Lunedi, 21 gennaio 2019  

Estorsione per far lavorare l’amico, arrestato l’ex deputato Pizzimbone

L'accusa: pressioni sul Comune di Alassio per una consulenza nei rifiuti
2018-12-12T15:04:58+00:00

Sono accusati di concorso in estorsione aggravata, consumata e tentata, l’imprenditore Pierpaolo Pizzimbone, ex deputato del Popolo delle libertà, e il consulente Mario La Porta arrestati ieri dalla squadra mobile della polizia di Stato di Savona e Genova su disposizione della procura savonese nell’ambito di un’inchiesta su ambiente e rifiuti.

Secondo gli inquirenti Pizzimbone avrebbe fatto pressioni sulla società che gestisce il servizio di igiene urbana per il Comune di Alassio, una associazione temporanea di imprese tra EcoSeib, Icos e Ecoin, chiedendo che venisse sottoscritto un contratto di consulenza fittizio con La Porta, per un importo complessivo di 96 mila euro, minacciando in caso contrario di poter pesantemente influenzare le scelte dell’amministrazione comunale causando gravi danni all’impresa.

Nell’indagine è coinvolto anche l’ex assessore all’Ambiente di Alassio, Rocco Invernizzi (dimessosi il giorno dopo le perquisizioni in Comune e nella sua abitazione), che da quando aveva assunto la delega aveva sanzionato più volte l’azienda per mancato rispetto del contratto di servizio. Rocco Invernizzi è esponente di Fratelli d’Italia (di cui Pizzimbone era commissario provinciale fino a pochi giorni fa, si è dimesso in seguito all’inchiesta) e membro del gruppo Politica per Passione (di cui Pizzimbone è vice presidente, mentre il presidente è il sindaco di Alassio Marco Melgrati).

Secondo gli investigatori dei 96 mila euro pattuiti ne sarebbero stati consegnati effettivamente 16 mila, in un incontro monitorato dagli investigatori. Pizzimbone, 49 anni, è stato cofondatore con il fratello Giovanni Battista di Biancamano spa, azienda quotata in borsa e attiva proprio nel settore della raccolta e dello smaltimento di rifiuti, e ha ricoperto fino al 2016 l’incarico di vice presidente. E’ stato inoltre deputato per tre mesi (dal 7 dicembre 2012 al 14 marzo 2013) nella XVI legislatura.

L’indagine è partita da una segnalazione alla procura anti-racket di Caltanissetta, fatta pervenire alla Questura di Savona, in cui venivano segnalate irregolarità e anomalie nei controlli sull’attività di raccolta rifiuti. Tra queste, anche il fatto che alcuni dei controlli venivano svolti dallo stesso Pizzimbone, senza alcun titolo, utilizzando una propria auto di lusso, una Lamborghini. I controlli erano iniziati a luglio, dopo l’insediamento della nuova giunta, che aveva annunciato sanzioni in caso di inadempienze e arrivando addirittura a minacciare la rescissione del contratto.

Quando l’azienda ha chiesto a Pizzimbone un incontro per capire il suo ruolo nei controlli in essere, l’imprenditore ha dato appuntamento all’interno di una Spa (il 4 ottobre) e in quell’occasione, secondo la polizia, avrebbe chiesto 120 mila euro sotto forma di contratto di consulenza (cifra scesa poi a 96 mila) per “ammorbidire” la posizione del Comune. Nel corso degli incontri successivi (a volte in luoghi riservati, altre volte per strada) si sarebbe concluso l’accordo e il 23 novembre sarebbe avvenuto il pagamento della prima tranche, 16 mila euro (in un incontro all’hotel Savoia di Alassio). Il denaro sarebbe stato poi speso, secondo quanto sostengono gli inquirenti, in parte in un negozio di telefonia e in parte al Casinò di Sanremo. Nel frattempo il presidente del movimento Politica per Passione, che è il sindaco di Alassio Marco Melgrati, ha sospeso Pizzimbone dalla carica di vicepresidente dello stesso movimento “per meglio consentirgli di difendersi dalle accuse”.

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