Green oncology: per una oncologia efficace e sostenibile

di Eva Perasso

Oncologi riuniti a Genova in nome della Slow Medicine, perché "Fare di più non significa fare meglio"

Green oncology, ovvero oncologia verde: un nuovo paradigma dell'oncologia che tiene conto, a parità di risultati, della sostenibilità economica e ambientale. In Italia se ne parla dal 2011, quando è nato il gruppo di lavoro omonimo in seno al Cipomo (Collegio Italiano Primari di Oncologia Medica Ospedalieri), con un manifesto del 2012 e con una campagna creata in collaborazione con Slow Medicine chiamata "Choose Wisely".

Choose wisely, che in italiano si traduce in "Fare di più non significa fare meglio" identifica 13 procedure su cui lavorare poiché a rischio di inappropriatezza, o per un possibile rischio per i pazienti. Metterle in discussione è un comportamento saggio e proprio per questo sono state identificate 5 procedure coerenti ai principi del non fare, non prescrivere, non richiedere.

Ma quali sono le 5 pratiche a rischio di inappropriatezza di cui medici e pazienti dovrebbero parlare? Primo, non prescrivere antibiotici se non è strettamente necessario; secondo, non prescrivere markers tumorali in modo inappropriato; terzo, non effettuare terapia antitumorale di routine, ma valutare caso per caso; quarto, attenzione anche agli altri esami (sangue, scansioni ossee e toraciche, TAC e così via) per le donne operate di cancro alla mammella; quindo e ultimo, non prescrivere chemioterapia sempre e comunque per il trattamento sistemico del carcinoma della mammella.

Se ne è parlato in una giornata di studio rivolta ai medici presso la sede dell'Ordine dei medici di Genova lo scorso sabato 23 febbraio 2018.