Mercoledi, 26 giugno 2019  

Spese pazze in Comune a Genova, ci sono indagati per il danno erariale

Coinvolti consiglieri ed ex consiglieri di Tursi. Il sindaco Bucci: “Se condannati auspico dimissioni"
2019-06-12T09:55:10+00:00

Chiamarle spese pazze in alcuni casi è davvero improprio perché vengono contestati anche cifre irrisorie. E dunque il rischio è di mettere alla gogna dei politici anche per pochi euro. Ma l’inchiesta sui rimborsi dei consiglieri comunali di Genova anche se nelle proporzioni, dal punto di vista economico, nulla hanno a che vedere con le spese “dorate” dei consiglieri della Regione rischia di creare più di qualche grattacapo.

Innazitutto è di stamane la notizia appresa da Telenord che fra i 15 consiglieri finiti sotto la lente della guardia di finanza perché chiamati in causa dalla Corte dei Conti della Liguria per danno erariale “ci sono degli indagati”. Difficile per ora dire quanti, o se lo sono tutti i politici finiti sotto inchiesta.

L’indagine penale condotta dal sostituto procuratore Massimo Terrile, partita da una soffiata di un consigliere comunale, è avvolta nel massimo riserbo. Il fascicolo è per truffa allo Stato e indebita percezione di erogazioni. E però da palazzo trapela che i consiglieri comunali e gli ex consiglieri comunali potrebbero essere indagati “a loro garanzia”, perché nel momento in cui vengono invitati a spiegare alla Corte di Conti perché si sono fatti rimborsare quella spesa di fatto devono essere in grado di difendersi. Sono i cosiddetti avvisi di garanzia tecnici, e che però, ovviamente, sono avvisi di garanzia a tutti gli effetti.

Sulle implicazioni penali dell’indagine sulle spese pazze in Comune a Genova è intervenuto anche il sindaco di Genova Marco Bucci: per il sindaco se fossero accertate responsabilità penali nell’inchiesta della procura di Genova parallela a quella del Corte dei conti saranno i singoli consiglieri o assessori a dover prendere delle decisioni e auspica le dimissioni. “Noi siamo garantisti – ha detto il sindaco – e attendiamo il terzo grado di giudizio, ma io penso che saranno i singoli a dover prendere delle decisioni”.

Se in Regione le spese riguardavano vacanze in montagna, vini pregiati e mutande di pizzo, per quanto riguarda Palazzo Tursi si parla di schede e ricariche telefoniche, libri cuffiette per il cellulare, “pen drive”. La garanzia che non si possa esagerare è nel regolamento: i capigruppo prima spiegare per iscritto cosa vogliono acquistare per le attività del gruppo. Poi le richieste vengono vagliate dagli uffici. In Regione, invece, si pagava ogni fattura o scontrino.

Nella nuova inchiesta il pubblico ministero della Corte dei Conti Adriano Gribaudo non ha escluso nessun partito.

Il più esposto dal punto di vista economico è Stefano Balleari, attuale vicesindaco, che però nella passata legislatura della giunta Doria era consigliere del Pdl. Per il Nucleo di Polizia Tributaria, deve spiegare 5mila e 88 euro “si tratta di spese telefoniche attribuibili alla sua attività professionale”.

Al secondo posto fra chi ha speso di più c’è Francesco De Benedictis (ex Pdl, ora in Consiglio nel gruppo Direzione Italia), che ha impegnato 2600 euro sempre per spese telefoniche intestate a utenze anonime. Mille euro sono stati rimborsati a Edoardo Rixi, fino al 2015 consigliere comunale della Lega Nord, poi diventato assessore regionale. Lui, è storia di ieri, da vice ministro alle Infrastrutture è stato appena costretto a dimettersi proprio in seguito alla condanna per le spese pazze della Regione. La Corte dei Conti gli chiede conto di 1140 euro per ricariche telefoniche di utenze intestate a terze persone.

Gli altri 12 consiglierei sotto la lente della Corte dei Conti devono spiegare spese sino al massimo mille euro.

Lilli Lauro, Pdl, deve motivare 763 euro per spese telefoniche e per la riparazione di un cellulare di proprietà privata. Pietro Salemi (ex Lista Musso ora Lista Crivello) 741 euro, tra cui 90 euro per “pen drive”. Andrea Boccaccio (Movimento 5 Stelle) ha speso 45 euro per l’acquisto di due libri; Stefano Anzalone (Pdl, ancora in consiglio comunale) ha speso 75 euro per ricariche telefoniche dell’utenza intestata alla moglie; Antonio Bruno (Federazione della Sinistra) 228 euro per libri, usb e casse audio; a Barbara Comparini (Lista Doria) si chiede conto di 34 euro per l’acquisto di un libro; Simone Farello (Pd) invece deve motivare perché ha speso 226 euro per comprare libri e un alimentatore; Alfonso Gioia, dell’Udc, si è fatto rimborsare 366 euro, di cui 200 pagati a Vodafone a titolo di deposito cauzionale. Deve invece spiegare 165 euro per una pen drive e libri Enrico Musso, della Lista Musso. Gian Piero Pastorino del Sel di vede chiedere conto di 41 euro per una ricarica da 10 euro, un libro ed un’auricolare. Ad Alessio Piana (Lega Nord, rieletto) rimborsati 100 euro di spese telefoniche; Enrico Pignone (Lista Doria, ora consigliere per la Lista Crivello) ha speso 295 euro per una enciclopedia, tutt’ora negli scaffali della Città Metropolitana.

“Ovviamente le cose devono essere messe a posto. Non riguarda la nostra giunta. Rispetto la corte dei conti al 100% e sono certo che tutti daranno le spiegazioni necessarie per mettere a posto la situazione”, ha detto ancora Bucci.

Preoccupato che possa ripetersi? “Assolutamente no perché abbiamo cambiato regolamento, è molto più stretto. Non dà spazio alle cose che sono successe in passato”. Balleari? “Vedremo se ci saranno avanzamenti o tutto si risolverà con spiegazioni. È troppo presto per dirlo”.

E’ lo stesso consigliere proponente Mascia a spiegare come sono cambiate le regole dei rimborsi da quando a gennaio 2018 è stato approvato il nuovo regolamento: “Il nuovo regolamento prescrive che invece dell’autocertificazione delle spese che c’era in precedenza ci sia un obbligo di documentazione preventiva delle spese, quindi nel momento in cui un consigliere chiede il rimborso di determinate spese non autocertifica più semplicemente che sono connesse all’attività istituzionale ma è obbligato a documentare preventivamente quelle spese e soprattutto la connessione alla finalità istituzionale. In questo modo lo stesso consigliere è molto più cautelato di quanto non fosse in precedenza”.

Lo stesso Mascia, capogruppo di Forza Italia, spiega che l’idea del nuovo regolamento era nata “dalla mia esperienza professionale di avvocato penalista quando in qualità di capogruppo mi erano state sottoposte alle firma delle autocertificazioni di questo genere. Per correttezza avevo fatto presente che forse andava chiarito meglio e devo dire che c’è stata un’ampia condivisione anche da parte dell’opposizione perché la riforma è stata approvata mi apre all’unanimità”.

Michele Varì

TELENORD