Abbiamo un sogno: quello di un servizio diffuso di screening”.