Venerdi, 20 settembre 2019  

I porti del Nord Africa: on line il secondo grande reportage di Transport

"La nuova portualità italiana e le possibili sinergie con le realtà emergenti del bacino del Mediterraneo": viaggio in Marocco, Tunisia e Algeria
2019-07-10T09:15:46+00:00

Due anni fa Transport, il format nazionale prodotto da Telenord dedicato a porti, trasporti e logistica, aveva realizzato un ampio reportage sui luoghi della nascente via della Seta, marittima e terrestre. Un viaggio durato diverse settimane, in cui abbiamo toccato con mano la grande spinta infrastrutturale voluta dal governo Cinese. Quest’inverno, il tema è stato al centro di qualsiasi dibattito o incontro relativo alla logistica e alla portualità, e addirittura sono arrivate le firme su diversi memorandum of understanding fra il governo cinese e realtà produttive italiane. Possiamo dire senza false modestie di essere stati dei precursori e di aver assolto la missione del nostro modo di fare giornalismo: anticipare i grandi temi di discussione, portando esempi e fatti concreti, raccolti sui luoghi.

Il successo di quell’esperienza ci ha spinto quest’anno verso nuove mete, itinerari studiati per capire in anticipo in che direzione sarebbe andato il mondo che amiamo raccontare. E così ecco il secondo grande reportage prodotto da Transport, relativo alla portualità della sponda sud del Mediterraneo, quella del Nord Africa. Un viaggio di tre settimane nei luoghi principali del Marocco, della Tunisia e dell’Algeria, alla scoperta delle potenzialità dei sistemi portuali di questi Paesi, dei loro punti di forza e degli ambiti in cui devono ancora svilupparsi, di come le economia si siano risollevate, o meno, dopo gli anni delle primavere arabe. Ecco quindi ” “La nuova portualita’ Italiana e le possibili sinergie con le realta’ emergenti del bacino del Mediterraneo”. Interviste, testimonianze, incontri con i grandi player e gli ambasciatori, immagini. Simbolicamente, il nostro obiettivo è stato quello di portare con noi l’intero cluster marittimo italiano.

MAROCCO

Infrastrutture, politiche economiche favorevoli infarcite di sgravi fiscali, orientamento allo sviluppo. Il Marocco non vuole restare a guardare e si propone senza ombra di dubbio come un ponte fra l’Europa e l’Africa. Un’immagine simbolica, ma neanche troppo. Il porto di Tangeri, ad esempio, costituisce davvero un collegamento quasi fisico fra il sud della Spagna e il nord del continente africano, ma non solo: il suo piano di sviluppo è chiaro e già messo in pratica secondo le scadenze rispettate nel corso degli anni. La quantità di merci e passeggeri è in costante crescita: è la porta dell’Africa.

Alle spalle del porto di Tangeri si apre una sconfinata free zone, dove chi decide di investire ha a disposizione un’ampio ventaglio di sgravi fiscali che rendono senz’altro conveniente l’installazione di un sito produttivo. L’unica condizione per accedere a tali sgravi è data dall’obbligatorietà di assumere personale locale. Chi lo ha fatto, non si è pentito: alta specializzazione e un tassi di assenteismo medio dell’1,5 per cento, ben più basso della media italiana.

Ma la portualità Marocchina non è solo Tangeri. Sul fronte oceanico sta crescendo anche Casablanca, cuore economico del Paese. Un esempio lampante è rappresentato dal fatto che da queste parti si parla già concretamente di tecnologia blockchain per lo scambio di dati e per implementare le collaborazioni con il sistema portuale italiano.

Il Marocco non si vuole fermare, e continua con la sua opera di infrastrutturazione. Solo pochi mesi fa è stato inaugurato il treno ad alta velocità Tgv fra Tangeri e Casablanca, la rete autostradale è ampia e ben tenuta, i porti sono dotati di infrastrutture all’avanguardia e alcuni di essere sono completamente meccanizzati. Ne nasceranno presto altri, come il porto di Safi, nel sud del Paese.

TUNISIA

La Tunisia non solo è stato il primo Paese a vivere il fenomeno delle cosiddette primavere arabe. Gli attentati del 2015 al museo del Bardo e in altre zone del Paese hanno impresso una ferita profonda ad uno dei motori economici di questa realtà, il turismo. Solo nell’ultimo periodo sono tornate a fare timidamente capolino alcune navi da crociera, e gli alberghi, dopo anni di vuoto assoluto, registrano una crescita delle prenotazioni. Sul fronte imprenditoriale ed economico, la transizione verso la democrazia da un lato ha portato maggiori libertà, personali e appunto economiche, dall’altro invece ha messo in piedi una burocrazia a tratti asfissiante. Ed è proprio su questo fronte che il governo, insieme ai maggiori player, sta lavorando per far crescere anche portualità e logistica.

L’Italia deve guardare con attenzione a questa realtà, su cui lanciare una sorta di Opa. Il nostro Paese ha storici legami con la Tunisia, sfrutta una posizione geografica vantaggiosa e numeri favorevoli.

La portualità tunisina non è solo Tunisi, che rappresenta il cuore pulsante dell’economia soprattutto con gli scali della Goulette di Rades. Più a sud, oltre a Sousse, ecco Sfax, scalo di importanza strategica anche perché in grado di servire la parte centrale del continente africano e la Libia. E anche qui la voglia di crescere è tanta.

ALGERIA

L’Algeria è per certi versi una realtà atipica e particolare, per certi aspetti sconcertante. Se disomogeneità e contraddizione sono all’ordine del giorno è evidente quanto possa essere una chimera la stabilità politico-istituzionale, l’efficienza e l’efficacia dei servizi e la strategia commerciale nel suo complesso .

Un primo ed immediato esempio di contrasto è rappresentato, atterrando ad Algeri, dalle dimensioni e dall’opulenza della nuova Moschea, progettata con l’ambizione di rappresentare la grandezza dell’Islam, e che sarà una volta ultimata, terza per dimensioni nel mondo.

L’oggetto del desiderio era per noi rappresentato però dal porto della capitale, che oggi si configura al centro dell’anfiteatro cittadino, con intorno i bianchi e scenografici, ancorchè trascurati, edifici della città.
In un Paese dove il turismo è allo stato primordiale nel senso che gli eroici esponenti della categoria sono molto pochi, sicuramente non aiutati dalla trascuratezza diffusa che coinvolge tutti gli aspetti storico culturali, ma anche l’ordine, la pulizia, l’efficienza del trasporto pubblico che è quasi inesistente.

Detto che l’Italia è il primo partner economico con oltre 4 milioni di euro di interscambio e 180 aziende italiane che lavorano sul territorio si ha però la forte sensazione di un Paese “bloccato”, in considerazione di una situazione politica tutt’altro che solida.

Andando però a verificare, come abbiamo provato a fare, ascoltando alcuni protagonisti istituzionali e commerciali del Paese, abbiamo scoperto uno scenario alquanto diverso, orientato ad uno sviluppo rapido, per quanto ancora acerbo, che potrebbe rappresentare anche per l’Italia e segnatamente per il cluster trasporto/logistica/shipping un’opportunità importante.