Lunedi, 21 gennaio 2019  

Grandi opere, Toninelli: “Terzo Valico e Brennero avanti, ponte a Genova nel 2020”

L'unica infrastruttura congelata di fatto è la Torino-Lione
2019-01-09T09:17:24+00:00

Brennero sì, trivelle forse. Tav congelata. Ponte di Genova nel 2020. È perentorio il ministro Danilo Toninelli nel replicare alle accuse di aver provocato incertezza nel settore delle opere pubbliche, a causa dei tentennamenti di questi mesi relativi non solo alla Tav ma anche al Terzo Valico e al tunnel del Brennero. Di fatto, precisa, l’unica infrastruttura che il governo ha congelato finora è la Torino-Lione. In attesa della ormai ‘fantomatica’ analisi costi benefici che “arriverà nei prossimi giorni”, come si affretta ad annunciare il responsabile del Mit, per non creare l’ennesimo incidente con l’alleato leghista, da sempre favorevole all’opera. Non a caso, al flash mob ‘Sì Tav’ organizzato sabato 12 gennaio a Torino saranno presenti, tra gli oltre 60 sindaci anche quelli del Carroccio, che sfileranno accanto ai colleghi del Pd: tutti rigorosamente senza fascia, senza Gonfalone e senza bandiere di partito, ma uniti nel ribadire l’importanza dell’opera, nonostante per l’esecutivo sia troppo costosa.

“Stiamo congelando la Torino-Lione perché costa più di 20 miliardi”, ricorda Toninelli. In suo soccorso interviene il Mit, snocciolando i numeri: 9,6 miliardi attualizzati (Cipe 2017) più 1,4 miliardi di studi, indagini geognostiche e gallerie esplorative (lavori già effettuati e con un consistente contributo europeo di circa 600 milioni in capo all’Unione europea) per il tunnel di base. Cifre che, invece, secondo il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, sono precedenti all’accordo internazionale del 2012 “che ha di fatto dimezzato i costi dell’opera”. Secondo il governatore, per l’Italia si tratta ora di circa 4,6 miliardi, di cui 2,885 miliardi per la tratta internazionale e 1,7 per quella nazionale, “senza tener conto della disponibilità dell’Ue ad aumentare la sua quota di compartecipazione”.

Intanto, non si fermano le adesioni al flash mob in programma in piazza Castello e promosso dai comitati per il Sì alla Tav. Alla manifestazione ci saranno anche le imprese e le associazioni di categoria, gli ordini professionali e alcuni sindacati. La conferma arriva dalla riunione alla quale hanno partecipato i rappresentanti di oltre 30 sigle di associazioni datoriali, cooperative, sindacati, ordini professionali. “Il dialogo e il confronto su basi tecnicamente affidabili continuano a essere gli strumenti corretti per la realizzazione della Tav Torino Lione. Siamo pronti a sostenere qualsiasi luogo di condivisione delle istanze del territorio purché questo sia basato su regole chiare e condivise (Osservatorio, tavoli tecnici, etc.)”, scrivono.

Ma la vera novità è la decisione di giocare un ruolo in vista delle prossime elezioni regionali di fine maggio, domandando alle forze politiche una sorta di carta d’identità programmatica. “Chiederemo conto dei programmi di chi si candiderà alle prossime elezioni circa gli investimenti infrastrutturali e per lo sviluppo del territorio”, spiegano le associazioni d’impresa, una mossa che ha l’obiettivo (non dichiarato) di stanare la Lega che finora si è trincerata dietro l’attesa della famosa analisi. A giorni, facendo fede l’annuncio di Toninelli, l’indecisione leghista dovrà lasciare spazio a una posizione. Di governo o di partito.

Il cantiere del Ponte di Genova “è partito per la demolizione, abbiamo trovato e assegnato a chi costruirà. A fine 2019 il ponte sarà in piedi e nel 2020 lo inaugureremo”, ha detto il ministro Toninelli ricordando che “il ponte era sotto sequestro per indagini penali da parte della magistratura”.

IL DECRETO CARIGE – “Equiparare l’intervento di garanzia per non far fallire una banca a quelli fatti da Boschi e da Renzi è una barzelletta da sbellicarsi dalle risate perché noi non stiamo salvando banche e banchieri mettiamo una garanzia alle emissioni di obbligazioni in modo tale che vengano prese questi titoli di debito”, ha sottolineato Toninelli a proposito del decreto Carige. “Interveniamo nel capitale della banca, la nazionalizziamo, mettiamo i vertici pubblici e non salviamo i manager privati che hanno fatto fallire la banca”. Il ministro ha poi aggiunto che “la nazionalizzazione non c’è stata nelle banche venete, la Boschi ha salvato le banche collegate a quella di suo padre. Noi non facciamo pagare nulla ai risparmiatori”.

ANAS DA ‘RIBALTARE’ – Finora Anas “come principale stazione appaltante, non ha fatto bene il proprio mestiere”, ma “abbiamo un nuovo amministratore delegato, un nuovo presidente e un nuovo Consiglio di amministrazione: da lì partiremo per ribaltare l’azienda come un calzino”. Alla domanda se la gestione di Gianni Vittorio Armani sia stata negativa, il responsabile del Mit ha risposto: “Non voglio esprimere giudizi sui singoli, né fare polemiche. Dico solo che tra poco tempo vedremo dei numeri e dei risultati che prima non si erano visti”.

LA QUESTIONE MIGRANTI – Sulla vicenda delle navi ong Sea Watch e Sea Eye, “l’Italia non è mai stata interessata dall’apertura dei porti. L’Italia non ha mai dovuto neanche ipotizzare l’idea di aprire neanche un porto”, ha detto Toninelli spiegando che, in base alle convenzioni internazionali, quando le due ong sono “intervenute per mettere a bordo i migranti, avrebbero dovuto attendere la guardia costiera Libica”. Malta? “Deve aprire quel benedetto porto”, ha detto ancora il ministro, aggiungendo che l’Italia prenderà “la nostra parte, come abbiamo detto, saranno 10 donne e bambini, saranno 12, lo decideremo all’interno del Governo”. Sulla posizione di Salvini, che ha detto che i migranti non entrano, Toninelli ha risposto che “sarà una questione che porteremo all’interno del consiglio dei ministri”.

I GILET GIALLI – “Stanno protestano contro una politica portata avanti da chi ha messo al centro le lobby, sono partiti da una protesta contro i rincari delle accise che gravano sui pendolari e sono arrivati fino a una democrazia diretta, referendum propositivi di iniziativa popolare e mi sono ritrovato in una idea di democrazia diretta”, ha detto il ministro delle Infrastrutture e trasporti spiegando però che “la violenza la fanno i criminali io parlo dei concetti e delle proposte delle persone che hanno protestato, i delinquenti sono quelli che fanno violenza. Macron ha fallito mi pare evidente”.

TELENORD

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