Mercoledi, 19 settembre 2018

La città del teatro/5 – Il cabaret a scuola, esame di maturità

2018-03-13T09:11:28+00:00

Per chiudere, almeno provvisoriamente – perchè, in realtà, una passione non si chiude mai e ci torneremo presto – il nostro viaggio attraverso Genova e il teatro, metafora per raccontare tante altre storie, torniamo sui banchi di scuola.

Abbiamo raccontato la voglia di non perdere la capacità di sognare di Alessandro Baricco in “Smith & Wesson” all’Archivolto.

Abbiamo viaggiato attraverso il racconto degno della storiografia delle Annales di Simone Cristicchi, in una serata magica per tanti motivi.

Abbiamo vissuto il sabba erotico e travolgente, tribale e commovente di Federico Buffa e il suo viaggio nell’incontro nella giungla fra Alì e Foreman.

Abbiamo narrato, con Sergio Maifredi e Paolo Pezzana, come Paradiso possa essere il nome di un golfo, ma anche un’efficace metafora per parlare di un teatro che si fa comunità.

E oggi, per l’appunto, chiudiamo il cerchio.

Degna, alta e nobile chiusura del nostro viaggio.

A scuola.

Per la precisione all’Istituto Comprensivo Quinto Nervi e alla media Durazzo.

Dove tutti, docenti, non docenti, genitori, ragazzi vivono “nel mondo”.

E non si limitano al compitino e mai metafora fu più adeguata al racconto.

Penso, ad esempio, al giornalino scolastico Miniscoop che ha vinto il premio fra i migliori d’Italia, grazie anche al grande lavoro di Eva Perasso negli anni scorsi.

Penso a mille iniziative, come gli scambi culturali con la Francia di Melanie Desbois o alle conferenze del Comitato genitori, come quella di Massimo Recalcati, che non ci ha fatto uscire indifferenti, ed è un gran risultato.

Penso alla forza di coinvolgimento ad esempio della sezione digitale e alla capacità di viaggiare in diversi piani nel mondo di Stefano Ratto, che poi è il riassunto di ciò che dovrebbe essere la scuola, o alla passione della sua gemella diversa Gabriella Mezzasalma, quasi una deus ex machina del ciclo sulla comicità “L’ora di cabaret” che è il gioiello dell’anno scolastico 2017/2018.

E ne potrei citare a decine, perchè si parla di prof appassionati, che credono in ciò che fanno, che sono innamorati del loro lavoro. E mi scuso perchè mi ci vorrebbe troppo spazio per nominarli tutti, ma li penso tutti. E allora tanto vale citare il dirigente scolastico Marzio Angiolani, che è un po’ il regista di tutto questo, uno che crede in quello che fa.

Insomma, tutto questo per dire che a scuola è iniziato un viaggio nel comico e nella comicità, partendo dalla constatazione che – fra meme e youtuber – questo è il linguaggio dominante fra i ragazzi e la riflessione su questo linguaggio può essere molto più che un programma scolastico ministeriale tradizionale.

E così si viaggia dal tempo delle battute alla commedia dell’arte, dalle maschere ai monologhi, dalle canzoni umoristiche al gioco di gruppo: si è partiti con Alessandro Bianchi e i suoi personaggi, one man show fatto di maschere; venerdì è toccato a Daniele Raco, con il suo esilarante monologo, che tocca vette di comicità sui parenti calabresi; e poi sarà il turno dei Beoni e della comicità di coppia, con l’inserimento del concetto di “spalla”, ma soprattutto della capacità di rabdomante dei talenti, capace di individuarli come acqua nel deserto, di Umberto Maria Chiaramonte che ha creduto in loro, per poi chiudere con il cabaret canzone di Andrea Di Marco e con la gioiosa eredità dei Cavalli Marci, che sono stati l’humus grazie al quale Luca e Paolo sono fioriti così.

Ed è stato bellissimo, ad esempio venerdì mattina con Raco, vedere i ragazzi che affollavano il cinema teatro San Pietro di piazza Frassineti, a due passi dalla scuola, e sono diventati a loro volta soggetti e non più soltanto complementi oggetti dello spettacolo.

Daniele ha tirato fuori il meglio del suo repertorio non vietato ai minori, che lo rende a mio parere il migliore della nuova scuola genovese insieme ai Soggetti Smarriti Andrea Possa e Marco Rinaldi, non a caso omaggiati pubblicamente come suoi maestri.

Ma poi anche i ragazzi hanno arricchito la giornata, con domande, curiosità, riflessioni.

Valore aggiunto dello spettacolo-lezione-emozione-divertimento.

E, alla fine, l'”ora di cabaret” ha portato ai ragazzi molto più che una qualsiasi altra ora tradizionale.

Perchè imparare a ridere e a sorridere vale come la grammatica o le espressioni.

Perchè Raco ha citato i “Promessi sposi” ed ha lasciato trasparire come siano un kolossal e non una robaccia noiosa da fare perchè lo dice il programma ministeriale e questo è davvero il modo principale di gustarsi Manzoni, di capire quanto sia grande e di quanto possa essere bella la scuola.

E imparare, abituarsi, ritenere vitale come respirare, come bere, come mangiare, l’andare a teatro è un grande insegnamento che la scuola può dare.

Un altro esame di maturità.

Passato a pieni voti.