Giovedi, 22 agosto 2019  

Il conto alla rovescia di un Governo che ha esaurito il suo ruolo

Il Punto di Paolo Lingua
2019-08-09T21:16:26+00:00

Come sempre accade in Italia, tra alti e bassi e contraddizioni, aspettiamo il calendario del rituale, più o meno scomposto, della crisi di Governo. Il presidente della Repubblica, Mattarella, silenzioso e immobile e attende le mosse dei vertici dell’esecutivo in catalessi e le mosse del Parlamento.

Su istanza del presidente del consiglio Giuseppe Conte si attendono le mosse dei presidenti del Senato e della Camera che dovrebbero convocare le assemblee, già in vacanza, per le riunioni straordinarie nelle quali si dovrebbero definire tutti gli aspetti della crisi, che sembrerebbe (il condizionale è sempre d’obbligo) ormai destinata a essere codificata.

La Lega ha espresso per bocca del suo leader Matteo Salvini la fine dell’esperienza dell’attuale governo, ma i bene informati aggiungono che se Salvini ha avuto ancora qualche esitazione, pare sia stato il cerchio di potere attorno al leader a premere per una conclusione affrettata.

Tra i tanti aspetti che stanno emergendo in queste ore, anche se una dichiarazione esplicita non emergerà mai, è fin troppo evidente che i leghisti vogliono bloccare la riforma del Parlamento con il taglio vistoso di deputati e senatori prevista per la prima metà di settembre.

Al di là del taglio che non piace ad alcun schieramento anche se nessuno lo esplicita vistosamente, ci sarebbe il rischio di cambiare la legge elettorale e di passare per un eventuale referendum per via della modifica costituzionale. Il che vorrebbe dire rinviare di un anno le elezioni che invece la Lega vuole subito e sulle quali, più o mano convinta, preme anche l’opposizione, sia la componente di sinistra, sia la componente moderata.

Si parla di andare al voto il 27 ottobre, data per la quale sarebbero già state fissate le elezioni per il rinnovo della regione Umbria, ma è ancora presto per ritenere tale scelta definitiva. Il problema è capire quando ci sarà la seduta del Senato, la prima come pare in ordine di tempo, nel corso della quale, su richiesta esplicita del premier Giuseppe Contela Lega, per bocca di Salvini (che è anche senatore), chiederà ufficialmente la crisi.

Sulla successione di appuntamenti istituzionali si capirà alla fine quali saranno le date  dello scioglimento delle Camere che saranno seguite dal vota previsto tra i 45 e i 60 giorni dopo la chiusura dei due rami del Parlamento. Ci sarà un passaggio istituzionale per tentare di dar vita a un governo tecnico che porti alle urne?  Difficile per adesso prevederlo e difficile capire se sarà fatto un tentativo per guadagnare tempo.

Resta poi in ballo la questione della legge finanziaria che dovrebbe essere sottoposta al vaglio dell’Unione Europea. Un procedimento complesso che potrebbe anche essere contenuto in una pratica la più neutra possibile in attesa d’una decisione effettuata da un esecutivo nuovo retto da una maggioranza diversa dall’attuale e quindi portatrice di contenuti diversi per non dire contrapposti.

Fin qui tutti gli aspetti tecnici e procedurali, ma, è questione di giorni e di settimane, esploderanno le polemiche negli scontri a tutto campo sui programmi elettorali e sui contenuti che dovranno caratterizzare il potenziale nuovo esecutivo.

Ma quale sarà, ce lo si continua a chiedere, la reale linea di Salvini? Punterà alla leadership assoluta o dovrà mediare con la Meloni, con Berlusconi e con Toti? Possono emergere contenuti abbastanza diversi e con possibili contrasti, anche se Salvini si è fatto forte del complesso accordo – poi naufragato – con i “grillini” che pure sono assai distanti da lui, molto di più di Forza Italia e di Fratelli d’Italia. E il Pd come si muoverà? Lascerà perdere i “grillini” in netto calo, come pure qualche leader interno suggerisce, cercando invece di allargare i suoi percorsi politici in tutte le direzioni?

TELENORD