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La crisi politica c'è, ma quando esploderà?

di Paolo Lingua

Il Punto di Paolo Lingua

Inutile girare intorno agli argomenti: la crisi politica c’è ma non è dato di sapere quando esploderà. La risposta più banale ci rimanda a dopo le elezioni europee, ma molto dipenderà, calcolatrice alla mano, dalla somma dei partiti di centrodestra – Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e microaggregati  -  al termine delle votazioni e dei rapporti proporzionale che si creeranno con l’andamento alle urne del M5s.

Infatti c’è chi scommette su un continuo e progressivo declino dei “grillini” e c’è invece chi ritiene che il recente scandalo dell’Umbria stia frenando la ripresa del Pd dopo l’insediamento di Zingaretti. E’ indubbio che la sinistra stia nuovamente allo sbando, anche perché la sua endemica malattia è il frazionamento in gruppuscoli. Il discorso vale per l’estrema sinistra come per l’area radicali-socialisti.

Da più d’un secolo la sinistra preferisce perdere piuttosto che vincere unita e, anche in questo frangente delicatissimo, non ha perduto il vecchio e atavico vizio di dar vita a partitini agganciati a una sorta di massimalismo privato. Nulla da fare. Inoltre lo scandalo dell’Umbria ha peggiorato la situazione.

Però occorre rassegnarsi (il discorso ovviamente vale per chi oggi è all’opposizione) e attendere l’esito delle elezioni europee, riguardo alle quali i “distinguo” di giorno in giorno si fanno più complessi. Infatti gli alleati dell’esecutivo andranno la voto su posizioni nettamente distinte su tutti i fronti.

Non va dimenticato che la Lega punterà ad alleanze sovraniste, a partire dal movimento di Marie Le Pen, con collegamenti con ungheresi e polacchi, solo per fare riferimento alle realtà di maggior peso. Questa coalizione tenderà a ribaltare le linee sinora espresse in Europa dall’asse tra socialdemocratici e popolari.

Più obliqua la posizione del M5s. Non coincide con il sovranismo leghista, ma ha difficoltà di agganciare le posizioni più europeiste dei popolari (cui aderisce Forza Italia) e dei socialdemocratici di cui fanno parte il pd e altre forze di sinistra moderata. In realtà le alleanze e gli accordi in Europa non sono coerenti con la situazione italiana che poi ha giochi diversi di alleanze e di scontro.

E’ indubbio che l’elettore si troverà di fronte a una certa confusione. Il che renderà confuso e contraddittorio il voto.  La confusione è indubbiamente un supporto all’attuale governo a restare  - più o meno ondeggiante – in piedi magari ancora per qualche tempo. A meno che la matematica non inchiodi Salvini e lo induca a far cadere l’esecutivo e ad andare alle elezioni  per dar vita a un nuovo governo di centrodestra.

I contrasti interni non sono trascurabili: il ministro dell’economia Tria è sul filo delle dimissioni o dell’estromissione per il suo insistere su un più che necessario aumento dell’Iva per far quadrare i conti pubblici, una soluzione che però vede nettamente contrari Lega e “grillini”. Salterà il ministro o si troverà un acrobatico compromesso?

Ci sono poi tanti altri problemi aperti: i cantieri delle grandi opere, l’ordine pubblico con il contrasto sindaci-prefetti, il blocco dei porti anche nel caso di fuga di massa dalla Libia per la guerra in atto, flat tax (piccola a grande?). Il dibattito non è da poco, da quello che si può considerare.

Saranno possibili compromessi? Che tipo di trattativa potrà nascere dei due “soci” di governo, mentre di accentuano denunce, interventi della magistratura e denunce a 360 gradi?  Inoltre non mancano le discussioni e i contrasti (problema tutto italiano) all’interno dei partiti. La Lega, per adesso, sembra lo schieramento meno scosso da contrasti, ma ci sono visioni diversificate all’interno dei “grillini”.

E’ netto il contrasto tra Di Maio e Fico, mentre non si comprende cosa farà nelle prossime settimane l’inquieto e radicale Di Battista, per non parlare del forte nervosismo, per usare un temine moderato, che agita le giunte di Torino e soprattutto di Roma, sempre al limite della crisi. Una parte dei “grillini” temono che, una volta usciti, non potrebbero tornare più al governo. Ma c’è anche chi preferirebbe l’opposizione a testa bassa.

Ci sono poi i difficili assestamenti all’interno del centrosinistra e di Forza Italia. Nel primo caso si continua a oscillare (scandalo dell’Umbria a parte) tra una linea che non chiude verso l’area di centro (Calenda) meno ideologica e più pragmatica e chi vorrebbe rimetter insieme tutto il vecchio partito allargandosi più a sinistra, anche per recuperare consensi strappati alle ultime elezioni politiche da parte del M5s.

C’è infine la discussione, sempre più acida, che parte proprio dalla Liguria per quel che riguarda Forza Italia. Il presidente della regione Giovanni Toti insiste su un radicale cambiamento della natura e della strategia del partito di Berlusconi, con scontri e battibecchi con i “colonelli” che per ora costituiscono il “cerchio” magico attorno a Silvio Berlusconi.

Toti punta a scardinare un assetto dirigenziale che a suo avviso è ormai fuori della storia. Le donne (in particolare), ma anche gli uomini di fiducia dell’ex cavaliere ribattono a Toti di non avere un progetto preciso. Il centrodestra – che molto probabilmente si ripresenterà in copia attuale alle regionali del prossimo anno – continua a vincere a piene mani alle elezioni amministrative, indifferente al diverso assetto del governo, ma litiga su strategie future obiettivamente poco chiare nei contenuti.

Salvini sogna una leadership assoluta? Forse, ma anche le vittorie personali hanno bisogno di contenuti politici e programmatici concreti. E i contenuti – sia a destra sia a sinistra – per adesso sono vaghi e fragili.

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