Governo, la trattativa Pd-M5s riparte: "Sì a Conte bis, no a Di Maio vicepremier"

di Fabio Canessa

Secondo giro di consultazioni da Mattarella, l'endorsement di Trump al primo ministro uscente

Governo, la trattativa Pd-M5s riparte: "Sì a Conte bis, no a Di Maio vicepremier"

Nuovi segnali di apertura tra Pd e Movimento 5 Stelle per la formazione del nuovo governo. Sbloccato il nodo Di Maio al Viminale e saltato lo schema dei due vicepremier, riparte la trattativa. Una nota ufficiale del Pd, però, afferma che il capo politico dei cinque stelle vorrebbe comunque per sé un ministero come la Difesa e il ruolo di vicepremier.

Secondo giro di consultazioni al Quirinale mentre è stata rimandata la direzione del Pd. Risalgono dunque le quotazioni di un esecutivo guidato da Giuseppe Conte. "In presenza del Presidente Conte, non è mai stata avanzata la richiesta del Viminale per Luigi Di Maio, né dal Movimento 5 Stelle né da Di Maio stesso", rilevano fonti di Palazzo Chigi.

Intanto da Twitter arriva l'endorsement di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti: "Speriamo che Conte rimanga primo ministro".

I mercati vedono l'accordo giallorosso per la formazione del nuovo governo: lo spread tra il Btp e il Bund scende a 182 punti base, segnando i minimi da un mese. Il tasso sul decennale del Tesoro scende all'1,13%, il livello più basso da settembre 2016.

Apprezzamento per la parole di Marcucci dal M5s: "Bene la chiarezza fatta dalla presidenza del Consiglio circa le false indiscrezioni trapelate nelle ultime ore. Al contempo, accogliamo positivamente le parole di apertura di alcuni autorevoli esponenti del Partito Democratico sul ruolo del presidente Giuseppe Conte. Sì a un dialogo sul programma e sui temi. Il M5S vuole innanzitutto parlare di soluzioni per il Paese, in una fase che consideriamo delicatissima a seguito dell'apertura di una crisi che ci vede estranei a ogni responsabilità".

Nel pomeriggio cabina di regia al Pd con il segretario Zingaretti, il presidente del partito Paolo Gentiloni, i due vicesegretari Andrea Orlando e Paola De Micheli, i capigruppo Andrea Marcucci e Graziano Delrio e le due vicepresidenti dell'assemblea Debora Serracchiani e Anna Ascani. Rinviata a domattina alle 10, invece, la direzione del Pd sugli sviluppi della crisi di governo, che avrebbe dovuto tenersi oggi alle 18.

Il vertice in programma alle 11 tra Pd e M5s era saltato. Di "strada in salita" avevano parlato i Democratici ieri sera, dopo il lungo incontro a Palazzo Chigi. "Se non dicono sì a Conte è inutile vedersi, sono stanco dei giochini", avrebbe detto Di Maio ai suoi dopo l'incontro con la delegazione Pd. "La pazienza ha un limite. L'Italia non può aspettare, servono certezze. Aspettiamo una loro posizione ufficiale su Conte", aveva dichiarato il M5S.

Secondo i Dem la trattativa tra M5S e Pd per la formazione del nuovo governo si era incagliata sul nodo dei vicepremier e dei ministeri più pesanti. In particolare, spiegano le stesse fonti, considerato Conte come esponente M5S, i Dem dovrebbero avere l'unico vicepremier. Inoltre, per dare un segno di svolta sulla politica economica, la delegazione Pd avrebbe chiesto tutti i ministeri economici. Il nodo sarebbe stato il Viminale, che il Pd avrebbe chiesto per un suo esponente (o al più una figura terza). Poi la trattativa si è sbloccata.

Non si esclude che ora nelle consultazioni i due partiti possano dare l'indicazione di Conte premier per poi lasciare a lui verificare, in tempi rapidi, se ci sono le condizioni per formare il governo. Se tutto salterà, c'è già chi ipotizza come data utile per il voto il 10 novembre.