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Di Maio fa troppa confusione su Carige

di Paolo Lingua

Il Punto di Paolo Lingua

La povera banca Carige avrebbe bisogno di silenzio e tranquillità per consentire ai reali interessati al suo recupero (azionisti, risparmiatori e dirigenti) di operare concretamente, in una atmosfera tipica del mondo infantile dei “social”. Gli ultimi episodi mediatici che la riguardano farebbero inorridire colui che fu il “re” silenzioso (meglio dire sempre muto) della Mediobanca, ovvero il supermanager Cuccia.

Tra l’altro, per ragionare seriamente, bisognerebbe ricordare che le banche sono realtà delicatissime attorno alle quali non si possono mescolare le notizie vere con i gossip del presente e del passato. Si può procurare un grosso danno non solo ai presunti “oligarchi” che qualcuno pensa di punire pubblicamente, ma a un mondo di dipendenti, risparmiatori e investitori che sono migliaia e ancor di più se si aggiungono i familiari, per non parlare della filiera di aziende grandi e piccoli che dai finanziamenti delle banche dipendono.

Queste riflessioni sono la conseguenza d’una singolare sortita del vicepresidente del consiglio Di Maio che ha annunciato che occorrerebbe perseguire (non si sa bene come) imprenditori che hanno goduto in passato di crediti della stessa Carige e di esponenti del mondo politico (di molti anni fa) che avrebbero, non si capisce bene responsabilità in comportamenti di favoreggiamento. Di Maio ha già ricevuto alcune risposte molto dure da parte di imprenditori e di ex dirigenti di vertice.

Tra l’altro gli episodi specifici e i personaggi evocati non sono oggetto di indagini, né sono sul banco di alcuna accusa. Chi ha avuto esperienze processuali, non nel caso diretto dei rapporti con la banca, è stato assolto e semmai potrebbe chiedere i danni morali e materiali.  Ma anche a livello politico locale ci sono state reazioni irritate, non tanto in difesa di chi è stato tirato in ballo dopo tanto tempo, quanto piuttosto perché le problematiche della banca ligure oggi sono ben altre e riguardano come e con quali sequenze operative si può materialmente intervenire per uscire da una grave crisi.

Il vicepresidente del consiglio potrebbe ricevere una denuncia da parte del presidente del Genoa Enrico Preziosi il quale ha confermato di aver chiuso il suo debito con la Carige il 10 novembre scorso. Preziosi, visibilmente irritato, ha dichiarato che intende chiarire tutti i dettagli della vicenda e ha anche notato sarcasticamente che un ministro dovrebbe informarsi di cose stanno le cose prima di parlare.

C’è stata comunque  una reazione dura reazione di Bellavista Caltagirone, che è uscito assolto dopo una tempestosa vicenda giudiziaria. Va aggiunto anche il commento stizzito dell’ex presidente della provincia di Genova ed ex vicepresidente della stessa banca Repetto che ha ricordato d’essere stato molti anni fa proprio un accusatore della vecchia gestione.

Infine, più pacato, un documento del gruppo Messina che ha evidenziato che oltre aver siglato un preciso piano di rientro del credito concesso all’azienda marittima, ha ricordato come quel credito abbia procurato lavoro e sviluppo a una compagnia marittima di livello internazionale. I Messina hanno ribadito la trasparenza della loro operazione e si sono messi a disposizione del Governo.

In realtà, tornando ai problemi di oggi, la Carige  presenta alcuni aspetti critici, anche per errori e forse azioni maldestre o male indirizzate di precedenti gestioni (tra le quali ci sono anche le consulenze “esorbitanti” o pretestuose che potrebbero essere oggetto di denuncia e di richieste di danni) e che non hanno con l’operatività di vent’anni fa, ma l’istituto ha un saldo patrimonio anche immobiliare e dispone di ricchissime collezioni d’arte, numismatiche e documentali.

E’ una banca che, con la dovuta professionalità, può essere rimessa in sesto, anche cercando, con prudenza e scelte riflessive, eventuali partners, senza puntare ad avventure e colpi di scena. Non va dimenticato che il titolo è tuttora sospeso in Borsa perché certamente è sceso troppo vertiginosamente del suo valore, ma anche per evitare “colpi di mano”.

Il vero punto per adesso immerso nel silenzio è il complesso rapporto tra gli attuali vertici manageriali, ovvero la trimurti dei commissari nominati dalla Bce e l’azionista di riferimento, i Malacalza.  Il gruppo Malacalza Investimenti è certamente preoccupato di quanto ha investito nell’istituto di credito (480 milioni, cui potrebbero aggiungersi altri 120 se dovesse scattare l’aumento di capitale sinora in sospeso, anche in assenza del piano industriale), ma è altrettanto consapevole che comunque l’obiettivo vero è il salvataggio e il risanamento della Carige.

A Roma la discussione sugli emendamenti del decreto lascia in parte il tempo che trova, anche perché il ministro dell’economia Tria non perde occasione per dire no alla statalizzazione della banca che, proprio oggi, ha annunciato che sarà “advisor”, a titolo gratuito, della struttura commissariale per il viadotto sul Polcevera e per la ricostruzione ormai decollata del Ponte Morandi. Anche sul piano dell’immagine pubblica è un ritorno in campo significativo. Lo ha sottolineato anche il sindaco-commissario Marco Bucci. Questi forse sono i veri segni del ritorno in campo, al di là delle risse gratuite provocate nell’ambiente romano.

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