“I costruttori di Imperi, Lo Schmürz” di Boris Vian al Teatro della Tosse

di Giulia Cassini

Dal 16 al 27 ottobre in prima nazionale l'assurdità del vivere

A un passo dal centenario della nascita di Boris Vian, autore e musicista francese, il Teatro della Tosse apre la nuova stagione con una prima nazionale: “I costruttori di Imperi – Lo Schmürz”. Una forma ibrida, come quelle così care a Vian, tra il teatro dell'assurdo, il thriller, la commedia e il dramma che verrà portato in scena dal 16 al 27 ottobre (alle ore 20:30, domenica alle 18:30 e lunedì riposo; biglietti 15 euro, 10 euro per ragazzi fino a 28 anni la sera della prima; per chi acquista online almeno tre produzioni del Teatro della Tosse sia nelle sale di Sant'Agostino sia al Teatro del Ponente sconto del 20% sul prezzo del biglietto).

La regia di Emanuele Conte si muove con disinvoltura e profondità tra le pieghe di una vicenda surreale e ironica che riflette sulla condizione dell'uomo all'interno della società moderna. La storia di fatto ripercorre la fuga grottesca di una famiglia che scappa da qualcosa o da qualcuno di cui si percepisce solo un rumore impossibile da decifrare e una “maledetta” incombenza. I protagonisti cercano uno sbocco salvifico spostandosi continuamente verso l'alto e nella foga, di piano in piano, perdono (o fingono di dimenticarsi) sempre qualcosa: oggetti materiali, ricordi, sentimenti e affetti. In più gli spazi diventano sempre più claustrofobici, anche se materialmente lo sguardo dello spettatore è sempre libero di spaziare.

E' metafora lo Schmürz personaggio muto, immobile, eternamente presente? Secondo lo sguardo tecnico del regista Emanuele Conte “E' il perdente, l'escluso, ma non il puro. I costruttori di Imperi colpisce per la ferocia, per l'attualità del testo di chi lascia aperte delle domande. Vi si ritrova l'intricata profondità psicologica dei classici greci, la richiesta delle nuove generazioni di essere ascoltate, la complessità e le dissonanze del jazz e il punk rock nonchè la pittura surrealista e la capacità di Boris Vian nella scrittura della tensione”.

Il protagonista principale dell'intera vicenda è Enrico Campanati, che chiude lo spettacolo nel terzo breve atto con un bellissimo monologo, poi Susanna Gozzetti, Graziano Sirressi, Pietro Fabbri, Sarah Pesca, assistente alla regia e attore Alessio Aronne,  costumi di Daniela De Blasio, maschere (audaci, che sembrano vere e proprie sculture) di Ruben Esposito, luci di Matteo Selis e uno staff ricco di professionisti per cogliere in pieno quel territorio sottile che sta tra la precisione formale e la necessaria improvvisazione. Un ottimo modo di inaugurare il calendario 2019/2020 coincidente col quarantacinquesimo anniversario della fondazione del Teatro della Tosse. Tutte le informazioni al sito www.teatrodellatosse.it