Il "ponte" del porto di Genova, Rixi: "Più flessibilità per alcuni tipi di lavoro"

di Pietro Roth

Il viceministro: "Non significa togliere un diritto a qualcuno ma metterlo a sistema con quelli degli altri lavoratori"

Più flessibilità per alcuni lavori, con la possibilità che le decisioni in merito vengano prese sui singoli territori a seconda delle esigenze. E' quanto auspica il viceministro a infrastrutture e trasporti Edoardo Rixi, che ha la delega proprio ai porti, dopo la denuncia di Spediporto, il cui direttore generale Giampaolo botta aveva denunciato al carenza di organico all'interno del porto di Genova durante i ponti di primavera, con conseguente ritardo nella movimentazione della merce in arrivo nello scalo. Un allarme risuonato a Roma, perché la gestione degli addetti a diversi servizi all'interno dei porti è di competenza del governo centrale. Eppure secondo Rixi non tutte le colpe sono a Roma.

"La colpa è nei contratti - spiega Rixi - In questo Paese, a torto o a ragione, c'è la possibilità di prendersi dei giorni di ferie e il tema dei ponti è che creano spesso dei disservizi. Sia il servizio doganale sia quello fitosanitario dovrebbero essere gestiti, essendo varchi di accesso portuali ed essendo i porti aperti anche durante i ponti, in maniera differente rispetto ad altri settori. Purtroppo molto spesso anche i contratti collettivi nazionali non aiutano a dipanare questi problemi che si verificano ogni volta che ci sono festività che cadono all'interno delle settimane, come è successo in questa occasione: c'è stata la possibilità per parecchi italiani di avere qualche giorno di ferie ma sicuramente questa cosa ha creato problemi non solo all'autorità di sistema di Genova ma a tutto il sistema portuale italiano perché abbiamo avuto una serie di mancanze di organico nei periodi di ponte e questo è chiaro che andrà valutato, sopratutto in prospettiva, ma è uno dei temi che a me fa sempre preoccupare della rigidità nel mondo del lavoro. Ci sono alcune situazioni in cui effettivamente l'applicazione di diritti sacrosanti rischia di compromettere l'attività di altri lavoratori che invece sono rimasti a lavorare nel terminal proprio perché arrivavano le navi e poi non solo non sono andati in vacanza ma non sono neanche riusciti a fare il loro lavoro perché mancava qualcun altro. Serve un sistema più coordinato e forse dare più possibilità ai singoli territori di riuscire a incidere meglio sulla flessibilità del singolo lavoro. Non significa togliere un diritto a qualcuno ma metterlo a sistema con i diritti degli altri lavoratori che invece in quei giorni erano nei terminal a lavorare.